“Tirreno Effect” e “Adriatico Effect”, fenomeni indispensabili per vedere la neve sulle coste

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Questo articolo è dedicato all’approfondimento di questo delicato argomento, di certo non sempre facilmente prevedibile dai modelli. Il “Tirreno Effect” è poco conosciuto, eppure grazie a questo fenomeno negli anni passati, vedi le nevicate di fine Gennaio 1999 (quando si imbiancò l‘intera costa tirrenica siciliana da Palermo a Messina), abbiamo potuto ammirare scenari particolarmente rari, per certi versi fiabeschi per le nostre latitudini. Il “Tirreno Effect”, per molte analogie, è simile al ben più famoso “Lakes Effect” nord-americano. Esso si origina quando una massa d’aria molto fredda e instabile in quota (getto polare di stampo rodanale), proveniente direttamente dalle latitudini sub-polari o dal Polo Nord (aria artico-marittima o artico-continentale), scorre sopra la mite superficie marina del basso Tirreno, le cui temperature superficiali sono piuttosto elevate anche nel cuore della stagione invernale, con valori sui +15° +16°. I forti contrasti termici che si determinano sopra la più calda superficie marina favoriscono l’innesco di una forte attività convettiva (violenti moti ascendenti della colonna d’aria), con intense turbolenze, molto pericolose per la navigazione area, che si propagano fino all’alta troposfera. Da tali forti moti convettivi (correnti ascensionali) si sviluppano imponenti addensamenti nuvolosi a sviluppo verticale, tipo grossi Cumuli, Congesti e Cumulonembi, che sopra la superficie marina si caricano di umidità raggiungendo le aree costiere sopravvento con forti rovesci, spesso sotto forma di manifestazioni temporalesche, che possono assumere carattere nevoso sin dalle basse quote nel periodo invernale. Una volta generate queste bande nuvolose convettive cumuliformi si distendono lungo la direzione del forte getto a 500 hpa (il vento prevalente nella media troposfera) fino a sconfinare sulle limitrofe coste calabresi e siciliane, dove a causa dello “stau” (forzatura orografica che costringe le masse d’aria a salire di quota e raffreddarsi) apportano intensi nuclei precipitativi, spesso ad ondate uno dietro l’altro, con il solito carica e scarica. Lungo le coste della Calabria tirrenica e della Sicilia settentrionale questo fenomeno, accompagnato da correnti piuttosto tese da NO in quota e nei bassi strati, genera molto spesso intense fasi precipitative, con piogge e rovesci continui, ulteriormente esaltati dall’aspra orografia calabrese e siciliana (Catena Costiera, Serre, Aspromonte, Madonie, Nenrodi e Peloritani) che con il suo contributo blocca ogni singolo addensamento nuvoloso in formazione sopra il basso Tirreno.

Una raffigurazione del fenomeno del "Tirreno Effect"

Quasi tutti gli eventi nevosi tra Calabria e Sicilia, attribuiti al fenomeno del “Tirreno Effect”, si originano in merito allo sviluppo o al posizionamento di profonde aree depressionarie che vanno a collocarsi tra il mar Ionio (Ionio low), golfo di Taranto (Taranto Low) e più raramente sul Canale d’Otranto, tra il nord della Grecia e le coste albanesi. Con questa peculiare collocazione le basse pressioni riescono ad aprire la porta alle masse d’aria molto gelide provenienti dalle lande ghiacciate dell’Europa centro-orientale, tavolta persino dalla Russia o Siberia (in tal caso ci troviamo dinnanzi aria gelidissima), il tanto invocato “Burian“, nel caso in cui l’alta pressione delle Azzorre riesce a trovare il legame con la propaggine più occidentale dell’immenso e gelido anticiclone termico “russo-siberiano”. L’aria gelida da nord-est, dopo aver invaso l’Adriatico centro-meridionale, scavalca la dorsale dell’Appennino meridionale per tracimare liberamente sul mar Tirreno, raggiungendo le coste della Calabria e della Sicilia settentrionale sotto forma di freddi venti di Maestrale e Tramontana che comportano drastici cali termici e il conseguente avvento dei fenomeni nevosi fin dalle basse quote.

Spettacolare immagine della nevicata che imbiancò Messina il 30 Gennaio 1999

I venti gelidi di provenienza balcanica, una volta transitati sopra le più miti acque superficiali del basso Tirreno, si umidificano e determinano possenti contrasti termici, creando un fortissimo gradiente termico verticale (notevoli differenze di temperatura in seno alla colonna d’aria). A causa dei fortissimi contrasti termici, tra l’aria gelida in quota e la più temperata superficie marina tirrenica, si attivano violenti moti convettivi (moti ascensionali) che costruiscono imponenti addensamenti nuvolosi a sviluppo verticale (Cumuli e Cumulonembi) capaci di apportatore forti rovesci e violente manifestazioni temporalesche che date le bassissime termiche (in tali circostanze) hanno prevalente carattere nevoso fino alle coste. Ciò si concretizza soprattutto quando in quota prevale un teso flusso nord-occidentale che propaga gran parte dei nuclei precipitativi convettivi verso la fascia peloritana-nebroidea, l’area dello stretto e il versante occidentale aspromontano, dove si fa sempre il carico di precipitazioni. Negli ultimi anni il vistoso crollo della nevosità in molte località dell’Italia meridionale è da imputare a diversi e variegati fattori, tra cui la maggior latitanza delle congeniali configurazioni bariche appena descritte (Ionio low) e l’aumento della temperatura media delle acque superficiali del Mediterraneo.

Ecco come si presentava Atene dopo le straordinarie nevicate del Febbraio 2008

Fenomeni simili al “Tirreno Effect” si possono formare anche in altre aree del mar Mediterraneo, durante la discesa di pesanti colate di aria gelida, di provenienza artica o russo-siberiana. Il fenomeno è molto frequente sul mar Adriatico, dove l’aria molto fredda e secca che esce dalla regione carpatico-danubiana e dai Balcani passando sopra il mare va ad umidificarsi, contrastando con l’aria molto più mite e umida preesistente sopra la superficie del mare. Da tali contrasti si vengono a creare dei moti ascensionali, localmente anche molto intensi, che danno luogo ad estese bande nuvolose che vengono spinte dal vento prevalente verso le esposte coste adriatiche, dove danno la stura alle precipitazioni che assumeranno prevalente carattere nevoso sino alle coste se le masse d’aria in sfondamento dai Balcani sono particolarmente gelide alle basse quote. Spesso questa nuvolosità, proveniente dal mare, viene poi bloccata dai primi contrafforti montuosi presenti sull’entroterra di Marche, Abruzzo, Molise e sul nord della Puglia, favorendo una persistenza delle precipitazioni nelle suddette aree. Anche sul mar Egeo, particolarmente esposto alle sciabolate gelide di origine artico-continentale che scivolano dalla Macedonia, il fenomeno è ben noto. Qui per comodità geografica lo potremo definire “Egeo Effect”. Proprio all’”Egeo Effect” sono da imputare le grandiose tormente di neve che nel Febbraio 2008 hanno paralizzato tutta la Grecia, inclusa la capitale Atene. Le moviole satellitari di quei giorni facevano notare molto bene come l’aria fredda artico-continentale, originalmente secca e molto fredda sulla terraferma, una volta a contatto con il mare Egeo, si sia umidificata, favorendo la genesi di quelle strisce nuvolose convettive, responsabili delle severe nevicate che hanno imbiancato persino le spiagge di Santorini e l’isola di Creta.