Allarme siccità al centro/nord: la Lombardia è già in riserva, situazione difficile

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Sono trascorsi solo settanta giorni dall`inizio del 2012 e all`appello in Lombardia mancano già 2 miliardi di metri cubi di acqua piovana e di neve. Nei primi tre mesi di quest`anno ha piovuto meno della metà del 2011 e se le condizioni non cambieranno e non arriveranno abbondanti piogge e neve è molto probabile che la Lombardia andrà incontro a una stagione di forte carenza di risorse idriche sia in montagna che in pianura, e in particolare nella parte agricola della nostra regione. Sono questi i primi dati che emergono dal dossier di Legambiente “Acqua: Lombardia in riserva” presentato oggi. Secondo l’associazione ambientalista, alla vigilia della giornata mondiale dedicata all’acqua, il quadro delle disponibilità idriche quest’anno appare dunque estremamente critico, salvo evoluzioni meteoclimatiche che però, al momento, non si intravedono all’orizzonte. “La mancanza di precipitazioni è un fenomeno che si sta ripetendo con preoccupante frequenza nell’ultimo decennio, in parallelo con gli effetti del riscaldamento globale – segnala Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia – meno pioggia e meno neve invernale significa meno acqua nei fiumi. Le conseguenze per l’ecologia fluviale possono essere severe, perchè minori apporti significano maggior concentrazione di inquinanti: per limitare i danni è urgente mettere in campo azioni per rendere più efficiente la captazione e la depurazione delle acque di scarico”. A preoccupare l’associazione sono in particolare le prevedibili conseguenze per l’agricoltura: alla base della fertilità della Pianura Padana c`è sempre stata la grande disponibilità d`acqua garantita dai grandi laghi prealpini e dai bacini idroelettrici. Da soli, i laghi prealpini lombardi rappresentano il più grande “capitale” d`acqua dolce di Italia, con un volume complessivo pari a 120 miliardi di metri cubi di acqua, di cui una piccola parte (circa 1,1 miliardi di metri cubi) è quella soggetta a regolazione grazie alle dighe poste sugli emissari. Ed è proprio in questi giorni, che precedono il disgelo estivo, che normalmente i laghi prealpini accumulano acqua in vista della stagione delle irrigazioni dei campi. Quest`anno però mancano al conteggio oltre 240 milioni di metri cubi d`acqua nei bacini dei grandi laghi.

Non va meglio nei bacini d’alta quota, formati dalle dighe che alimentano le centrali idroelettriche, dove il disgelo non è ancora iniziato. Le dighe poste nelle Alpi Lombarde creano bacini lacustri dalla capacità complessiva di ben 671 milioni di metri cubi, e la loro ricarica inizia con l’arrivo del disgelo in alta quota: questo inverno sono più a secco del solito, con un deficit che Legambiente stima in 60 milioni di metri cubi. A destare la maggior preoccupazione non sono però i 300 milioni di metri cubi d’acqua che mancano all’appello nei laghi, bensì la scarsità di neve nei bacini montani che li alimentano: l’inverno è stato particolarmente avaro di precipitazioni nevose nell’arco alpino lombardo, ed in particolare nei settori orientali, secondo le stime di Arpa, l’attuale inverno si colloca al livello minimo degli ultimi sette anni, con un deficit di neve accumulata pari a oltre un miliardo di metri cubi: in queste condizioni è difficile immaginare un recupero, viste anche le previsioni meteo delle prossime settimane e l’imminenza della stagione calda. In Lombardia ci sono sono 203 ghiacciai che ricoprono oltre 9000 ettari di territorio. Ma le conseguenze della sfavorevole fase climatica stanno profondamente modificando l`ambiente dei ghiacciai della Lombardia. Secondo i dati della Società Glaciologica Lombarda, nel quinquennio 2007-2011 i ghiacciai lombardi hanno subito una perdita equivalente a 653 milioni di metri cubi d`acqua, mai più riformatasi. Secondo gli esperti dell`Università di Milano però l’equilibrio tra fusione estiva e formazione invernale di nuovo ghiaccio si è spezzato e i ghiacciai sono destinati a una rapida estinzione. Negli ultimi 5 anni ci siamo già giocati il 20% delle riserve glaciali, e se i ritmi saranno questi la scomparsa dei ghiacciai lombardi è questione di pochi anni: quelli necessari a fare i conti con una climatologia sempre meno favorevole per l’agricoltura cerealicola lombarda. Il settore agricolo lombardo è di gran lunga il principale utilizzatore d`acqua, in Lombardia, dove la percentuale di acque destinate al solo comparto irriguo-agricolo, al netto degli usi energetici, arriva all` 84% del totale (dati Regione Lombardia). Gli altri usi significativi sono l`uso civile con l`11% e l`uso industriale 5%. Per questo l’agricoltura lombarda deve mettere in campo, osserva Legambiente, strategie di adattamento al nuovo contesto climatico: “Le risorse economiche della politica agricola comunitaria devono essere prioritariamente investite per mettere l’agricoltura lombarda, eccessivamente esigente di risorse idriche, in condizioni di affrontare periodi sempre più ricorrenti di siccità – conclude Di Simine – questo significa modificare gli orientamenti colturali privilegiando colture meno esigenti nella stagione estiva, favorire il risparmio idrico nelle tecniche irrigue e il riutilizzo delle acque depurate”.