Luca Falconi (Enea) lancia l’allarme: sempre più alto il rischio di alluvioni-lampo

MeteoWeb

Cresce in Italia il rischio di subire eventi estremi che non lasciano grandi margini di tempo per una possibile allerta: sono le ‘colate rapide’ di fango (debris-flow) e le ‘alluvioni improvvise’ (flash-floods). Le prime sono molto pericolose, perche’ il fango rischia di diventare un ‘killer’ di tutto quello che incontra lungo la sua discesa a valle. Entrambi i fenomeni ”negli ultimi decenni si verificano con sempre maggiore frequenza” spiega Luca Falconi, geologo e ricercatore dell’Enea. Le colate rapide ”sono una tipologia di frane – riferisce Falconi – che oltre ai danni tende a fare piu’ vittime di altri tipi di frane e delle alluvioni. Sono quelle che trascinano a valle una miscela di fango e detriti e possono contribuire anche allo sviluppo di alluvioni”. Se incontrano centri abitati lungo il percorso, oltre ai danni fanno anche vittime, perche’ ”le masse dei detriti si spostano insieme all’acqua con una velocita’ di alcuni metri al secondo e radono al suolo tutto quello che incontrano”. Mentre l’andamento dell’alluvione si puo’ osservare in un arco di tempo che puo’ variare da ore a giorni, la furia di queste frane e’ improvvisa, porta ad un collasso di materiale ”detritico” a monte che poi si riversa a valle nel giro di minuti. ”Le colate rapide – spiega il ricercatore dell’Enea – sono direttamente legate a fenomeni di piogge estreme e di particolare intensita’, le stesse che innescano le alluvioni improvvise o ‘flash floods’, che pero’ portano meno fango e detriti”. Secondo l’esperto ”i due fenomeni sono l’anello di congiunzione fra le frane (movimenti di roccia come quello del disastro del Vajont del 1963) e le alluvioni (spostamenti di acqua come quello dell’alluvione di Fireze del 1966)”. Nell’ottobre del 2011 a Genova ci sono state ‘alluvioni improvvise’, che in un’area urbana cementificata non ha portato via suolo, ma tanta acqua che ha invaso la citta’. Quelle del messinese del 2009 e di novembre del 2011 sono invece ‘colate rapide’, cosi’ come nelle Cinque Terre ad ottobre scorso e a Sarno nel ’98. Colate rapide e alluvioni improvvise sono strettamente connesse ad un abbandono delle aree montane ed allo sviluppo delle aree urbane, ma anche ai cambiamenti climatici. ”I cambiamenti climatici nella nostra penisola – riferisce Falconi – stanno comportando un intensificarsi degli Eventi estremi, incluse le forti piogge”. Secondo i dati climatologici ”la quantita’ delle precipitazioni annue tende a diminuire – spiega il ricercatore Enea – e anche il numero dei giorni piovosi, ma quando piove le piogge sono piu’ intense: e’ questo il fattore di innesco di colate rapide e alluvioni improvvise”. L’Italia dispone di una mappa precisa per capire dove e’ possibile che avvengano questi disastri improvvisi? ”Per queste tipologie una mappa precisa delle aree piu’ pericolose ancora non esiste per tutto il territorio nazionale” afferma Falconi. Inoltre c’e’ il problema di piani di allerta efficaci: secondo l’esperto non c’e’ una distribuzione ”sufficiente” di strumenti di monitoraggio delle precipitazioni e delle portate dei corsi d’acqua, specie nelle aree montane, dove vanno a svilupparsi i fenomeni che poi scendono a valle. Il problema e’ anche che le aree urbane si sono estese anche ad aree pericolose. ”In certi casi – precisa il ricercatore Enea – per le comunita’ converrebbe espropriare e pagare i proprietari per spostare case e industrie in aree piu’ sicure, piuttosto che pagare risarcimenti per i danni” provocati da ogni disastro.