Gelo e neve provvidenziali: mostrano i nervi scoperti di un Paese fragile

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E’ vero, l’ondata di gelo questa volta è stata straordinaria, e così anche l’apporto nevoso in alcune Regioni. Il punto non è però dove la situazione abbia toccato punti di straordinarietà, ma l’impreparazione tecnica e psicologica italiana che si mostrano anche per molto meno. Mi spiego meglio: non è possibile che ogni volta che la situazione si sposti da una presunta normalità climatica o di altro genere la gente sia costretta a stare ore ed ore su un treno. Ho viaggiato per anni ed ho visto in quali reali condizioni sono le ferrovie, che già in condizioni ideali hanno mille problemi. Non si invochi il gelo come scusante. Il punto è che il sistema è al limite. Lo è spesso anche nel sistema stradale e nei soccorsi. E non sto parlando di eventi eccezionali. Ma anche se fosse di evento eccezionale che voglio parlare? Un evento raro è pur sempre un evento che accade e abbiamo il diritto di essere difesi e preparati. Un terremoto è un evento raro, ma non per questo in Giappone si è deciso di aspettarlo con rassegnazione.
E così ci sono frazioni isolate, treni che vengono soppressi prima del tempo, unica misura che può essere presa per non rischiare un’altra odissea. Mentre sarebbero il mezzo logico e sicuro da usare dato che le autostrade non sono percorribili. Poi c’è Roma, paralizzata da poca neve, una città europea (si suppone) messa in ginocchio solo dall’idea che possa scendere qualche centimetro di neve.
Così non ci siamo. Non è così che un Paese civile affronta un inverno, senza bisogno di chiamare in causa emergenze, sarebbe successo per molto meno. E non è così che dovrebbero essere addestrati gli italiani ad affrontare le emergenze: assistiamo a questa teoria del si salvi chi può continuamente, del fregarsene di qualunque condizione meteo. Dello scappare senza avere a mente regole fondamentali durante i terremoti. Del costruire sul Vesuvio sapendo che è una bomba a orologeria, tanto il giorno dopo il suo scoppio si piangerà, farà finta di stupirsene e si prometterà che “non succederà più”. E’ un’Italia fragile, amministrata da persone non all’altezza. E’ una Europa fragile, che si ferma, ricordate, per una lettera al carbonchio o per la paura delle torri gemelle, dell’aviaria o di qualsiasi cosa. Ha un merito questa ondata di gelo e di neve: ricordarci che siamo impreparati e fragili. E che rispetto al clima non serve incrociare le dita, serve una cultura diversa. Serve l’umiltà di capire che la tecnologia ci può abbandonare, che non si può vivere sempre e comunque come se ci fosse sempre bel tempo e tutto fosse dovuto. Ci sono momenti in cui se è prevista una bufera di neve si deve avere l’intelligenza di guardare le previsioni e fermarsi, non partire senza carburante catene, acqua e buonsenso maledicendo poi perché nessuno viene a salvarci. Perché non siamo i padroni del mondo e del clima. E io credo che gli appassionati del meteo siano anche persone affascinate dalla sua potenza, dalla capacità di tenere testa alla nostra arroganza. Ma che potremmo ben controllare, che si tratti di gelo, caldo, terremoti eruzioni e quant’altro, con l’intelligenza che dovrebbe essere propria della nostra specie.