E’ passato quasi un anno dal devastante terremoto/tsunami che ha colpito il Giappone orientale e dal conseguente incidente nucleare di Fukushima, che dispiega ancora i suoi effetti. E a Tokyo infuria il dibattito su come è stata gestita l’emergenza e, in particolare, sulla risposta a Fukushima. Nel mirino, in particolare, la figura di Naoto Kan, il primo ministro in carica al momento della catastrofe. In un rapporto diffuso dell’indipendente Rebuild Japan Initiative Foundation (Rjif) Kan è accusato di aver fatto confusione col suo intervento diretto, rendendo la gestione della crisi ancor più difficile. Nello stesso rapporto anche la rivelazione-bomba: il governo arrivò a ipotizzare l’evacuazione di Tokyo, una delle megalopoli più abitate al mondo, nei momenti più drammatici della crisi. Oggi l’agenzia di stampa Jiji ospita un’ampia intervista all’ex primo ministro. Il quale, tra espressioni di scuse di prammatica, punta decisamente il dito contro la Tokyo denryoku (Toden), cioè la Tokyo Electric Power Co. (Tepco) che gestisce la centrale Fukushima-1. Le informazioni che arrivavano dalla Tepco erano “insufficienti”, secondo Kan. E il motivo stava tutto nel fatto che la Tepco non aveva proprio previsto che il sistema di alimentazione che garantiva il raffreddamento dei reattori potesse saltare. “La preparazione prima dell’incidente nucleare fu insufficiente. Se vi fosse stata, penso che non vi sarebbe stata tanta diffusione di radiazioni. Solo per questo sento una responsabilità”, afferma l’ex leader del Partito democratico giapponese e capo del governo. “Quando dico che la preparazione è stata insufficiente, intendo dire che si può parlare d’un disastro provocato dall’uomo. E’ necessaria una profonda riflessione. Il fatto che non c’è stata preparazione è stato un grande fallimento”, ammette.
Kan distingue la risposta al sisma/tsunami, rispetto alla quale l’ex primo ministro rivendica l’invio delle Forze di autodifesa (le forze armate nipponiche) dalla reazione alla crisi nucleare. “L’incidente nucleare ha avuto un carattere molto diverso dal terremoto e dallo tsunami. Comprendendo quello che accade all’interno dei reattori, si possono fare previsioni e si può decidere che mosse fare. Tuttavia, quando cercavo di capire la situazione e convocavo i responsabili della Tepco, del Dipartimento per la sicurezza nucleare deel ministero dell’Economia e Industria e della Commissione per la sicurezza nucleare, purtroppo a me non arrivavano neanche un po’ d’informazioni su quale fosse la situazione”, sostiene il primo ministro. La colpa principale la individua nella compagnia elettrica: “Le informazioni che arrivavano dalla Tepco erano totalmente insufficienti”. Questo perché il problema era a monte: non era stata considerata la possibilità che andasse fuori uso l’alimentazione elettrica. L’ex primo ministro, insomma, respinge l’accusa – contenuta nel rapporto Rjif – che in realtà lui e il suo esecutivo causarono una “confusione non necessaria” con il rischio di “aggravare la situazione”. Questo a dispetto delle procedure previste in questi casi, che assegnano all’operatore la gestione della crisi. Come esempio è portato il ritardo nell’utilizzo di acqua marina per allagare i reattori a rischio fusione. Proprio l’ufficio del primo ministro, secondo il rapporto, avrebbe rimandato quella scelta. La rivelazione più sconvolgente del rapporto di 400 pagine con oltre 300 interviste, comunque, è quella che il governo fu costretto a prendere in considerazione l’ipotesi di un’evacuazione della capitale. “Avevo questo scenario infernale nella mia testa”, ha raccontato l’ex segretario di gabinetto Yukio Edano alla commissione. “Se fosse accaduto – continua – Tokyo sarebbe finita”. La Tepco, che non ha voluto collaborare al rapporto, nel momento più drammatico, avrebbe voluto abbandonare la centrale ed evacuare i suoi dipendenti, secondo quanto ha rivelato la commissione. E questo avrebbe portato la centrale in una spirale con conseguenze inimmaginatbili, compresa quella che, nell’incidente, venissero coinvolte a catena le altre centrali nucleari vicine. La catastrofe, insomma. A costringere l’operatore a fare il suo dovere sarebber stato proprio Kan. “Se ritirate il vostro staff, la Tepco sarà demolita”, avrebbe intimato Kan al numero uno della compagnia elettrica Masataku Shimizu, secondo quanto ha riferito il capo del panel Koichi Kitazawa. Fu per la linea dura assunta dal premier, insomma, che 50 operatori Tepco restarono nel sito.


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