La tempesta dell’Epifania ha sferzato anche l’Europa e la Francia; a Capo Corso superati i 161 km/h, oltre 270 km/h sulle Alpi

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Violenta mareggiata sulle coste della Corsica occidentale

Ancor prima di sfondare sul territorio italiano i fortissimi venti da nord-ovest, in discesa dal mar del Nord, e richiamati dalla profondissima area depressionaria sui 964 hpa collocata sul mar Baltico, hanno sferzato con estrema violenza le vette alpine, dove nella serata di giovedi 5 Gennaio si sono sovrapposti i massimi di vento del “Jet Stream” in quota, sopra i 5000 metri. Ciò, oltre a dare la stura a forti bufere di neve da “stau” sui versanti esteri, ha prodotto dei veri e propri uragani che nella serata di giovedi 5 Gennaio hanno investito tutte le cime dell’arco alpino, con raffiche di ben oltre i 200 km/h al di sopra dei 2000-2500 metri di quota. Pensate che sulle Alpi Svizzere, ai 2856 metri del Konkordiahuette, è stata archiviata una massima raffica di picco di ben 270 km/h. Un dato davvero impressionante, anche se è stato segnato a quasi 3000 metri di altezza Si tratta della seconda raffica di picco più forte mai registrata in tutto territorio elvetico da quando si effettuano le rilevazioni. Sulle altre vette, sia svizzere che tedesche e austriache, si sono sfondati i 170-180 km/h. Ad esempio sulle massime vette della Germania, come il ben noto Zugspitze, le raffiche hanno toccato i 176 km/h. A causa del fortissimo vento in quota e delle turbolenze da esso prodotte in molte località montane di Francia, Svizzera e Austria l’allerta valanghe è stata innalzata al massimo grado di criticità. Le correnti da nord-ovest, create dal notevole ravvicinamento delle isobare tra la Germania e la regione alpina, si sono rese impetuose anche nei bassi strati, tanto che nel mare del Nord molte piattaforme hanno archiviato folate molto intense, fino a 120-140 km/h, mentre il vento medio sostenuto in qualche caso ha raggiunto i 90-100 km/h.

Mare grosso a largo della Sardegna

Da notare come nell’estremo sud delle coste norvegesi, mentre sul mar del Nord imperversava la tempesta, il vento è rimasto debole o del tutto assente, grazie alla protezione offerta dalle Alpi Scandinave che hanno eretto una barriera naturale alla fortissima ventilazione settentrionale. Le forti burrasche, ancor prima di scavalcare l’arco alpino, hanno spazzato il Belgio e l’Olanda, per raggiungere le grandi pianure tedesche, con raffiche fino a 100-110 km/h, tanto da sradicare alberi e cagionare qualche danno alle linee elettriche. A Helgoland il vento ha toccato i 119 km/h, mentre nelle ben più note città di Amburgo e Brema le raffiche hanno superato anche i 104 km/h. I forti venti da nord-ovest, nel superare i contrafforti montuosi delle Alpi, in parte si sono poi incanalati all’interno della Valle del Rodano, l’unica strettoia naturale che separa le Alpi occidentali e il Massiccio Centrale francese permettendo alle masse d‘aria fredde di origini nord oceanica o sub-polare (di matrice groenlandese) di sfociare a ventaglio sul mar Mediterraneo, dove hanno dato origine al furioso vento di “Mistral” che il pomeriggio di giovedi 5 Gennaio ha sferzato buona parte del territorio transalpino meridionale, con raffiche fino a 100-120 km/h, specie lungo la parte finale della vallata del Rodano, dove il flusso acquista ulteriore velocità in seguito al fortissimo “gradiente termo-barico“ che si viene a creare con le più miti coste mediterranee. Notevoli i 121 km/h toccati da Cap Cepet o i 112 km/h di Calais, mentre in quota, sul Mont Aigoual, si sono superati anche i 170 km/h.

Il “Mistral” è uscito dalle Valle del Rodano per aprirsi a ventaglio sul golfo del Leone e sul tratto di mare a nord delle Baleari, dove si sono prodotte delle vere e proprie bufere di vento, rese ancora più violente da un rapido crollo dei valori barici nei bassi strati in tutto il bacino centrale del Mediterraneo. Difatti, proprio sul Mediterraneo centrale e sull’Italia, oltre al noto vento di “gradiente”, si è sommato il cosiddetto vento “Isallobarico” che è generato da una rapida caduta di pressione su una’area più o meno vasta, a seguito del passaggio ravvicinato di una profonda ciclogenesi. Il vento “Isallobarico” agisce come una sorta di grande onda atmosferica che permette alle masse d’aria di spostarsi il più rapidamente possibile da un’area di alta pressione a un’altra di bassa pressione limitrofa. Ciò da origini a autentiche tempeste di vento che alle volte possono divenire anche violente (più di quanto previsto dai modelli), in grado quindi di arrecare danni molto considerevoli a strutture e infrastrutture. Per questo, non appena ha raggiunto il golfo del Leone, i furiosi venti di Maestrale hanno assunto, seppur temporaneamente per pochissime ore, intensità di uragano tra il mar di Corsica, il mar di Sardegna e le Bocche di Bonifacio, con raffiche capaci di superare anche i 130-140 km/h che hanno reso tali bacini da molto agitati (forza 6) a grossi (forza 7), con onde alte anche più di 6.0-7.0 metri. La Corsica nella serata di giovedi 5 Gennaio, con l’irrompere delle tempeste di “Mistral” dal golfo del Leone, è stata letteralmente spazzata da venti di uragani che nei tratti costieri maggiormente esposti hanno lambito i 140-150 km/h. Venti cosi violenti da riuscire a sradicare decine di alberi e scoperchiare i tetti di intere abitazioni, per spingerli a centinaia di metri di distanza. Tra le varie stazioni a livello del mare, o poco sopra, che hanno registrato raffiche over 150 km/h troviamo la mitica Capo Corso che nella serata di giovedi 5 Gennaio ha mandato in archivio di ben 161 km/h. Nei bassi strati simili valori si saranno toccati o avvicinati solo all’interno delle Bocche di Bonifacio, altro punto solitamente tempestoso al variare del campo barico fra mar di Corsica e medio Tirreno. Rimanendo sempre in Corsica vanno citati anche i 126 km/h della stazione di Pertusato, anche se molte altre stazioni secondarie o private poste lungo la costa occidentale dell’isola hanno superato agevolmente i 130 km/h, mentre sui rilievi dell’entroterra interno si stima che le raffiche più violente abbiano superato i 180 km/h, provocando l’abbattimento di molti alberi che hanno poi seriamente danneggiato le linee elettriche, con estesi black out.