Nel campo di prevenzione e coordinamento in caso di disastri, l’Ue puo’ contare sul Centro di controllo e informazione (Mic) del meccanismo di protezione civile europeo, sempre in allerta. ”Si tratta di un sistema di cooperazione fra le protezioni civili di 32 paesi – spiega Olimpia Imperiali, esperto di protezione civile che lavora al Mic – che include quindi i paesi Ue, piu’ Lichtenstein, Islanda, Norvegia, Croazia ed ed ex Repubblica jugoslava di Macedonia”. Il meccanismo europeo prevede azioni di prevenzione, azione e risposta rispetto ad eventuali catastrofi naturali e non, dai terremoti alle inondazioni, sia all’interno che all’esterno dell’Ue. E L’Italia e’ uno dei paesi piu’ attivi nel meccanismo. ”In caso di disastro – afferma l’esperta Ue – se si riceve la richiesta formale di aiuto dai governi dei paesi o da organizzazioni internazionali normalmente inviamo sul posto una squadra di esperti, nominati dagli Stati membri, per valutare i bisogni con le autorita’ locali. Intanto da Bruxelles distribuiamo le informazioni necessarie alle varie protezioni civili, attraverso il Mic”. ”Noi poi – continua Imperiali – facilitiamo il coordinamento dell’assistenza di protezione civile che viene offerta dagli Stati membri attraverso il meccanismo europeo di protezione civile in stretto coordinamento con le autorita’ del Paese colpito ”. Attraverso il meccanismo possono essere inviate ad esempio squadre di ricerca e salvataggio oppure pompe idrovore di grande potenza. Quando avviene una catastrofe, i tempi di reazione sono cruciali, quindi il sistema europeo prevede anche un meccanismo finanziario che rimborsa il 50% delle spese di trasporto rapido effettuate dai paesi Ue. Il Mic puo’ contare su vari sistemi di allerta e nel caso di inondazioni si parla dello ‘european flood alert system’ (Efas), che include la previsione e il monitoraggio dell’evento. La risposta spetta al paese interessato, ma nel frattempo il sistema europeo e’ gia’ in contatto per capire l’evoluzione della situazione ed eventualmente attivarsi se il suo intervento viene richiesto. ”L’Efas – spiega l’esperta Ue – riunisce le informazioni di tutti gli istituti idrogeologici e metereologici degli Stati membri e non solo. Puo’ prevedere con giorni di anticipo un potenziale rischio, che viene analizzato da una prospettiva europea”. L’allerta sale in particolare se il possibile impatto puo’ essere enorme e quindi rendere la situazione critica, tale da richiedere aiuto al meccanismo Ue. ”Nel caso delle inondazioni del 2010 in Polonia – spiega Imperiali – gia’ 5/6 giorni prima avevamo la ”quasi” certezza di quanto sarebbe avvenuto ed eravamo in contatto con le autorita’ polacche”. I sistemi di allerta locali, nell’arco delle 48 ore rimangono comunque quelli piu’ precisi. Cio’ non toglie che il Mic lavori quotidianamente per informare gli Stati membri sulle diverse situazioni e nel caso delle alluvioni il sistema europeo interviene in maniera piu’ efficace per eventi di grande proporzioni, piu’ comuni nel Nord Europa. In Italia si verificano piu frequentemente intense inondazioni ma di carattere piu’ locale. In ogni caso ”il sistema della protezione civile italiana – sottolinea l’esperta Ue – e’ uno dei piu’ efficaci e ben strutturati al mondo e l’Italia e’ uno dei paesi piu’ attivi nell’ambito del meccanismo europeo”.
Disastri ambientali: l’Ue conta sul coordinamento comune


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