La poca neve sulle montagne dell’Afghanistan favorisce gli attacchi della guerriglia talebana

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Poca neve sui monti afghani

Anche in Afghanistan l’inverno non è stato particolarmente rigido, come dovrebbe essere da queste parti. Buona parte dei grandi comprensori montuosi che attraversano il paese asiatico, soprattutto nel settore nord-orientale, sono ancora spogli di neve, sin dalle alte quote. Anche sui rilievi del famoso sistema montuoso dell’Hindukush la “dama bianca” è presente, anche in abbondanza, ma solo alle quote superiori, mentre a bassa quota, lungo le valli più importanti, la penuria di neve si fa sentire. La scarsità di neve sulle principali montagne afghane, purtroppo, sta anche favorendo un proseguimento dell’azione della guerriglia talebana nei confronti delle forze militari dell’ISAF, impegnate da anni nel paese asiatico per smantellare i campi di addestramento dei gruppi terroristici affiliati ad Al Qaida e per garantire la sicurezza delle popolazioni locali (soprattutto nei villaggi), spesso preda degli attacchi della resistenza talebana. Difatti, invece di ritirarsi sulle montagne, come avviene di norma in questo periodo dell‘anno (quando le montagne afghane si coprono di neve), i gruppi Talebani, approfittando della mancata presenza della neve, continuano a dare del filo da torcere alle forze militari straniere presenti sul paese dell’Asia occidentale, lanciando diverse offensive e attacchi improvvisi, spesso anche coordinati a più sequenze, con l‘utilizzo di ordigni rudimentali, RPG e lancia razzi. Purtroppo anche i nostri soldati, di stanza nella provincia di Herat, stanno risentendo l’azione di queste vigliacche imboscate. Solo nei giorni scorsi un nostro militare è rimasto ferito per l’esplosione di un ordigno rudimentale, meglio noto nel gergo tecnico come Ied, mentre stava effettuando un pattugliamento a piedi durante una operazione congiunta con le forze di sicurezza afghane, vicino la zona di Bala Mughrab. Per fortuna il militare non è stato ferito gravemente.

Guerriglieri talebani durante la ritirata invernale

Nei prossimi giorni però anche in questa parte del continente asiatico qualcosa sembra cambiare. Infatti, il sistema frontale che in queste ore sta approdando sulle coste dell’Asia minore, tra Siria, Libano, Israele e il Sinai, causando dei rovesci e dei temporali sparsi (in questo momento un temporale è in atto su Beirut), si sposterà verso l’interno, scavalcando i rilievi libanesi, israeliani e palestinesi. Entro la giornata di domani la perturbazione, di vecchie origini mediterranee, sotto la spinta di intense correnti occidentali in quota, penetrerà verso l’entroterra desertico siriano, dirigendosi fino all’Iraq, dove darà luogo a delle piogge e qualche temporale sparso, localmente anche di moderata o forte intensità. I resti di tale sistema frontale, nei giorni successivi, si allontaneranno in direzione dell’altopiano iraniano, venendo in parte bloccati dai monti Zagros, l’importante catena montuosa dell’Iran occidentale (non lontano dal confine iracheno) che culmina con i 4.548 metri del Zard Kuh. Ma solo una parte dell’ex sistema frontale mediterraneo rimarrà bloccata dalla forzante orografica degli Zagros, che causerà anche importanti precipitazioni da “stau“ sui versanti occidentali, che assumeranno carattere prevalentemente nevoso solo alle alte quote. Il resto della perturbazione invece, sotto la spinta della fortissima “Jet Stream” sull’Asia centro-meridionale, dovrebbe riuscire a scavalcare l’imponente barriera orografica degli Zagros, sconfinando cosi sopra l’altopiano interno iraniano e nella ampia regione desertica del Dasht-e-Kavir fino al Khorasan. Tra venerdi 13 e sabato 14 Gennaio la perturbazione dall’altopiano iraniano si muoverà fino all’Afghanistan, determinando un peggioramento delle condizioni atmosferiche, con piogge e nevicate sui rilievi che dovrebbero ammantarsi di bianco dalle basse quote. Tra sabato 14 e domenica 15 Gennaio la neve potrebbe arrivare fino alla capitale Kabul, sita sopra un grande altopiano, ad oltre 1790 metri di altezza, dove il termometro durante le ore notturne potrebbe scendere sotto la soglia dei -10°. Prima di concludere rammendo che proprio nella stagione invernale l’arido territorio afghano, chiuso dall’aspra orografia locale a qualsiasi tipo di influsso umido marittimo, può beneficiare di quelle blande precipitazioni, nevose sui rilievi oltre i 1500-2000 metri (a quote molto più alte nella parte meridionale del paese), apportate dai resti di ex sistemi frontali mediterranei o vecchi “CUT-OFF” che dalla Siria e dall’Iraq riescono ad intrufolarsi all’interno dell’altopiano iraniano, sconfinando fino al nord dell’Afghanistan e del Pakistan.