Ambiente e clima: la ricetta dell’Ocse contro il “disastro globale”

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Un aumento del 50% delle emissioni di gas serra e l’inquinamento dell’aria come prima causa di morte a livello globale: sono questi alcuni scenari per il 2050 secondo l’Ocse, se non ci sara’ un cambio di rotta dei governi a tutela dell’ambiente. A lanciare l’ennesimo allarme su un Pianeta sempre piu’ a corto di risorse per tutti e’ l’ultimo rapporto ”Previsioni ambientali al 2050: le conseguenze dell’inazione”. A dispetto della recessione infatti, secondo le stime il valore dell’economia mondiale per il 2050 sara’ quasi quadruplicato. L’innalzamento della qualita’ della vita si accompagnera’ quindi ad una crescente domanda di energia, cibo e risorse naturali, oltre che al maggiore inquinamento. Secondo il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, ”rendere piu’ verdi l’agricoltura, la fornitura di acqua ed energia, l’industria, saranno temi critici entro il 2050, per rispondere ai bisogni di oltre 9 miliardi di persone”. ”Abbiamo gia’ assistito al collasso di alcune specie di pesci – ha aggiunto Gurria – a causa dell’eccesso di pesca, con impatti significativi sulle comunita’ locali, mentre serie carenze d’acqua sono una minaccia incombente per l’agricoltura. Queste enormi sfide non si possono affrontare ciascuno per conto proprio, ma devono essere gestiti nel contesto di altre sfide globali, come il cibo, la sicurezza energetica e la diminuzione della poverta’ ”. A breve termine l’emergenza si chiama recessione e disoccupazione, ma a lungo termine saranno le sfide ambientali a dominare la scena. Per evitare il futuro disastroso dipinto dal rapporto, bastera’ adottare un cocktail di soluzioni politiche: usare tasse ambientali e schemi di scambio delle emissioni per far pagare di piu’ chi inquina; dare il giusto prezzo alle risorse e ai servizi garantiti dagli ecosistemi, come l’aria pulita, l’acqua e la biodiversita’; incoraggiare l’innovazione verde rendendo le produzioni e modalita’ di consumo piu’ inquinanti anche le piu’ costose, dando invece un sostegno pubblico alla ricerca. Questo appello ”urgente” per l’attuazione di politiche di crescita verde sara’ il tema centrale della prossima riunione dei ministri dell’ambiente dell’Ocse, prevista il prossimo 29 e 30 marzo a Parigi. Per l’Italia e’ prevista la partecipazione del ministro dell’ambiente, Corrado Clini.

L’Ocse lancia l’allarme: senza le opportune contromisure per la tutela dell’ambiente, danni irreversibili potrebbero mettere a rischio due secoli di progressi nella qualita’ della vita. Secondo l’ultimo rapporto ”Previsioni ambientali al 2050: le conseguenze dell’inazione”, ”c’e’ urgente bisogno di pensare in modo nuovo”.
Ecco i dati degli scenari dei costi dell’ inazione per il 2050 evidenziati nel rapporto, dall’energia alla biodiversita’:
– ENERGIA: La domanda globale crescera’ dell’80% rispetto ad oggi, con la maggior parte della crescita concentrata nelle economie emergenti (per il Nord America la stima e’ +15%, per i paesi europei dell’Ocse +28%, per il Giappone +2,5% e per il Messico +112%), soprattutto basata sulle fonti fossili. Questo potrebbe portare ad un aumento del 50% dei gas serra a livello globale, con relativo inquinamento.
– INQUINAMENTO: Ha tutte le carte per diventare la prima causa di morte nel mondo entro il 2050, prima dell’acqua sporca e della mancanza di igiene. Il numero di decessi prematuri a causa dell’esposizione ai particolati inquinanti che provocano danni respiratori potrebbero raddoppiare nel mondo rispetto agli attuali 3,6 milioni l’anno, in particolare in Cina e India. A causa dell’invecchiamento della popolazione e la concentrazione in citta’, i paesi dell’Ocse sono quelli candidati ad avere il tasso maggiore di morti premature per via del livello di ozono terrestre nel 2050, secondi solo all’India.
– BIODIVERSITA’: Continua il calo del patrimonio natura, con un’ulteriore perdita del 10%, specie in Asia, Europa e Africa del Sud. Circa un terzo della biodiversita’ in fiumi e laghi nel mondo e’ gia’ scomparsa e ulteriori perdite sono previste per il 2050.
– ACQUA: La domanda di oro blu aumentera’ del 55%, a causa della crescente domanda dall’industria (+400%), centrali termiche (+140%) e uso domestico (+130%). Queste richieste concorrenti metteranno l’uso per scopi agricoli a rischio. Ci saranno 2,3 miliardi di persone in piu’ rispetto ad oggi – oltre il 40% della popolazione globale – che vivra’ in bacini fluviali in grave crisi idrica, specialmente in Nord e Sud Africa, Asia centrale e del Sud.

Per evitare i disastrosi scenari previsti per il 2050, il Pianeta deve correre ai ripari. Nella ricetta proposta dall’Ocse, a fare la differenza potra’ essere eliminare miliardi di dollari di sussidi oggi destinati alle tradizionali fonti fossili, ma anche aumentare le aree protette. Ecco alcune delle proposte contenute nell’ultimo rapporto
Previsioni ambientali al 2050: le conseguenze dell’inazione”:
– SUSSIDI: Negli ultimi anni, nei paesi dell’Ocse il sostegno alla produzione di fonti fossili ha oscillato fra i 45 e i 75 miliardi di dollari l’anno. Secondo le stime dell’agenzia internazionale dell’energia (Iea), le economie emergenti e in via di sviluppo hanno sborsato 400 miliardi di dollari solo nel 2010. Nella simulazione dell’Ocse, l’abbandono dei sussidi nei paesi in via di sviluppo potrebbe ridurre del 6% le emissioni globali di gas serra, dando cosi’ aiuti ad un aumento dell’efficienza energetica e alle energie rinnovabili e aumentando i finanziamenti pubblici per le iniziative che rispondono ai cambiamenti climatici. In ogni caso, la riforma dei sussidi alle fonti fossili deve includere anche misure appropriate per evitare i potenziali impatti negativi sulle famiglie.
– PREZZO DEL CARBONIO: Se i paesi industrializzati rispettassero gli impegni presentati all’ultima conferenza Onu sul clima di Cancun, tramite il pagamento dei permessi per le emissioni di CO2, gli introiti fiscali di questo meccanismo sarebbero equivalenti ad oltre lo 0,6% del Pil di questi paesi nel 2020 (oltre 250 miliardi di dollari). Rimandare iniziative fino al 2020 oppure adottarne di piu’ soft, significherebbe dover aumentare gli sforzi successivamente, con un aumento dei costi del 50% nel 2050 rispetto ad oggi, oltre a maggiori rischi ambientali.
– AREE PROTETTE: Oggi coprono il 13% dell’area terrestre globale, ma per arrivare a raggiungere i target previsti dalla Convenzione sulla biodiversita’ entro il 2020, cioe’ la protezione del 17% delle aree terrestri e delle acque interne, piu’ il 10% di aree marine e costiere, bisognerebbe tutelare altri 9,8 milioni di km quadrati di terra, adottando politiche piu’ ambiziose.