Terremoti: 44 anni fa il disastro della Valle del Belice, una ferita ancora aperta

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I ruderi di Gibellina e le case sventrate di Poggioreale vecchia. Il dramma della Valle del Belice sta tutto qui, in questi paesi fantasmi, muti testimoni di dolore. I cumuli di macerie accatastati, che sbarrano il passo e raccomandano prudenza ai visitatori, raccontano vite trascorse lente tra la piazza e la chiesa. Una quotidianita’ sonnecchiante, fatta di cose semplici, che il terremoto del 1968 travolse per sempre, seminando morte e disperazione. Sedici violente scosse dalle 13.29 di domenica 14 gennaio alle 23.20 di lunedi’ 15. La Valle del Belice, una vasta area della Sicilia occidentale compresa tra le province di Agrigento, Trapani e Palermo, trema e soccombe. Gibellina, Montevago, Salaparuta sono rasi al suolo. Cancellati. Poggioreale, Salemi, Santa Ninfa, Santa Margherita Belice, Roccamena sono gravemente danneggiati. I morti si contano a centinaia. Eppure la catastrofe non viene subito percepita nelle sue drammatiche proporzioni. La reale entita’ del disastro appare in tutta la sua evidenza quando arrivano i primi soccorsi: strade inghiottite nelle viscere della terra, centinaia di cadaveri, migliaia di feriti. ”Uno spettacolo da bomba atomica. Ho volato su un inferno”, racconto’ il pilota di uno degli aerei impegnati nella ricognizione della zona.
Nei giorni seguenti arrivarono in visita l’allora presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, e il ministro dell’Interno, Paolo Emilio Taviani. Come in un dolente carosello sulla tv passano le immagini delle abitazioni in tufo crollate sotto i colpi del terremoto, i volti dei sopravvissuti, con negli occhi il colore nero della morte e nel cuore il calore di chi non c’e’ piu’. E poi centinaia di mani pronte a scavare tra le macerie alla ricerca di un soffio di vita, di un frammento di un passato dolce e straziato. Il dolore fa il giro del mondo. La macchina dei soccorsi si mette in moto e con essa la gara di solidarieta’. Dalla Francia, dall’Inghilterra, dalla Germania, dall’America giungono nella Valle coperte, medicinali, ferri chirurgici, sangue. Con il passare dei mesi a piangere i suoi 400 morti e’ solo il Belice. La vita riprende per i 70mila senza tetto tra le baracche, al posto delle case ad accogliere la chiesa, le scuole, gli uffici, infatti, ci sono strutture in lamiera. Dimenticata. Passata l’onda emotiva, la Valle del Belice si ritrova da sola con cumuli di macerie e un futuro da ricostruire. In alcuni casi, come a Gibellina, si abbandona subito l’idea di restaurare l’antico centro e si decide di rifondare altrove la nuova citta’.
Nell’area devastata dal sisma, come un sudario adagiato sui resti della citta’ morta, una spessa colata di cemento ricopre i ruderi. E’ il grande Cretto di Gibellina, ideato dall’immaginifica visione di Alberto Burri, che simula la crepa nel terreno causata dal terremoto. Un labirinto cieco che restituisce un senso di morte ed immortala per sempre il momento del disastro. La nuova Gibellina, simbolo di una rinascita possibile, di una Sicilia ostinata che non si vuole arrendere, sorge poco distante. A rifondarla ex novo ci hanno pensato artisti di fama internazionale come Alberto Burri, Pietro Consagra, Mario Schifano, Mimmo Paladino. Grazie all’iniziativa di Ludovico Corrao, sindaco della cittadina dell’entroterra fino agli anni ’80, il piccolo centro del trapanese diviene un cuore pulsante di creazione e cultura. Ma la storia della Valle del Belice e’ fatta di ritardi nella ricostruzione, proclami, speranze deluse, buone intenzioni e promesse lasciate sulla carta. A distanza di 44 anni da quel dramma che sconvolse per sempre non solo le vite di migliaia di persone, ma anche il volto, l’identita’ stessa di quella parte della Sicilia, le cicatrici sono ancora ben visibili.
Negli edifici dai tetti squassati di Poggioreale vecchia, ma anche nelle polemiche su una ricostruzione andata avanti a rilento, sugli ”eterni terremotati del Belice” di cui puntualmente parlano i giornali in occasione di ogni nuovo stanziamento di fondi. ”I ritardi nella ricostruzione infinita – dice Nicolo’ Catania, vicesindaco di Partanna e coordinatore dei 21 primi cittadini della Valle del Belice – sono imputabili interamente ed esclusivamente allo Stato centrale e ai Governi che si sono succeduti. Le procedure di ricostruzione sono regolate da ben 13 leggi che si sono accavallate nel tempo, senza un disegno organico ed unitario”. Insomma i sindaci belicini non ci stanno ad essere indicati come gli autori di sprechi e spartizioni clientelari di risorse. ”I finanziamenti – dice ancora Cataniasono arrivati con il contagocce e con provvedimenti speciali chiesti a gran voce dalle popolazioni. Abbiamo ricostruito una ventina di centri solo grazie ai grandi sacrifici di chi ha deciso di continuare a vivere e a lavorare qui”.
In base ad uno studio comparativo effettuato dalla Ragioneria generale dello Stato fra il terremoto che nel 1968 colpi’ le province di Agrigento, Palermo e Trapani e quello del Friuli del 1976, sostanzialmente equivalenti per danni alle abitazioni private ed alle opere pubbliche nonche’ per superficie territoriale interessata, spiega il coordinatore dei sindaci della Valle del Belice “si evince che, a somme rivalutate, il Belice ha avuto circa 12.000 miliardi di lire ed il Friuli circa il triplo, 29.000 miliardi di lire“. Un dato che ha fatto si’ che la Commissione bicamerale sul Belice nel documento conclusivo votato all’unanimita’ nel marzo del 1996 evidenziasse “la qualita’ ed intensita’ dell’impegno profuso dagli amministratori locali, che, malgrado la relativa esiguita’ dei fondi, si sono dimostrati in grado di ricostruire interi comuni”. “A tutt’ oggi la ricostruzione, dopo ben 44 anni, non e’ stata ancora completata – spiega il coordinatore dei sindaci della Valle del Belice – e non esiste un vero e concreto progetto di sviluppo economico e di rilancio del territorio. Ci sono paesi in cui mancano opere di urbanizzazione primaria, come le strade le fognature o la pubblica illuminazione. Siamo esasperati e il nostro e’ un grido di allarme ed indignazione“. “Lo Stato ci ha dimenticato, ma se scempio e sprechi ci sono stati, a dilapidare risorse non sono stati gli amministratori locali, ma il governo nazionale dell’epoca nelle cui mani la ricostruzione fu inizialmente affidata. Le nostre popolazioni – conclude – chiedono giustizia, chiedono il rispetto delle regole morali riconosciute dal Parlamento, chiedono parita’ di trattamento rispetto agli altri cittadini italiani segnati da altre calamita’ naturali“.
Nell’attesa di veder riconosciuti finalmente i loro diritti, il 14 e il 15 gennaio prossimi, i comuni della Valle del Belice hanno organizzato una serie di iniziative per non dimenticare, a 44 anni di distanza, il dramma vissuto dai loro concittadini. Si inizia, il 14 mattina alle 10, presso il Museo della Memoria, a Santa Margherita di Belice con ”Ricordare per Ricostruire”: autorita’ civili, religiose e militari si confronteranno sullo stato di avanzamento della ricostruzione alla luce della situazione politica nazionale e regionale. A seguire alle 11.30 in piazza Matteotti ci sara’ l’inaugurazione della scultura del maestro Nino Ucchino ”BeliceAmuri”. Sempre il 14, ma questa volta Menfi, alle 16.30 presso il Centro civico, sara’ la volta del convegno ”La ricostruzione del Belice tra pianificazione e utopia”. Dopo i saluti del sindaco di Menfi, Michele Botta, e del coordinatore dei sindaci Valle del Belice, Nicolo’ Catania, previsti gli interventi di docenti universitari ed esperti del dipartimento regionale della Protezione civile, dell’assessore all’Economia della Regione siciliana, Gaetano Armao, e dei senatori Giampiero D’Alia e Stefano Cusumano.
Alle 18.30 nella Sala consiliare di Poggioreale appuntamento con l’incontro-dibattito ”Analisi e prospettive sulla ricostruzione”, mentre alle 20 nella Chiesa madre di Salparuta si terra’ una veglia commemorativa con gli studenti. Alle 21.30, a Montevago una fiaccolata per non dimenticare partira’ dalla Chiesa Madre per arrivare al vecchio centro. Ricco anche il cartellone di iniziative in programma il 15 gennaio. Alle 10.20 alle Scuderie del Castello Grifeo di Partanna politici ed esperti si confronteranno su ”Analisi dello stato di avanzamento della ricostruzione: strategie per il passaggio ad una nuova era della ‘Questione Beli’ce’ alla luce della situazione politico-economica nazionale”. A Gibellina, invece, sempre il 15 gennaio, ma alle 17, si terra’ la cerimonia di intitolazione del Museo civico d’arte contemporanea al senatore Ludovico Corrao, mentre a Contessa Entellina, alle 18 nella Chiesa Maria SS della Favara sara’ celebrata una messa in memoria delle vittime. Anche a Santa Ninfa il ricordo si nutrira’ di preghiera con una messa celebrata, alle 19 nella Chiesa Cristo Risorto, dal vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero. Infine a Montevago alle 20, nell’Aula consiliare sara’ consegnato il premio ‘Xirotta d’Oro’.