A nemmeno un anno dalla scadenza del protocollo di Kyoto, devono ancora essere definiti i termini del cosiddetto ‘Kyoto2′, in partenza da gennaio del 2013. Di certo si sa solo che sara’ una sorta di ”accordo ponte” verso il 2020, quando dovra’ scattare il prossimo accordo globale. Kyoto 2 non includera’ infatti i grandi inquinatori del Pianeta, cioe’ Usa e Cina, ma nemmeno il Canada, che ha siglato il primo Kyoto ed ha ampiamente aumentato le sue emissioni (+23%) invece di ridurle (+6%). In attesa di definire meglio tempi e target della seconda fase del protocollo, il commissario europeo al Clima, Connie Hedegaard, fa il punto sull’ultima conferenza Onu di Durban. ”Alla conferenza sul clima di Durban – spiega Hedegaard – la strategia dell’Unione europea ha funzionato. Il primo periodo di impegno del protocollo di Kyoto termina nel 2012. L’Ue ha detto chiaramente che si sarebbe impegnata in un secondo periodo solo se a Durban si fosse concordata una chiara road map per un primo accordo legalmente vincolante per tutti i paesi: Durban ha ottenuto questa roadmap”. Inoltre e’ stato deciso ”che il nuovo regime sul clima – conclude Hedegaard – deve essere piu’ ambizioso di quello che abbiamo adesso”. Secondo il documento finale di Durban, il secondo periodo di impegno per Kyoto potra’ durare cinque od otto anni (2013-2018 oppure 2013-2020) e per quanto riguarda i target, vede i diversi paesi presentare una forchetta di riduzione possibile di CO2. L’Unione europea, che ha gia’ un obiettivo di taglio del 20% delle emissioni per il 2020, presenta una forchetta possibile di riduzione della CO2 fra il 20% e il 30%. Ma oltre che occuparsi dei target, i negoziatori del Kyoto 2 dovranno cambiare anche le regole, ad esempio includendo il conteggio del consumo del suolo e dei risparmi di CO2 legati alla presenza di foreste e terreni agricoli. E’ ancora aperta inoltre la partita sul numero dei crediti di CO2, calcolati anche in base alle emissioni dell’Europa dell’Est prima del crollo dell’Urss e che quindi oggi risultano troppi. Se non verra’ tolto il ‘surplus’ di crediti delle emissioni, la cosiddetta ‘hot air’, una parte delle riduzioni delle emissioni rischia di rimanere sulla carta.
Compleanno del protocollo di Kyoto: incerti i tempi e il target della “fase 2”


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?