Emanuela Forlini d’Urbania perpetua anche quest’anno la tradizionale pratica contadina di previsione delle tendenze climatiche dell’anno interrogando gli spicchi di cipolla, un rito chiaro da secoli: la notte del 24 gennaio, data della conversione di San Paolo, il “santo dei segni”, i contadini metteva fuori dalla finestra, esposto verso oriente, un tagliere con 12 spicchi di cipolla. All’alba del giorno dopo, scrutando le mutazioni tra gli strati bianchi provocati dallo sciogliersi del pizzico di sale dosato nella conca, il contadino avrebbe saputo, in anticipo sugli eventi, il clima dell’intero anno.
Era tanto radicata la credenza popolare della corrispondenza tra il responso delle cipolle e l’evolversi del clima che “fino a prima della seconda guerra mondiale la pratica di interrogare le cipolle era diffusa in tutte le case contadine di Urbania“. Emanuela Forlini, insegnante elementare, lo sa bene perché tra gli ultimi contadini che hanno continuato a farlo fino a tramandare quel sapere tra magia ed empirismo ai propri discendenti fu suo nonno Domenico. “Si tratta di un rito senza alcuna base scientifica — torna a ripetere la Forlini —, ma ci credo perché la consuetudine è tale che è diventato un fatto affettivo. Continuo a leggere le cipolle come tributo alla memoria di mio nonno prima e di mio padre, l’avvocato Anselmo poi. E anche perché mi dispiace perdere un’usanza che si tramanda dal Medioevo. E poi possibile che un pizzico di verità non ci sia?“.
Sul sito del Comune di Urbania, borgo in provincia di Pesaro e Urbino, nell’estremo nord delle Marche, alla voce tradizioni, l’articolo che racconta il barometro delle cipolle azzarda “un’attendibilità del 70-80%” riferendosi ad alcuni anni. Mentre per il 1998, ad esempio, c’è stata “un’aderenza di 12 mesi su 12“.
Ecco le previsioni di quest’anno


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