Nuova ondata di forti nevicate in arrivo tra le regioni centrali e da domani pure sulla Sardegna; rischio fiocchi su Roma, tormente sull’Appennino

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La neve venerdi sera potrebbe imbiancare alcune spiagge della Sardegna nord-orientale

Come avevamo scritto in un precedente articolo il “Burian”, provenendo direttamente dalle steppe ghiacciate della Siberia centro-occidentale e da quelle kazake, per natura nasce come un vento abbastanza secco che aspira l’aria da vaste aree continentali, caratterizzate da pressioni molto elevate, spesso superiori ai 1050-1055 hPa. Ma una volta scavalcati gli Urali e attraversate le grandi pianure della Russia europea, la Bielorussia e l’Ucraina, durante la sua discesa verso sud-ovest, può costringere aria più mite e umida, incontrata nel suo cammino verso l‘Europa centrale, a sollevarsi forzatamente verso l‘alto, generando una diffusa nuvolosità, apportatrice di precipitazioni sparse che diventano nevose fino al piano, visto le basse temperature. Le cose vanno ulteriormente a complicarsi quando l’aria gelida, di origine russa, si versa sul Mediterraneo, mescolandosi con l’aria molto più mite e umida presente in loco. I forti contrasti termici che si vengono a determinare sono cosi intensi da creare delle forti aree di vorticità positiva che danno i natali a profonde ciclogenesi, ben strutturate nei medi e bassi strati della troposfera. Queste aree cicloniche mediterranee, se supportate in quota da vortici depressionari colmi di aria fredda (gocce fredde) alla quota di 500 hpa, possono originare delle vere “bombe nevose”, con l’arrivo di vere e proprie tormente fino alle aree costiere, rese ancora più fitte e violente se il minimo nei bassi strati diventi particolarmente baroclino.

L'area ciclonica responsabile delle forti nevicate che nei giorni scorsi hanno sommerso di neve l'Emilia/Romagna

Tali condizioni, che rappresentano l’estremità del clima mediterraneo nel periodo invernale, rischiano di ripetersi tra la giornata di domani e quella di sabato, con la neve pronta ad imbiancare diverse zone costiere fra la Catalogna, le coste orientali spagnole e persino le isole Baleari e il nord della Sardegna. Soprattutto nella giornata di venerdì quando l’arrivo dell’aria gelida da NE, a contatto con l’aria più mite mediterranea, darà origine ad una nuvolosità che potrebbe far svolazzare dei fiocchi di neve su Barcellona e su molte località della costa catalana e persino sulle isole Baleari, dove la neve è latitante da vari anni. Sembra invece sfumare l’ipotesi di una nevicata sul lungomare di Valencia, evento che manca da oltre 52 anni. Tutto dipende dalla formazione, dal collocamento della ciclogenesi nei medi-bassi strati e dalla loro traiettoria successiva. Intanto il nocciolo gelido che si è posizionato sull’Europa orientale tenderà a spingersi verso il mar Baltico e l’Europa centrale, passando con la sua parte più gelida, caratterizzata da isoterme pronte a scendere sotto i –20° -22° a 850 hpa, poco a nord delle Alpi. Nel frattempo, una parte di questo immenso ammasso di aria gelida che ingloba ormai l’intero continente, Dalla Russia europea alla MittelEuropa, scorrendo in modo retrogradato (da est ad ovest) lungo il bordo meridionale dell’immenso blocco anticiclonico che dall’Atlantico si estende fino alla Russia europea, si verserà tra la Francia e la Spagna, con sostenuti e freddi venti nord-orientali che attraverseranno tutta la penisola Iberica, determinando un drastico calo dei valori termici. I gelidi venti da N-NE, attraversando tutta la penisola Iberica, si butteranno verso il mar di Alboran e lo stretto di Gibilterra, confluendo con le miti e umide correnti occidentali che scorrono sul basso Mediterraneo, davanti le coste di Marocco e Algeria.

Lungo la linea di demarcazione fra le differenti masse d’aria, che si attesterà nel tratto di mare a sud delle Baleari, si scaverà una nuova ciclogenesi che tra il pomeriggio e la serata successiva si approfondirà ulteriormente, venendo alimentata dai freddi venti nord-orientali che dal mar Ligure spirano verso le Baleari. Sarà questa nuova area depressionaria a dare origine al nuovo peggioramento che già dalla mattinata porterà delle piogge sparse che assumeranno carattere nevoso sin sotto i 1000 metri sui rilievi interni. La ciclogenesi, con il suo richiamo d’aria molto umida e mite dai quadranti meridionali che si scontrerà con i gelidi venti di Bora e Grecale in azione sulle regioni centro-settentrionali, avanzerà a piccoli passi verso il Canale di Sardegna e il basso Tirreno occidentale, dando luogo al tanto atteso peggioramento che dal pomeriggio/sera coinvolgerà tutte le regioni centrali e la Campania, con le prime precipitazioni sparse che diverranno nevose fino a quote pianeggianti e sulle coste di Marche e Abruzzo, mentre sul Lazio, l’Umbria e sul Molise la quota neve si attesterà a quote collinari, con nevicate in intensificazione su tutta l‘area appenninica. Nella nottata successiva, con l’intensificarsi delle precipitazioni, i fenomeni nevosi potrebbero raggiungere le pianure dell’alto Lazio e l’Umbria (imbiancate città come Viterbo e Perugia), con i fiocchi bianchi pronti a svolazzare fino alla periferia della capitale.

La neve potrebbe raggiungere le coste di Marche e Abruzzo e le pianure laziali

La previsione di neve su Roma diventa ancora più difficile visto che la città eterna si troverà lungo il margine della linea di confluenza fra i gelidi venti di Grecale e Levante che spirano verso il viterbese e il richiamo di aria mite e molto umida che risalirà le coste tirreniche tramite una ventilazione più meridionale. Per certi versi, la risalita di aria tiepida e molto umida da Sud, pronta a transitare sopra il “cuscinetto freddo” appena depositato al suolo sopra le pianure laziali, potrebbe essere utile per garantire delle fioccate di acqua e neve dalla tarda serata/notte. Ma nella giornata di domani, con lo spostamento del minimo depressionario verso il Tirreno meridionale, il maltempo dalle caratteristiche invernali si riacutizzerà su tutte le regioni centrali, a causa del richiamo dei sostenuti venti nord-orientali (venti di Bora e Grecale) che trasporteranno aria sempre più gelida dall’area carpatico-danubiana che interagirà con i più miti e umidi venti di Ostro e Scirocco che risaliranno lo Ionio e il basso Tirreno. Dallo scontro, fra le differenti masse d’aria, si verranno a sviluppare intensi corpi nuvolosi, carichi di precipitazioni, che causeranno abbondanti nevicate, sino alle aree costiere, fra Romagna, Marche e Abruzzo, con accumuli molto consistenti sulle aree dell’entroterra, fra pesarese, ascolano, maceratese, teramano, pescarese e chietino. Tanta neve cadrà anche sulle montagne del Molise e sul Lazio, fino a quote di bassa collina.

Molti centri abitati dell'Appennino rischiano l'isolamento per le abbondanti nevicate

L’Appennino Marchigiano, Abruzzese e Molisano saranno letteralmente sommersi dalla neve fresca, con depositi pronti a superare anche il metro di altezza sopra i 600-700 metri. In Campania invece nevicherà, a tratti anche molto fitto, ma solo sui rilievi dell’Appennino, a partire dai 700-800 metri di quota. Sempre domani, Sempre domani, con l’irrompere dei gelidi venti da N-NE, fitte nevicate torneranno ad imbiancare la Sardegna e il suo entroterra fino a quote di bassa collina sulla parte nord dell’isola, specie sul nuorese, lo stesso capoluogo sardo si imbiancherà, e sul versante orientale del Gennargentu. In serata non si esclude che qualche fiocco umido possa scendere fino ad Olbia e sulle coste nord-orientali della regione, regalando degli scenari davvero suggestivi. Le nevicate proseguiranno ad interessare le regioni centrali anche nella giornata di sabato, con una ulteriore estensione dei fenomeni nevosi, ma a quote collinari o di bassa montagna, fra Campania, Basilicata e nord della Puglia. Nel corso della mattinata i fiocchi di neve dovrebbero tornare a fare visita alla capitale, tanto che non si possono escludere pure degli accumuli al suolo e imbiancate in alcuni quartieri. Dal pomeriggio e dalla serata di sabato, con lo spostamento del minimo barico verso il basso Adriatico, l’aria fredda raggiungerà pure le regioni meridionali, causando un importante calo dei valori termici e l’avvento delle prime nevicate, sotto gli 800-1000 metri di quota, anche sui monti di Calabria, in particolare la Sila e l’Aspromonte, e sui rilievi della Sicilia settentrionale, fra Madonie, Nebrodi e Peloritani.