La prima parte dell’inverno finora non ha riservato niente di buono su gran parte dell’emisfero boreale, salvo qualche rarissima eccezione, come sui versanti esteri alpini, tra Savoia, Baviera, Alpi Svizzere e Austriache, dove è caduta tantissima neve fresca, anche se in montagna. Anzi se vogliamo dirla tutta in alcune aree, vedi la Spagna o gli Stati Uniti, l’inverno è stato del tutto inesistente. Nel paese iberico fino alla scorsa settimana si archiviavano temperature massime più che primaverili, con picchi di +26° +27°, mentre se ci spostiamo negli USA la penuria di neve al suolo lungo il Middle-West sta favorendo la fioritura anticipata delle margherite, un evento alquanto insolito per il mese di Gennaio. Il mancato avvio della stagione invernale è stato determinato dalla particolare congiuntura barica che si è venuta a realizzare in sede troposferica e che è riuscita a mantenere un vortice polare piuttosto compatto sulla regione artica, con i propri elementi principali posizionati fra la Groenlandia e l‘area Scandinava, li dove si è concentrata gran parte dell’attività ciclonica che ha caratterizzato buona parte del mese di Dicembre e i primi giorni del 2012.
Dopo queste settimane piuttosto scialbe, finalmente, sul medio-lungo termine, si iniziano ad intravedere degli scenari più interessanti che potrebbero riuscire a risollevare le sorti di questa stagione invernale, partita male e che rischia una brutta fine malgrado i buoni propositi iniziali. Finora il vortice polare è riuscito a rimanere compatto lungo le alte latitudini, senza subire grandi scossoni in grado di poterlo indebolire. Dando un’occhiata alle mappe emisferiche si inizia a notare una importante azione di “forcing” sul Pacifico settentrionale da parte del robusto anticiclone delle Aleutine (quello che regola il campo barico sul Pacifico settentrionale), che stimolato da una intensa risalita di aria particolarmente mite dalle latitudini sub-tropicali oceaniche (rimonta calda sub-tropicale intensa) verso il Canada occidentale e i territori dello Yukon, riuscirà ad estendere un promontorio stabilizzante fino all’area artica, andando cosi a ledere il vortice polare sin dentro casa.
L’importante rimonta sub-tropicale, che darà origine al possente “forcing”, si realizzerà anche per merito dell’approfondimento di una importante circolazione depressionaria che si posizionerà poco a sud delle Aleutine, per spostarsi più verso il golfo d’Alaska. La risalita di masse d’aria molto miti e umide dalle latitudini sub-tropicali favorirà l’insorgenza di un importante promontorio anticiclonico di blocco che dal Pacifico settentrionale si estenderà fino al Canada occidentale, favorendo cosi l’afflusso di aria mite sino al mar Glaciale Artico che dovrebbe intaccare il vortice polare, favorendo in seguito una sua frantumazione. Ciò contribuirà a determinare una ampia ondulazione del “Jet Stream“, in senso oraria, che a sua volta incentiverà l’insorgenza del cosiddetto “blocking” sul Pacifico settentrionale, ben strutturato nella media-alta troposfera. Insomma si presuppone un attacco in grande stile da parte del famoso anticiclone aleutinico che troppo spesso ha condizionato l’evoluzione della stagione invernale in tutto l’emisfero boreale. Anche stavolta bisogna notare come lo sviluppo del promontorio anticiclonico di blocco, sul nord Pacifico, sia fondamentale per generare notevoli apporti di calore in piena aria artica, favorendo importanti riscaldamenti anche in sede stratosferica, meglio noti come “Stratwarming”. Già in questi giorni si sta iniziando a registrate un importante riscaldamento della stratosfera in sede artica che dovrebbe innescare il tanto invocato “split” del vortice polare. L’aria calda presente nella stratosfera in seguito, riversandosi nella troposfera, favorirà un aumento dei depotenziali agevolando la formazione di un solido campo anticiclonico sopra il mar Glaciale Artico che scaccerà il vortice polare dai suoi territori di origine, costringendolo a propagarsi con i propri elementi gelidi verso latitudini più meridionali, fra nord-America, Asia e Europa. Entro i prossimi 7-10 giorni, grazie al possente “forcing” aleutinico e allo “Stratwarming”, il vortice polare, ormai in piena crisi, sarà costretto a dividersi in almeno tre grandi lobi principali che si attesteranno, rispettivamente, tra l’area canada-groenlandese, l’estremo oriente siberiano e nel cuore della Russia europea, causando dei sensibili raffreddamenti nelle suddette aree per lo scivolamenti di nuclei di aria gelida di diretta estrazione polare (dalla Calotta Artica). Particolarmente importante sarà l’intenso raffreddamento che investirà buona parte del comparto russo e l’area degli Urali, dove si isolerà una prima laguna di aria molto fredda, pronta a fiondarsi in un secondo momento verso il cuore del vecchio continente. Ancora è troppo presto per fornire ulteriori dettagli. Di certo la crisi del vortice polare non sarà di breve durata a causa dello “Stratwarming” che potrebbe risultare ancora più intenso del previsto.


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