Quello appena trascorso è stato un weekend davvero tempestoso in molte aree del sud Italia, in particolare sulla Sicilia, dove fra la nottata di venerdi 9 e la giornata di sabato 10 Marzo si è abbattuta una intensa bufera di Levante e Grecale che ha cagionato tanti disagi ed un enorme mole di danni, ancora tutta da quantificare in varie province dell’isola. Difatti, nella giornata di venerdi 9, l’affondo di una ampia saccatura in quota e la contemporanea discesa, lungo il bordo occidentale di questa, di aria piuttosto fredda nel cuore dell’Algeria orientale, con sostenuti venti da N-NE, ha contribuito alla realizzazione e all’approfondimento di una circolazione ciclonica. L’aria fredda, in discesa lungo il bordo orientale dell‘anticiclone delle Azzorre disteso con i propri elementi verso la Francia e la MittelEuropa, con isoterme di +0° a 850 hpa, scivolando di latitudine in piena fascia sahariana, sotto i 25-24° di latitudine nord, si è versata sopra l’immenso muro di aria calda e secca (sub-tropicale) preesistente fra l’estremo sud dell’Algeria e il nord del Niger, dove compare l’isoterma di +20° +22° a 850 hpa.
Arrivando nel cuore dell’entroterra desertico algerino orientale la massa d’aria fredda è stata costretta a ruotare e invorticarsi su se stessa, favorendo lo sviluppo di una circolazione depressionaria che è andata a prendere sviluppo, a tutte le quote, proprio lungo il confine fra l’Algeria orientale e l’ovest della Libia. Al contempo, mentre le masse d’aria fredde scivolavano sull’entroterra algerino orientale, poco più ad est, sull’entroterra libico ed egiziano, si è sviluppato un conseguente intenso richiamo di aria calda sub-tropicale che dal nord del Niger e del Ciad è salito verso la regione desertica del Fezzan, il deserto Libico, la Cirenaica e l‘Egitto. Il marcato contrasto termico che si è determinato, fra le masse d’aria fredde che sono scivolate nel cuore dell’entroterra desertico dell’Algeria orientale (isoterme sui +0° a 850 hpa) e l’aria calda sub-tropicale che dal Sahara è risalita sulle coste libiche ed egiziane (isoterme fino a +18° +20° a 850 hpa), ha agevolato l’ulteriore approfondimento della ciclogenesi, supportata in quota da una ampia goccia fredda, che nella serata di venerdi 9 si è mossa verso l‘area occidentale di Tripoli per spostarsi sul mar Libico occidentale, con un minimo barico sceso 998 hpa. Con l’approfondimento del vortice depressionario si è assistito ad una rapida intensificazione dei venti nei bassi strati che hanno cominciato a soffiare a carattere burrascoso attorno ad esso, con l’attivazione di fortissime burrasche da E-SE sulla Cirenaica, con picchi fino a 111 km/h all’aeroporto di Bengasi, mentre intensi venti da S-SE hanno continuato a spazzare il deserto libico, sollevando forti tempeste di sabbia che si sono propagate al Mediterraneo, raggiungendo il basso Ionio e il Canale di Sicilia.

Le burrasche da E-SE che hanno sferzato le coste della Cirenaica già dalla serata di venerdi si sono spinte in direzione del golfo della Sirte e del mar Libico, generando un rapido incremento del moto ondoso. Nella nottata fra venerdi 9 e sabato 10 Marzo l’area ciclonica è risalita verso il settore occidentale del mar Libico e la parte più bassa del Canale di Sicilia, dove ha attivato un intenso “gradiente barico orizzontale” (forti differenze di pressione) che è stato inasprito dalla presenza di un robusto cuneo anticiclonico che dalla Francia si è disteso verso tutta la MittelEuropa e le Alpi, inglobando le nostre regioni settentrionali con isobare di oltre i 1030 hpa. Le strette isobare del giovane ciclone afro-mediterraneo si sono ammassate con il bordo meridionale del cuneo anticiclonico azzorriano. Si è cosi creato un notevole divario barico, con differenze di oltre i 30 hpa fra le Alpi e la Sicilia, che ha cominciato a generare forti burrasche, con vere e proprie bufere da E-SE ed Est, che hanno superato forza 8-9 sulla scala Beaufort, spazzando dalla nottata il mar Libico, il basso Ionio propagandosi rapidamente al Canale di Sicilia e a Malta, con una componente più da Est e E-NE. A Lampedusa il sostenuto vento ha portato con se anche parecchia polvere desertica che ha interessato l’intera isola, causando anche delle riduzioni di visibilità.
Nel corso della nottata, con l’ulteriore approfondimento della circolazione ciclonica fino a 996 hpa (la depressione in quota era alimentata nel suo bordo occidentale da un ramo del getto polare mentre sul margine orientale risaliva dall’entroterra algerino la “corrente a getto sub-tropicale“), le forti burrasche da E-SE ed Est si sono rinvigorite tra il mar Libico e il basso Ionio, divenendo delle autentiche bufere, con venti medi sostenuti sino a forza 9 della Beaufort che cominciavano ad agitare il mare, sollevando le prime grosse ondate di “mare vivo” che dal mar Libico e dal basso Ionio orientale si sono dirette verso le coste orientali siciliane, mentre le raffiche di picco cominciavano a superare la soglia dei 100-110 km/h. In pochissime ore le impetuose burrasche da Est, che caratterizzavano il margine settentrionale della ben definita circolazione depressionaria, dal basso Ionio si sono velocemente estese verso le coste del siracusano, il ragusano, il catanese e l’agrigentino, dove la furia eolica, caratterizzata da raffiche fino a 80-90 km/h, ha cominciato a provocare i primi danni, sradicando alberi e cartelloni stradali, abbattendo muri e scoperchiando i tetti di alcune abitazioni.

Le burrasche, da E-NE e NE, hanno poi raggiunto pure l’isola di Malta e le Pelagie, dove si sono scatenate spettacolari mareggiate lungo le rispettive coste orientali. Tra la tarda nottata e la prima mattinata di sabato 10 Marzo, quando il profondo minimo barico sui 996 hpa (o poco più in basso) si è posizionato tra il mar Libico occidentale e il basso Canale di Sicilia, nel tratto di mare a nord-ovest di Tripoli, le bufere di vento hanno raggiunto la massima intensità, con picchi ragguardevoli, di oltre i 100-110 km/h. La particolare curvatura delle isobare annesse al minimo barico presente nei bassi strati ha fatto in modo che i forti venti da Est presenti sul basso Ionio e da E-SE sul mar Libico, all’altezza delle coste siciliane, iniziassero a piegare più da E-NE, raggiungendo le coste del catanese, del siracusano, del ragusano e dell’agrigentino con la tipica componente di Grecale e Levante che nelle zone ioniche, soprattutto nella Sicilia sud-orientale, è la più temuta per quel che concerne la violenza del vento e delle mareggiate. I venti più violenti. come previsto, hanno sferzato in mattinata il ragusano, il siracusano e l’area di Gela, dove le bufere da E-NE, provenienti dal mare aperto (burrasche off-shore), non trovando ostacoli orografici particolarmente importanti, hanno mantenuto il massimo potenziale eolico, spirando con raffiche di picco che hanno oltrepassato la soglia dei 110-115 km/h.
Sul golfo di Gela, come su gran parte della costa meridionale ragusana, le raffiche sono divenute davvero impetuose, acquistando ulteriore velocità durante la discesa dai rilievi e dalle colline del vicino retroterra (versante sud degli Iblei). A Gela la massima raffica da Est ha toccato i 111 km/h, mentre i 100 km/h, nelle raffiche, si sono superati pure in molte altre località del ragusano e del siracusano. Particolarmente colpito soprattutto il ragusano, dove le fortissime folate da E-NE sono riuscite ad andare ben oltre i 100-110 km/h, forse anche più nella zona di Capo Passero, causando danni considerevoli, soprattutto al settore agricolo, dove la furia del vento ha devastato gran parte di campi e serre. Le impetuose correnti orientali hanno poi scavalcato i rilievi centrali dell’isola, sferzando con raffiche di oltre i 100-120 km/h le pareti orientali dell’Etna, ma raffiche ad oltre 100 km/h hanno interessato pure l’ennese e la stessa Enna, dove si sono toccati i 108 km/h. Ma le potenti burrasche di Greco e Levante hanno spazzato per bene anche tutta la costa catanese, con raffiche di oltre gli 80-90 km/h, mentre localmente si sono superati anche i 100 km/h. Il vento furioso non poteva risparmiare neanche il capoluogo etneo, cagionando molti danni per alberi e cartelloni pubblicitari sradicati e divelti sulle strade e sulle macchine in sosta. All’aeroporto di Fontanarossa, uno dei punti particolarmente esposti di Catania, tra le 10:50 e le 11:50, si sono registrate due raffiche da E-NE over 100 km/h, tra cui una che ha lambito i 103.7 km/h. Venti molto forti non hanno risparmiato neppure la costa dell’acese fino alla zona di Riposto e Fiumefreddo.
Come previsto, mentre sulla costa ionica imperversava la tempesta, lo stretto di Messina invece è stato riparato dall’Aspromonte che ha deviato le forti burrasche da E-NE verso l’alta costa catanese, ma ciò non ha impedito l’inserimento di temporanee e turbolenti raffiche di caduta che dal versante occidentale aspromontano, incanalandosi lungo le strette vallate del reggino, si sono dirette verso la riva messinese sotto una componente favonica (ciò spiega perché si sono raggiunti i +19°), con raffiche molto irregolari da Est ed E-NE che solo in prima mattinata hanno superato, ma solo localmente, punte di 50-60 km/h. Ad esempio nella stazione del porto di Messina (li dove c’è la capitaneria di porto) è stata misurata una raffica isolata di 72 km/h. A causa di queste folate discendenti e irregolari, che hanno inibito l’avvento di fenomeni precipitativi degni di nota sullo stretto, il pilota di un aereo dell’Alitalia ha deciso di non atterrare all’aeroporto di Reggio, perché risultava troppo rischioso effettuare l’atterraggio con quelle raffiche vorticose, dirottando il volo su Lamezia Terme. Ma venti intensi, ma più da NE (Grecale), da E-NE solo sulle coste tirreniche calabresi e sulle Eolie, hanno investito anche il basso Tirreno, interessando più da vicino le coste del messinese tirrenico, il palermitano e l’estrema punta sud-orientale della Sardegna.
A causa dell’infittimento delle isobare sul basso Tirreno lungo il versante occidentale della Catena Costiera si sono attivato fortissimi raffiche di vento di caduta che hanno sferzato soprattutto il cosentino tirrenico, dove il vento davvero impetuoso, ha superato in modo agevole i 90-100 km/h, determinando tanti disagi, soprattutto alla circolazione stradale. La raffica più forte non poteva non registrarsi nella solita Bonifati dove la locale stazione dell’Aeronautica Militare ha rilevato un picco di oltre i 121 km/h, stabilendo cosi una delle raffiche più forti fra tutte le stazioni italiane. Bonifati ormai è famosa per le sue furiose raffiche di caduta che si attivano ogni qual volta che dallo Ionio e dalla piana di Sibari si intrufolano intensi venti orientali che sono costretti a scavalcare lo spartiacque della Catena Costiera per rigettarsi verso le coste del cosentino tirrenico, con raffiche di caduta che diventano molto impetuose, anche oltre i 120-130 km/h, specie se il “gradiente barico” è rivolto verso il Tirreno.

Ma i forti venti nord-orientali hanno spazzato per bene anche l‘estrema punta sud-orientale, tanto che nell’esposta stazione di Capo Carbonara è stata misurata una raffica di picco di ben 113 km/h. La profonda area ciclonica sul basso Canale di Sicilia ha richiamato anche intensi venti nord-orientali, per lo più in quota, che hanno investito i crinali dell’Appennino meridionale, in particolare i rilievi abruzzesi, campani, lucani e calabresi. Le potenti burrasche da E-NE hanno cominciato ad attenuarsi solo dalla tarda serata e dalla nottata fra sabato 10 e domenica 11 Marzo, con il graduale indebolimento della circolazione depressionaria che nel frattempo si era attestata davanti la costa della Tripolitania e la bassa Tunisia. Domenica intensi venti, ruotati più da NE, hanno continuato ad interessare il siracusano e il ragusano, attenuandosi sensibilmente dal pomeriggio e dalla serata successiva, con l’inizio del processo di colmamento della circolazione depressionaria che cominciava a spostarsi in direzione del mar Libico e del golfo della Sirte.
Potenti mareggiate, con marosi alti fino a 5.0-6.0 metri, hanno flagellato le coste orientali sicule, Malta e le Pelagie, con spettacolari colpi di mare
Le forti burrasche dai quadranti orientali (presenti sul bordo settentrionale della circolazione ciclonica) che hanno sferzato il mar Libico, il basso Ionio e buona parte del Canale di Sicilia, con un ampio “Fetch” (lo spazio di mare su cui soffia il vento) che da Creta e dalle coste cirenaiche si estendeva fino alle coste orientali sicule, hanno sollevato delle ondate di “mare vivo” davvero grosse, con “Run Up” di 5.0-6.0 metri, che sotto la spinta delle bufere si sono propagate molto rapidamente verso ovest, generando delle forti mareggiate che dal catanese si sono estese al siracusano. In realtà le onde che hanno flagellato le coste orientali siciliane sono state generate dai fortissimi venti da Est e da E-SE che hanno spazzato tutto il mar Libico e il basso Ionio orientale, con raffiche di vento ad oltre i 100 km/h. Ciò spiega la propagazione del moto ondoso da E-SE e da Est sotto costa, malgrado la presenza di venti da E-NE burrascosi.

Difatti i dati della boa di Catania, che ha registrato il passaggio di onde medie alte fino a 5.7 metri nel pomeriggio di sabato 10, hanno evidenziato una differenza, anche notevole, fra la direzione del vento, in prevalenza da E-NE, e le onde, che si sono mosse da E-SE o da Est, favorendo una maggiore penetrazione di onde rifrate anche lungo le coste del messinese ionico. Dopo aver percorso tutto il basso Ionio i marosi si sono abbattuti con grande impeto sulle coste del basso messinese ionico, catanese e siracusano. Le mareggiate più violente hanno interessato le coste del siracusano, in particolare l’area fra Augusta e Capo Passero, che è stata flagellata da grandi ondate che hanno superato i 5.0-6.0 metri di altezza, dando vita a spettacolari colpi di mare che hanno richiamato sui lungomari parecchi curiosi (difatti sulla piattaforma di you-tube sono reperibili numerosi video da ogni angolo della Sicilia orientale). Purtroppo, a causa del mare molto agitato, fino a localmente grosso, una piccola nave cisterna, diretta al porto di Augusta, si è arenata tra gli scogli della costa siracusana. I membri dell’equipaggio sono stati prontamente salvati dagli elicotteri della Guardia Costiera, mentre pare che l’avaria al motore che ha reso ingovernabile la neve sia stata indotta dal continuo sobbalzare della stessa fra i marosi del mare in burrasca. Ma altrettanto spettacolari sono state le ondate che si sono infrante sulla riviera dei ciclopi e sulle coste dell’acese e di Capo Taormina, dove le onde di oltre i 5.0 metri sono riuscite a superare le scogliere raggiungendo persino la ferrovia.

Nel corso della giornata di sabato 10 onde rifrate, molto ben formate e alte sui 3.0-4.0 metri, sono riuscite a ripiegare anche verso il messinese ionico e l’imboccatura sud dello stretto di Messina, con frangenti da SE che hanno prodotto intense risacche. Molto spettacolari le ondate che si sono rotte fra la costa di Letojanni e Capo S.Alessio, dove la furia del mare ha dato veramente spettacolo. Ma violente mareggiate, con l’irrompere di onde da Est alte anche più di 6.0 metri, hanno letteralmente devastato le coste orientali di Malta, causando ingenti danni ai lungomari. I potenti marosi hanno inondato alcuni quartieri della cittadina di Marsalforn. Purtroppo a Qawra, come abbiamo già segnalato in un precedente articolo, un turista inglese intendo a fotografare il mare in tempesta sopra gli scogli, è stato trascinato via da una grossa ondata. Il cadavere è stato recuperato da un elicottero della Marina maltese e portato all’ospedale di La Valletta. Anche il basso Tirreno si è reso da molto mosso ad agitato per il soffio degli intensi venti di Grecale che hanno investito le coste del palermitano e con maggiore intensità il tratto di mare antistante le coste della Sardegna sud-orientale, con il mare divenuto localmente molto agitato. La boa di Palermo nella giornata di sabato ha misurato onde alte fino a 3.0-3.5 metri che hanno generato delle mareggiate di debole intensità sulle coste palermitane. Il moto ondoso ha perso vigore solo dal pomeriggio di domenica 11, con l’attivazione di una grossa scaduta da E-NE, mentre sul basso Tirreno è rimasta un onda lunga da NE che è andata rapidamente a diminuire dal pomeriggio domenicale.



Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?