Nel 1859 l’astronomo inglese Richard Carrington, collegò i brillamenti solari con le interruzioni delle comunicazioni, riuscendo a trovare una correlazione con le magnifiche aurore polari. Carrington era un astronomo ricco; suo padre possedeva la birreria reale in una città vicina e aveva invitato il figlio a partecipare ad un seminario. Carrington, tuttavia, era più interessato alla matematica e all’astronomia. Dopo aver completato gli studi al Trinity College, andò a lavorare presso l’osservatorio dell’Università di Durham.
Dopo aver trascorso tre anni della sua vita, si sentiva frustrato a causa dell’incapacità dell’università ad acquistare nuovi strumenti per l’osservatorio. Nel 1852 quindi, decise di dimettersi e di sfruttare la ricchezza della sua famiglia per costruire un moderno osservatorio nella sua proprietà a Redhill, non lontano da Londra. Con l’aiuto di un assistente, riuscì a completarlo nel 1854, cominciando a lavorare sulla catalogazione delle stelle circumpolari, un progetto che gli valse una medaglia d’oro dalla Royal Astronomical Society nel 1859. Ma i suoi interessi erano inoltre legati al Sole, tanto che usava registrare le macchie solari che rilevava sulla superficie della nostra stella. Il 1 Settembre 1859, alle 11:18, mentre effettuava banali lavori di routine, osservò l’esplosione di un massiccio flare solare. Ebbe la fortuna di essere al posto giusto e al momento giusto, e quindi fu il primo essere umano ad aver osservato un brillamento solare, noto poi successivamente come l’Eevento Carrington.
In mancanza di un telescopio a raggi X, come quelli moderni che gli astronomi utilizzano per osservare il Sole, lavorò con la tecnica della proiezione dell’immagine su un grande schermo bianco. Guardare infatti la nostra stella direttamente con il telescopio risultava troppo pericoloso, e avrebbe potuto provocargli danni alla retina. Osservò quindi le ombre dei filamenti incrociati, che gli permisero di calcolare il periodo di rotazione delle macchie solari. Oggi sappiamo che le macchie solari sono causate da un’intensa attività magnetica, ma nel 1859 la natura di queste ombre sulla superficie solare non erano ben comprese.
Tuttavia, Carrington prese quanti più dati possibili, arrivando a realizzare anche dei diagrammi sulle sue osservazioni. In quel periodo il Sole fece registrare una intensa attività, tanto che osservò una vera e propria esplosione di due macchie solari, divulgando tutto in un articolo scritto nelle notizie mensili della Royal Astronomical Society. L’astronomo, agitato dalla scoperta, cercò qualcuno che potesse condividere quell’immagine, ma al suo ritorno, dopo meno di 60 secondi, notò che quello spettacolo si era già notevolmente indebolito. Grazie a queste sue osservazioni gli scienziati hanno avuto la strada spianata per ulteriori scoperte che da quel momento sono seguite a ruota. Dal 1859 gli astronomi hanno cominciato ad osservare migliaia di brillamenti solari, anche se nessuno come quello osservato da Carrington. Da quel momento nascevano sempre nuove domande a cui si cercava di dare una risposta; risposte a cui solo oggi possiamo rispondere.
LA PIU’ GRANDE TEMPESTA GEOMAGNETICA DELLA STORIA
Dopo 18 ore dalla prima osservazione di quel 1 Settembre, la Terra ha visto verificarsi la più grande tempesta geomagnetica di sempre, tanto che gli aghi delle bussole oscillavano in modo irregolare e i cieli sino a bassissime latitudini si colorarono di aurore scintillanti. Ai giorni attuali sappiamo che la materia solare inviata nello spazio è nota come espulsione di massa coronale (CME). Quando una CME colpisce la magnetopausa della Terra, il confine tra il campo magnetico terrestre e il vento solare – le interazioni tra la materia solare ed il campo magnetico della Terra causano le tempeste geomagnetiche. Queste tempeste possono interferire con le nostre reti elettriche, di comunicazione e con i sistemi di navigazione. L’interferenza può variare a seconda dell’intensità della tempesta. Nel 1859 non erano presenti reti elettriche, e il nostro unico sistema di telecomunicazione era il telegrafo. Nonostante tutto, quella tempesta solare ebbe i suoi notevoli effetti. Gli operatori telegrafici furono i primi ad accorgersene, tanto che alcuni ricevettero scariche elettriche dalle proprie apparecchiature.
In alcuni casi si incendiarono le carte dei telegrafi, rischiando vari incendi. Le aurore boreali furono visibili sino ai Caraibi e i giornali dell’epoca non fecero altro che parlare di quello straordinario fenomeno osservato nel cielo notturno. Cuba, Giamaica, Bahamas, El Salvador e anche Roma, osservarono lo spettacolo nel cielo. “I cieli sembrano infuocati da fiamme incandescenti” fu il titolo del Cincinnati Daily Commercial. Il quotidiano Picayune di New Orleans, riferì il 29 Agosto 1859 che le folle si raccolsero agli angoli delle strade per osservare le aurore. Alcuni temevano che fosse un avvertimento di un disastro imminente, di un’epidemia, o addirittura della fine del mondo. Nella città di Boston invece si pensava che ci fosse un terribile incendio da qualche parte, ma non si riusciva a capire dove fosse. Poche decine di minuti dopo il colore delle aurore variò verso il verde, e allora si capì che si trattava di un fenomeno legato al cielo. Boston quindi cominciò ad ammirare quello spettacolo senza grossi timori, aiutato da cieli senza dubbio meno inquinati rispetto a quelli attuali.
Dal 28 Agosto al 2 Settembre 1859, tutta la Terra fu sconvolta da questa tempesta. Nell’attuale era tecnologica conosciamo molto bene questi fenomeni dei quali parliamo molto spesso come normale routine settimanale. Ma non possiamo dimenticarci l’eredità lasciata da un grande astronomo come il giovane Carrington, i cui sforzi, anche economici, ci hanno aperto la strada alla conoscenza di questi meravigliosi fenomeni naturali.



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