Il carciofo “made in Italy”: un’eccellenza in difficoltà a causa del gelo record di quest’inverno

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La produzione del carciofo ”made in Italy”, un’eccellenza del nostr agroalimentare, quest’anno sta soffrendo particolarmente. A segnalarlo e’ la Cia, Confederazione Italiana Agricoltori che imputa a due fattori la debolezza del settore: unafiliera disorganizzata e compromessa dal maltempo. Ai fenomeni strutturali legati alla scarsa organizzazione della catena produttiva si sono aggiunti i fenomeni speculativi, che hanno gonfiato in modo spropositato i prezzi dell’ortofrutta, gia’ decimata dal gelo siberiano e dal blocco dei trasporti. E di tutti gli aumenti dei listini a salire di piu’ sono stati proprio i carciofi, rincarati nel giro di due settimane del 200 per cento, passando da 50 centesimi a 1,50 euro cadauno. Si tratta di difficolta’ che stanno minacciando un comparto d’eccellenza, in cui l’Italia primeggia non solo nella qualita’, ma anche nei volumi prodotti: se nel mondo, infatti, ogni anno vengono coltivati 120 mila ettari di carciofaia, 50 mila di questi sono italiani. Ed e’ qui che si produce il 40% dell’intera produzione mondiale: 450 mila tonnellate, cifra che fa dell’Italia il primo produttore. Tra i paesi europei seguono la Spagna con 150 tonnellate e la Francia con 50 mila. In crescita e’ la produzione di paesi come la Turchia e il Marocco e in particolare l’Egitto, dove si producono oltre 70 mila tonnellate.

L’Italia in questa produzione puo’ vantare una qualita’ eccezionale e diversificata, con ben quattro certificazioni e tante altre specie tipiche: il Carciofo spinoso di Sardegna Dop, coltivato in gran parte dell’isola, profumato e tenero, adatto anche al consumo crudo. Sul litorale laziale c’e’ il Carciofo romanesco Igp, tondo, compatto e senza spine, dalla lunga storia, perche’ addomesticato, pare, dagli etruschi. Piu’ a sud, in Campania, troviamo l’Igp del Tondo di Paestum, derivato dal romanesco, ma che nella Piana del Sele ha trovato da secoli un’areale tipico, che gli conferisce sapori particolari. In Puglia c’e’ l’Igp del Carciofo brindisino, molto precoce, raccolto dai primi di ottobre, tenero, adatto anche al consumo crudo. Un’altra importante zona di produzione e’ la Sicilia, dove si coltivano tra tanti altri, il Verde di Palermo o il Violetto catanese. Da tempo la produzione di questo ortaggio in Italia si concentra nel Centro-Sud, da Roma in giu’, tranne qualche eccezione come il Carciofo violetto di Toscana o lo Spinoso di Albenga in Liguria, il Precoce di Chioggia e il Voletto di sant’Erasmo, una sorta di isola-orto tra il porto e il Lido di Venezia.