Sonda russa Phobos-Grunt in caduta libera verso la Terra: ormai manca poco all’impatto

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Credit: Russian Federal Space Agency

Come ormai sappiamo la sonda russa Phobos-Grunt è in procinto di precipitare sulla Terra. Il suo rientro, come ci fanno sapere i funzionari dell’agenzia spaziale russa, dovrebbe avvenire tra domani ed il 16 Gennaio, con una probabilità elevata per la giornata del 15. La sonda è ora ufficialmente entrata nel monitoraggio dei 12 membri del comitato per il coordinamento dei detriti spaziali. La sonda, vista la bassa probabilità che possa colpire qualcuno, è stata dichiarata come un oggetto non ad alto rischio che rappresenterà l’ennesima campagna di prove per un oggetto in rientro nella nostra atmosfera. La determinazione di bassa pericolosità proviene dalla massa relativamente bassa della sonda, pari a 2,5 tonnellate, anche se vi sono ben 11 tonnellate di propellente tossico inutilizzato nel suo interno. Secondo l’ESA, alcuni studi dell’agenzia spaziale russa (nota come Roscosmos) e della NASA, indicano che i serbatoi di carburante di Phobos-Grunt dovrebbero esplodere al di sopra della Terra, rilasciando un carico di propellente che verrà successivamente dissipato. La presenza di tutto questo propellente è data naturalmente dal fatto che la sonda è rimasta bloccata in orbita terrestre senza effettuare alcun viaggio, e dal momento che avrebbe dovuto raggiungere un satellite di Marte, doveva esserne fornita. Il materiale dei serbatoi è in alluminio, e quindi non resisteranno al fortissimo calore che si verrà a creare per attrito in atmosfera. I 20-30 frammenti che invece riusciranno a raggiungere la superficie sono composti da titanio, berillio e acciaio, che hanno un punto di fusione praticamente doppio rispetto a quello dell’alluminio. Il combustibile consiste in idrazina e tetrossido d’azoto, capaci di bollire rispettivamente a 112°C e 20°C. Secondo Roscosmos, i 20-30 frammenti avranno un peso totale di 200 Kg, tuttavia, dal momento che il 70% del nostro pianeta è ricoperto di acqua, la probabilità che questi frammenti cadano su un’area abitata resta molto bassa. Phobos-Grunt porta con se anche un piccola sonda cinese chiamata Yinghuo-1.

Credit: Bruce Betts/The Planetary Society

Tutte le agenzie spaziali, tra cui quella europea, cinese, giapponese, ucraina, indiana, saranno attente all’evento. Il monitoraggio sarà un banco di prova per migliorare i modelli di previsioni future, affinchè si possa essere sempre più precisi in merito al rientro di questi satelliti ormai in costante caduta. Al momento infatti, nonostante manchi ormai molto pico, nessuno sa con esattezza in quale parte del mondo e a che ora possa impattare la navicella, anche se esiste qualche indizio: le indicazioni dicono che Phobos-Grunt potrebbe rientrare tra i 51,4° Nord e i 51,4° Sud, ha detto Klinkrad in una recente dichiarazione dell’ESA. Potrebbe essere in Afghanistan come nell’Oceano indiano, ad Ovest di Giacarta. La sonda avrebbe dovuto prelevare dei campioni di terreno da Phobos, e rientrare sulla Terra nel 2014. Tuttavia, poco dopo il lancio, la sonda non è riuscita ad oltrepassare l’orbita terrestre ed assumere una traiettoria interplanetaria.  La sonda è formata da una parte a forma conica progettata per trasportare i campioni sulla Terra al suo rientro. Per questo motivo è certo che riuscirà a resistere alla protezione offertaci dalla nostra atmosfera. La capsula di ritorno avrebbe dovuto atterrare al poligono missilistico di Sary Shagan in Kazakistan. All’interno della stessa capsula c’è l’esperimento di volo interplanetario (LIFE) progettato e costruito dalla Planetary Society, con sede negli Stati uniti e non avente scopo di lucro. Non si sa se questo biomodulo possa sopravvivere al violento impatto, anche perché se dovesse cadere in pieno Oceano potrebbe non essere mai recuperato. Nonostante i microorganismi presenti nel suo interno non abbiano trascorso i 34 mesi previsti nello spazio profondo, esiste comunque un valore scientifico in quanto hanno trascorso due mesi in orbita all’esterno della nostra atmosfera. Nelle prossime ore seguiranno aggiornamenti inerenti il luogo d’impatto dell’ennesimo detrito orbitale in caduta libera sulle nostre teste.