I cambiamenti climatici aumentano le disparita’ e la poverta’, colpendo soprattutto dove la fame miete più vittime. A essere piu’ esposti sono i piccoli agricoltori: 500 milioni nel mondo che producono circa l’80% degli alimenti consumati in Asia e nell’Africa sub-sahariana. Questi alcuni dei dati sulle ripercussioni sull’agricoltura dei cambiamenti climatici forniti dal Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad). Il riscaldamento globale aumenta infatti le minacce ambientali cui far fronte. Ma il rischio arriva anche da noi stessi: ”La popolazione mondiale e’ in crescita – ha osservato il presidente dell’Ifad Kanayo Nwanze – al 2050 sara’ necessario aumentare la produzione alimentare del 70%”. L’agricoltura produce il 14% delle emissioni di gas serra. Con una migliore gestione delle terre, anche attraverso la riforestazione’, e’ possibile ridurre le emissioni di CO2. Nel 2011 gli Stati membri hanno impresso un impulso all’agricoltura sostenibile con nuovi contributi pari a 1,5 miliardi di dollari. La trentacinquesima riunione dei governatori dell’Ifad avviene in un momento estremamente critico per l’allarme sulla scarsita’ di cibo nella regione del Sahel, dove rischiano di morire di fame piu’ di un milione di bambini. Il quadro del Sahel e’, secondo il presidente dell’Ifad, il risultato di ”decenni di fallimenti nell’adattamento agli effetti della siccita’ e delle calamita’ naturali”. Alla plenaria a Roma e’ intervenuto anche il premier Mario Monti cui la platea ha rivolto una standing ovation. Per il secondo giorno e’ atteso un evento interattivo con Bill Gates. Il Fondo finanzia (alla fine del 2011) 240 progetti con un investimento pari a 4,6 miliardi di dollari in 94 Paesi. Al momento si punta a intensificare, in piu’ di 40 Paesi, l’adozione di tecnologie ‘climate-smart’.


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