L’epicentro del terremoto di oggi è stato a Corniglio, paese di frane e prosciutti

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Il terremoto di oggi ha colpito anche un paese, Corniglio, che di movimenti della terra proprio non ne puo’ piu’. La Regione Emilia-Romagna, tra le poche che ha mappato le frane del proprio Appennino, in archivio scrive che li’ la terra si muove fin dal 1902. Negli anni Novanta, a piu’ riprese, si mosse un po’ di piu’ e anche allora non si parlo’ solo di frane storiche acuite dal maltempo, ma anche di terremoto. Uno stato di emergenza nazionale venne concesso nel dicembre del 1994 per una frana profonda 48 metri in localita’ Lama che si tirava dietro una enorme quantita’ di terra e massi, stimata in 8-10 milioni di metri cubi. Nei sei anni da allora al 2000 ci furono almeno altri quattro importanti stanziamenti per interventi idrogeologici o per affrontare i danni provocati dalle frane di Corniglio: nell’ottobre 1997 arrivarono qui solo 196 miliardi di vecchie lire. Infatti, una nuova grande emergenza comincio’ nel gennaio 1996, stavolta in localita’ Linari, tanto che venne deciso lo sgombero di cinque stabilimenti di stagionatura per 240.000 prosciutti, da trasferire altrove, e per 56 abitazioni, molte seconde case (coinvolte una cinquantina di persone). In febbraio scatto’ anche il piano di evacuazione del cimitero per circa 200 salme (una sessantina erano gia’ state rimosse da privati). Poi il 15 ottobre 1996 ci si mise anche il terremoto (due anziani morti d’infarto nel Reggiano per la scossa di magnitudo 4,8 con epicentro Novellara) che rimise in moto anche parte della sommita’ della ‘grande frana’. Tanto grande che se ne fece anche un film: ‘Lettera da Corniglio’, un video di Giovanni Martinelli con testimonianze a sei mesi dall’evacuazione, comprese quelle di sostegno rese dal poeta Attilio Bertolucci e dal figlio regista Bernardo, consegnato in via ufficiosa anche agli allora presidente della Repubblica Scalfaro e del Consiglio Prodi. Ma il 7 gennaio 1997 la commissione grandi rischi della Regione ne aveva tante di ‘grandi frane’ da tenere sotto controllo: almeno 3-4 milioni di metri cubi ciascuna anche per Vetto e Canossa (Reggio Emilia), Gaggio Montano e Marano (Bologna), Montese (Modena), Farini (Piacenza). Corniglio pero’ un po’ di piu’: il rapporto del Ministero dell’Ambiente lo mise al nono posto (con 22 frane) fra le 19 localita’ italiane piu’ colpite al 25 ottobre 1997, prima Napoli con 92, ultima Troia (Foggia) con quattro. A Corniglio, gia’ allora la frana si avvicinava al torrente Parma, ancora al centro di preoccupazioni nel 2009, stavolta in frazione Miano: sotto accusa le troppe estrazioni di inerti per l’edilizia che possono riattivare frane. Nel novembre 1999 venne chiusa per l’ennesima volta la provinciale Miano-Mirra sprofondata di due metri, lasciando come unica via per l’Alta Val Parma la strada che attraversa il corpo della frana, a sua volta minacciata allora da una ‘colata’ di fango. Per non parlare delle strade comunali, o della interruzione della rete del gas fra Reno di Tizzano e Beduzzo di Corniglio (dicembre 2008). E dire che di Beduzzo si parlava nel 2003 come luogo dove trasferire i prosciuttifici delocalizzati per le frane. E furono almeno altri tre, dopo il 2000, gli stanziamenti importanti per ripristinare considerevoli danni da frane a Corniglio.