Un team di ricercatori del Lunar Science Institute (NLSI) della NASA, presso l’Ames Research Center di Moffett Field, in California, traccia la storia della formazione dei crateri lunari utilizzando mappe digitali, trovando prove di un radicale cambiamento della velocità e dell’energia del bombardamento di asteroidi nel corso di un periodo chiamato “cataclisma lunare”, verificatosi 4 miliardi di anni fa. La tempistica di questo spostamento potrebbe coincidere con disturbi della fascia principale degli asteroidi del sistema solare causata da cambiamenti nel movimento dei pianeti esterni. Attraverso mappe dettagliate della superficie lunare dello United States Geological Survey, si cercano indizi circa il bombardamento. Il nuovo studio ha unito queste osservazioni con i nuovi dati della NASA del Lunar Reconnaissance Orbiter per studiare i crateri da impatto presenti su queste superfici antiche. Gli scienziati hanno trovato un sottile cambiamento nella dimensione dei crateri più giovani che fa credere ad un aumento delle velocità degli asteroidi che li hanno creati, rispetto ai bacini più antichi sulla luna. Questo cambiamento sembra aver avuto luogo dopo il più grande cratere da impatto presente sulla Luna, vasto 2.500 chilometri. In effetti, i crateri vicino al bacino Nectaris sono formati da collisioni che hanno colpito due volte più velocemente di quelli trovati su terreni lunari più antichi. All’interno di tale finestra temporale, la velocità degli asteroidi durante il cataclisma lunare sarebbe stata causata probabilmente dal movimento di Giove e degli altri pianeti esterni del sistema solare. Nei primi giorni del sistema solare, i pianeti interni, comprese la Terra e la Luna, sono stati ripetutamente picchiati dai detriti che formano i mattoni dei pianeti. Poiché questo materiale si è poi aggiunto ai pianeti interni, il tasso di queste collisioni violenti è diminuito. Queste collisioni che hanno colpito a velocità molto più elevate, potrebbero essere state causate da oggetti della fascia principale degli asteroidi, che sono stati sloggiati e gettati nel sistema solare interno dalla riorganizzazione dei pianeti esterni. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Earth and Planetary Science Letters.



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