Incidente Costa Concordia, ogni nave è una “bomba ecologica”

Oltre ai 2400 litri di gasolio “pesante” contenuti nei serbatoi della Costa Concordia, sono anche altri i materiali classificati come pericolosi o potenzialmente pericolosi imbarcati sulla nave passeggeri e su tutte le navi che solcano i mari. Materiali destinati al funzionamento della nave stessa o alla gestione dei rifiuti o ancora a preservare la nave stessa dagli agenti corrosivi marini. Come, ad esempio, la carena delle navi, la parte immersa al di sotto della linea di galleggiamento, che deve essere infatti protetta dall’aggressione degli organismi marini che si attaccano al metallo e che , se lasciati proliferare, provocano un appesantimento della nave, sensibili riduzioni della velocita’ ed aumento dei consumi di conbustibile, con conseguente aumento di emissioni. A questo proposito e’ interessante rivedere lo studio ”Getting a Grip on Cruise Pollution” dei Friends of the Earth, dove si legge che una nave di 100 mila tonnellate di stazza emette anidride carbonica (il gas dell’effetto serra) pari, in media, a 401grammi per passeggero per chilometro: 36 volte in piu’ rispetto a un passeggero di un treno veloce, oltre 3 volte in piu’ rispetto ad un passeggero di un Boeing 747 o di un traghetto. Durante una crociera, una nave con 4000 persone a bordo emette tanta Co2 quanta ne emetterebbero 12 mila automobili, come dire 3 per ognuna delle persone imbarcate. Poi ci sono gli scarichi prodotti da passegegri ed equipaggio, in media 8 litri al giorno, che vengono stivati in appositi contenitori. Secondo la normativa internazionale ogni nave deve avere il cosi’ detto “green passport” un documento dove sono elencati tutti i materiali presenti a bordo e che sono riconosciuti come potenzialmente pericolosi. Un documento che deve accompagnare la nave durante tutto il suo ciclo di vita operativo e dove devono essere registrati anche tutti i cambiamenti, sia strutturali che di equipaggiamento, che dovessero essere intervenuti. A fine vita dell’imbarcazione (in media 20-25 anni) il “green passport” deve essere consegnato al cantiere che dovra’ occuparsi della demolizione della nave e del riciclaggio. Le informazioni contenute sul “green passport” devono comprendere i dettagli della nave, l’inventario dei materiali potenzialmente pericolosi e la loro quantita’. In generale su una nave possono essere presenti elementi potenzialmente inquinanti come residui del carico, per le navi mercantili da trasporto merci, olio combustibile, lubrificanti e olii idraulici (quelli, ad esempio, per muovere il timone), e poi ancora gli olii usati contenuti nel “serbatorio dei fanghi” presente a bordo, deionizzatori e reagenti chimici per il trattamento delle acque, acidi decalcificanti, solventi e diluenti, refrigerenati, C02 in bombole per gli impianti antincendio, acetilene, propano e butano, batterie ed elettroliti, mercurio, medicinali. A protezione poi della carena dall’aggressione dei parassiti marini, si usano poi vernici speciali definite “antivegetative”. Vernici tossiche perche’ il loro scopo e’ quello di rilasciare lentamente sostanze biocide che impediscono la formazione di colonie parassite, sia sotto forma di animali (i “denti di cane”, una specie di crostacei che vivono all’interno di un guscio calcareo autoprodotto a forma di tronco di cono e che aderiscono alla carena della nave) che di alghe. Le antivegetative moderne sono meno inquinanti di quelle usate in passato, comunque tra i componenti si registra la presenza di mercurio, arsenico, cadmio, DDT, lindano in forma organica ed inorganica, composti organo-stannici. Ogni anno la nave deve “fare carena”, ossia deve essere ripulita da eventuali organismi che abbiano aderito alla carena stessa e ripristinare lo strato di antivegetativa a protezione.