
Torniamo a fare un po’ di chiarezza sull’eccezionale evento nevoso che lo scorso martedi 6 Febbraio 2012 ha imbiancato il nord della Tripolitania e le zone più meridionali di Tripoli. Una data che in Libia non dimenticheranno cosi facilmente. Il blocco d’aria gelida, di vecchie origini siberiane, dopo essere scivolato dalla Francia e dalla Spagna (regalando suggestive nevicate sulle Baleari) verso le coste nord-africa, ammantando di neve, fin dalle basse colline, tutta l’Algeria settentrionale, è penetrato nel cuore del Sahara algerino per sconfinare fino alla Tunisia e alla Libia, dove la neve si è depositata in zone non propriamente avvezze alle visite della “dama bianca”. Nell’ovest della Libia, nella regione della Tripolitania, il nucleo d’aria fredda, a causa della particolare curvatura delle correnti messe in moto da una profonda circolazione depressionaria attestata sul mar Ionio, è penetrato da Ovest, dopo aver aggirato il Sahara algerino, con l’isoterma di +0° a 850 hpa scivolata sotto il 30’ di latitudine nord, poco a nord del massiccio montuoso dell’Ahaggar, in piena area tropicale. Difatti, l’ingresso dell’aria fredda in territorio libico, è stata accompagnata da intensi venti occidentali, che hanno superato i 60 km/h. Una parte di questo nucleo freddo, con le isoterme di -4° alla quota di 850 hpa (poco sotto i 1500 metri di altezza), dalla Tunisia si è spinto verso il mar Libico, umidificandosi e riscaldandosi sensibilmente nei bassi strati, a contatto con le più calde acque superficiali del basso Mediterraneo.
I forti contrasti termici che si sono venuti a creare hanno instabilizzato la massa d’aria favorendo lo sviluppo di intensi moti convettivi (correnti ascensionali in seno alla colonna d’aria) che hanno costruito imponenti annuvolamenti cumuliformi, carichi di rovesci e fenomeni temporaleschi. Durante l’ingresso del nocciolo freddo sulle coste della Tripolitania, con lo spostamento del grosso sistema frontale annesso alla profonda ciclogenesi ionica verso la Grecia, uno di questi ammassi temporaleschi, nella primissima mattinata di lunedi 6 Febbraio 2012, si è spinto verso l’area della capitale Tripoli e il suo entroterra montuoso retrostante, scaricando forti rovesci di pioggia e gragnola nella fascia litoranea, con molti lampi e tuoni molto fragorosi. Come mostrano i dati metar dell’aeroporto internazionale, che dista pochi chilometri a sud-ovest del centro di Tripoli, i rovesci e i temporali, a tratti veramente intensi, iniziati verso le 01:50 AM sono terminati poco prima delle 07:00 AM (ora locale), lasciando su quasi tutti i quartieri della città un sottile manto bianco che ha ricoperto i tetti e le strade della città poco prima dell‘alba, al risveglio di buona parte della popolazione.

Come ribadito, a causa della violenza delle precipitazioni e delle temperature positive, su valori di circa +3°, sulla fascia litoranea e sul centro della città i rovesci sono stati accompagnati da fitte scaricate di gragnola che hanno lasciato importanti depositi a terra. In alcune zone, specie nella parte centrale, gli accumuli avrebbero superato persino i 15-20 cm, tanto da persistere per gran parte della giornata. Un evento davvero eccezionale per la grande città libica che non vedeva accumuli cosi consistenti di gragnola dal Gennaio 1981, quella fu l‘ultima e unica gragnolata dal secondo dopoguerra. Mentre le aree costiere e le zone centrali erano inglobate dai forti rovesci temporaleschi, nelle zone più interne e nei sobborghi alla periferia più meridionale di Tripoli (poco prima delle prime alture berbere) i cieli largamente sereni avevano favorito delle inversioni termiche, tipiche di quei luoghi visto la presenza di aria più secca che risente meno delle ingerenze umide marittime, con temperature prossime ai +0° +1° nei pressi del suolo. All’arrivo del nucleo temporalesco, che sfondava dalla costa, con il suo carico di rovesci, le temperature attorno agli zero gradi presenti nei sobborghi a sud di Tripoli sono riuscite a far scendere fiocchi bianchi fino al pianoro dietro la capitale libica, imbiancando (con un sottile velo) buona parte dei villaggi e le campagne, da quote anche inferiori ai 50-60 metri.

La presenza di questo strato d’aria molto fredda e secca nei bassi strati, indotto dall’inversione delle ore precedenti (quando i cieli erano sereni), e il suolo molto freddo e completamente asciutto, sono stati gli elementi determinanti nel favorire gli accumuli sul terreno, anche con temperature di soli +0° +1°. I fiocchi bianchi sarebbero stati avvistati su vari quartieri meridionali di Tripoli. Anche se in molte zone i fiocchi sono stati accompagnati dalla gragnola, svolazzando per aria, la capitale libica ha vissuto un evento che non si ripeteva da ben mezzo secolo. Dati alla mano possiamo affermare che nessuna zona, quartiere o villaggio di Tripoli aveva visto un solo fiocco svolazzante dal mitico inverno del 1956. L’ultima nevicata su Tripoli risale al lontano 6 Febbraio del 1956, ben 56 anni esatti. Un’altra nevicata fu sfiorata il 6 Febbraio del 1999 quando si mise a piovere con +3°, dopo una gelata notturna che è stata seguita da ampi annuvolamenti subito dopo l’alba (sembra che il 6 Febbraio porti fortuna a Tripoli). Un’altra nevicata più consistente interessò Tripoli nel Febbraio del 1915 (quando la Libia era una colonia del Regno d‘Italia), con accumuli di oltre i 2-4 cm dopo un forte temporale nevoso.
Riassumendo le date nevose al suolo a Tripoli si possono contare sulle dita di una mano in oltre 200 anni: 1792, 1826, 1915, 1956 e 2012. Tanto per fare un paragone con le località meno nevose d’Italia la neve su Tripoli è molto più rara di una imbiancata su Lampedusa, Linosa e Pantelleria. Questo perché la capitale libica è ubicata su uno dei punti più bassi del Mediterraneo, dove l’aria gelida, di origini continentali, che esce dalla Grecia o dall‘Egeo, è costretta ad attraversare una vasta zona di mare prima di raggiungere le coste libiche, riscaldandosi sufficientemente nei bassi strati e perdendo buona parte del suo contenuto freddo non appena invade la costa libica. Ciò rende la neve (ma anche la gragnola) su Tripoli, e sui suoi sobborghi periferici, un evento molto raro. Oltre alla fascia pianeggiante a sud della capitale di Libia i rovesci nevosi si sono spinti più a sud, sul versante più settentrionale delle montagne Berbere, dove l’ammasso convettivo ha dato origine a spettacolari nevicate che in poche ore hanno imbiancato tutti i bassi rilievi tabulari che caratterizzano questo angolo dell’Africa settentrionale, regalando degli scenari davvero suggestivi fra lo stupore generale delle popolazioni locali. Forti rovesci nevosi hanno investito la città di Gharyan, dove l’ultima nevicata con accumulo risale all’inverno del 1979. La neve ha poi imbiancato pure le cittadine di Yefren e Zintan, durante colpite l’estate scorsa dai combattimenti della guerra civile libica che ha portato alla caduta del regime quarantennale di Gheddafi. Nessuna nevicata invece a Nalut che persino nel 1999 e nel Febbraio del 1956 fu tagliata fuori dalle nevicate, a causa della sua particolare orografia che la taglia fuori dai flussi umidi che scendono dal Mediterraneo. Solo nel Febbraio del 1979, con una disposizione delle correnti fredde in sfondamento dal Sahara algerino, più da Ovest/Sud-ovest, Nalut vide la sua ultima nevicata. Anche qui la neve è più che una rarità, del resto non c’è da stupirsi se sul web circolano decine di foto e video che testimoniano l’incredibile evento nevoso. Evento nevoso che rimarrà negli annali della climatologia di tutto il nord-africa.



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