Ambiente: l’80% degli italiani continuano a spostarsi con mezzi privati

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In Italia si continua a spostarsi usando un mezzo privato: lo fa l’86% delle persone, con tutte le ricadute anche sui livelli di smog in città, e sul fronte dell’ambiente il trend negativo è segnato anche per quanto riguarda la crescita dei rifiuti. A sottolinearlo è il rapporto Legambiente 2012, dedicato in primis, al tema dell'”acqua bene comune”, che punta però il dito anche contro la scarsa per spesa per ricerca, sviluppo e occupazione. Il rapporto Ambiente Italia presentato oggi a Roma, infatti, come ogni anno, presenta numerosi dati relativi agli indicatori ambientali e socio economici capaci di fotografare il nostro paese: in negativo segnala la mobilità, con tutte le sue conseguenze in termini di traffico, inquinamento, stress e qualità della vita. LA mobilità delle persone è ancora basata sul mezzo automobilistico privato (80,6% degli spostamenti totali), seguito, ma a grande distanza, dall’autobus (12,1%), treno (5,2%) e aereo (1,7). L’Italia – sottolinea Legambiente – è anche il più grande Paese europeo con la più elevata quantità procapite di mobilità motorizzata (quasi 12 mila passeggeri km/abitanti l’anno) e con un tasso di motorizzazione sempre decisamente superiore alla media: 605 auto ogni mille abitanti contro le 473 dell’Unione Europea, le 510 della Germania, le 500 della Francia e le 470 del Regno Unito. Il trasporto merci poi si continua ad effettuare per il 90% sulla strada (il dato europeo è pari al 46%). L’inquinamento atmosferico delle città rimane problematico. Ossidi di azoto, ozono troposferico, ma soprattutto PM10 continuano a soffocare le nostre città. A fine febbraio 2012, già 27 capoluoghi della nostra Penisola avevano esaurito i 35 superamenti annuali del limite medio giornaliero di emissioni (50 µg/m3) per la protezione della salute umana previsti della normativa vigente (Dm 60/2002; Dlgs. 155/2010). Situazioni particolarmente critiche si registrano ancora nelle grandi città e in Pianura Padana.

Secondo il Rapporto di Legambiente aumenta inoltre drammaticamente la produzione dei rifiuti (+6% dal 2000 al 2009), mentre cala nel resto d’Europa (media pari a -2%) con punte pari a -9% in Germania e Regno Unito. Aumenta inoltre la povertà relativa (famiglie con spesa media inferiore alla soglia calcolata come media procapite): se nel 2005 le persone povere rispetto alla popolazione erano il 13,1%, nel 2010 sono il 13,8% (da 7.577 a 8.272) e il tasso di occupazione (nel 2010) è il più basso d’Europa (56,9%) a spese soprattutto delle donne (46,1%). Anche la spesa per la ricerca e lo sviluppo è bassissima: 1,27% del Pil (nel 2009), cioè superiore solo a quella della Polonia (0,68%) e ben lontana dal 3,96 della Finlandia, ma anche dal 2,21 della Francia, tanto per fare qualche esempio. Ma qualche segno positivo c’è: la riduzione delle emissioni di CO2, l’agricoltura e l’allevamento biologico, l’estensione delle foreste e delle aree protette. Rispetto alle attività produttive, calano infatti le aree coltivate: erano 17.562.000 ettari nel 2005, sono 13.908.000 nel 2009. Si confermano stabilmente sostanziose le licenze ecolabel rilasciate per prodotto: 25% del totale europeo mentre aumenta la superficie agricola biologica o in conversione, pari all’8,9% della superficie agricola utilizzata (Sau), e gli allevamenti biologici: erano 1.384.907 capi nel 2001, sono 3.628.713 nel 2010. Aumenta anche l’estensione delle foreste (+21% dal 1990 al 2010) e si confermano in buona salute le aree protette di interesse ambientale, con 2.269 siti di interesse comunitario e 600 zone di protezione speciale (dato 2011). Infine, rispetto alle emissioni di CO2 in Europa, il miglioramento dell’efficienza energetica e lo sviluppo delle rinnovabili, insieme alle limitazioni imposte dalla crisi economica, hanno determinato per l’Italia una riduzione del 5,4%, rendendo facilmente raggiungibile l’obiettivo del -6,5% richiesto dal Protocollo di Kyoto.