Clima estremo negli Usa: gran caldo tra Middle West e stati centrali mentre sull’Oregon la neve ha raggiunto persino le coste

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Intensa ondata di calore in risalita sugli USA centrali e Middle West

Una stagione invernale tutta da dimenticare in gran parte degli Stati Uniti, salvo delle rare eccezioni lungo la costa occidentale e in Alaska. Alcuni già parlano di un anno senza inverno per il Middle West, un po’ come il terribile mite inverno del 2007 che in molti ancora ricordano in mezza Europa e nel nostro paese. Del resto, sia in termini di temperature che di precipitazioni nevose ed estensione del manto bianco, l’inverno 2012 verrà ricordato come uno dei peggiori di sempre in gran parte degli stati contigui degli USA. Stando ai primi dati preliminari elaborati dal NOAA, il prestigioso ente climatico statunitense, quello del 2012 è il quarto inverno più caldo della storia climatica degli Stati Uniti. Bisogna sottolineare che si tratta di dati preliminari che potranno essere ulteriormente ritoccati in questo ultimo periodo, in vista della risalita della prima intensa onda di calore della stagione primaverile sugli stati centrali. Finora solo l’Alaska è stato l’unico stato a mettersi al riparo dalle spaventose anomalie termiche positive che hanno caratterizzato l’intera stagione invernale degli USA, dagli stati del profondo sud fino al Middle West e lungo i confini settentrionali canadesi.

Le vistose anomalie termiche positive sugli USA centro-settentrionali

In molte aree del nord-est, abituate ad essere coperte dalla neve per lunghi periodi, da Novembre a Marzo, non vi è stata alcuna traccia per l’intera stagione. In molte località, soprattutto nel Middle West, al posto della neve sono comparsi i prati fioriti. Ma il clima caldo e l’assenza di neve si è sentita molto anche lungo l’East Coast e negli stati del New England. Da queste parti un inverno cosi anomalo come questo non si ricordava da parecchio tempo. Ora, con la risalita delle prime vere onde mobili di calore dai deserti del Messico settentrionale e dall’area del golfo, tali anomalie termiche positive tendono a crescere a dismisura, tanto da non escludere persino la caduta di qualche record mensile. Intanto dopo i primi +35° toccati in California, i +34.4° lambiti in Texas, ora anche in Florida il caldo fa sentire la voce grossa, con i primi picchi di +88 Fahrenheit, all’incirca +32°. Ma qui la stagione calda, a parte delle brevi rinfrescate, non è mai finita. Per capire l’entità delle anomalie termiche positive che affiggono gli Stati Uniti basta solo dare un’occhiata alle temperature massime registrate nei singoli stati. Basti pensare che l’altro ieri, dal Nord Dakota centrale in giù oltre mezzo paese ha segnato temperature massime prossime o superiori ai +25° +26° all’ombra, con scarti di oltre i +10° +12° o anche più rispetto alle tradizionali medie del periodo. Da segnalare come alle 8 AM di martedi mattina nessuna minima preliminare nei 48 stati contigui era sotto i +17 Fahrenheit, ossia -8.3°.

Onda di calore diretta verso il nord degli USA fino ai confini canadesi

Nemmeno in alta quota, nelle Rockies, non si è sfondata tale soglia. Ciò può capitare in Maggio o all’inizio di Giugno, ma non certo a metà Marzo. Mesi davvero dal clima stravolto in gran parte degli States. Nei prossimi giorni si verificherà un ulteriore intensificazione della calura per la risalita dall’entroterra messicano settentrionale di aria piuttosto calda convogliata negli States, soprattutto nella parte centrale, da moderati venti dai quadranti meridionali, in genere da Sud e S-SO. I caldi venti meridionali risaliranno gli stati centrali degli USA lungo il bordo occidentale di un robusto promontorio anticiclonico di blocco, ben sviluppato anche in senso meridiano, che posizionerà i propri massimi barici, di oltre i 1025 hpa, davanti l’East Coast. Questa robusta struttura anticiclonica presente sulla costa atlantica, oltre a pilotare verso gli USA centrali masse d’aria sub-tropicali piuttosto calde, d’estrazione messicana, relegherà il flusso perturbato occidentale, proveniente dal Pacifico settentrionale, in piena area canadese, lasciando fuori buona parte degli Stati Uniti.

Le profonde circolazioni depressionarie che dal golfo d’Alaska e dal Pacifico settentrionale sfondano verso le coste canadesi occidentali, sulla British Columbia, sono costrette a scavalcare i rilievi della Catena Costiera e il baluardo montuoso rappresentato dalle Montagne Rocciose (con picchi over 3500-4000 metri), dove spesso apportano forti nevicate con abbondanti accumuli, per riversarsi fra gli stati canadesi dell’Alberta, il Saskatchewan e il Manitoba, deviando successivamente verso la grande baia di Hudson, scorrendo sul margine più settentrionale di questa ampia impalcatura anticiclonica che tiene sotto scacco gran parte degli USA. Questo trend proseguirà anche nei prossimi giorni, con la penetrazione di una vasta circolazione depressionaria sul Canada centro-occidentale, con sconfinamenti di piogge e nevicate sui rilievi fino allo stato di Washington, l’Oregon e l’estremo nord della California, per l’afflusso dal Pacifico di aria molto umida con tesi venti occidentali, mentre il resto degli Stati Uniti rimarrà sotto la copertura del robusto anticiclone di blocco. L’avvicinamento della vasta circolazione depressionaria causerà anche un massiccio richiamo pre-frontale, con sostenuti venti da S-SE e Sud, che trasporteranno una nuova onda di calore che si spingerà fino al North Dakota e alla parte orientale del Montana, lungo i confini canadesi, facendo schizzare i termometri fino alla soglia dei +28° +30° in molti stati del centro-sud. L’alito caldo proveniente dai deserti del Messico settentrionale, nel weekend, si avvertirà anche nel Canada meridionale, fra il sud del Saskatchewan, il sud del Manitoba e parte dell’Ontario occidentale, dove giungeranno isoterme prossime ai +12° +14° alla quota di 850 hpa, che renderanno il clima simil estivo, con temperature massime sui +25°.

Sulla West Coast invece il clima si presenta piuttosto freddo, tanto che sulle coste dell’Oregon è comparsa la neve

Non è un caso se gli Stati Uniti rimangono la patria del clima estremo. Infatti, mentre gli USA centrali e il Middle West si preparano a un ulteriore intensificazione del caldo che porterà valori quasi estivi fino al confine col Canada, lungo la West Coast l’inverno regala gli ultimi colpi di coda. Nella giornata di martedi 13 Marzo il passaggio di un sistema frontale, annesso ad una area depressionaria proveniente dal Pacifico settentrionale, ha prodotto delle nevicate fino a bassissime quote lungo gli stati della West Coast USA. Nell’Oregon la neve è caduta fino alle coste, come raramente si vede in inverno. L’esteso sistema frontale, in sfondamento dal Pacifico settentrionale, è stato seguito da aria molto fredda che è scivolata fino alla California settentrionale, producendo un brusco raffreddamento che ha determinato un notevole abbassamento della quota neve sui monti della Catena Costiera.

La particolarità di questo episodio freddo che ha colpito le coste occidentali statunitensi sta nel fatto che le precipitazioni, stavolta, si sono associate all’intrusione fredda dalle latitudini settentrionali. Ciò ha causato delle nevicate che hanno raggiunto e imbiancato località che di rado vedono le visite della “dama bianca”. La neve ha imbiancato anche alcune zone costiere dello stato dell’Oregon. Nella mattinata di martedì 13 Marzo il fronte nuvoloso proveniente dal Pacifico, preceduto da umidi venti da Sud e S-SE, ha impattato sul versante occidentale della Catena Costiera, sconfinando fino al cuore dell’entroterra montuoso dell’Oregon, dove date le basse temperature, ha prodotto delle nevicate di debole e moderata intensità che hanno raggiunto persino i fondovalle interni, lasciando dei buoni accumuli. Le precipitazioni nevose sono divenute particolarmente intense proprio sul versante occidentale della Catena Costiera, dove nonostante la mancanza di fenomeni intensi, si sono registrati degli accumuli davvero importanti, esaltati anche dallo “stau” (sbarramento orografico) all’aria umida proveniente dall’oceano.

Notevoli gli oltre 25 cm di neve fresca caduti a Tillamook e i 18 cm di Newport. Appena due pollici di neve fresca sono caduti pure nella città di Bandon, dove la neve con accumulo è veramente rara visto che spesso cade in quantità quasi sempre irrisorie. Anche a McMinnville la neve è caduta mista alla pioggia, con venti da Sud. A Baker City la neve che è caduta in mattinata è stata accompagnata da forti raffiche di vento da Sud che hanno lambito i 74 km/h, prima di ruotare più da Nord e NO. La neve, mista alla pioggia, ha raggiunto pure la città di Portland, con sostenute raffiche da Sud, S-SO e O-SO, che hanno superato i 57 km/h. Le nevicate più fitte si sono concentrate sulla parte meridionale dello stato, vicino il confine con il nord della California. La neve ha coperto di bianco i boschi di conifere e le rigogliose foreste di latifoglie che caratterizzano l’entroterra dell’Oregon e della California settentrionale. Nell’estremo nord della costa californiana settentrionale la neve ha ammantato i rilievi a circa 500 metri di quota nella zona di Eureka, dove ricordiamo c’è stato un solo accumulo nevoso a livello del mare negli ultimi 50 anni, nel Febbraio del 1989. A Crescent City è piovuto con appena +7° +6°. Tanta neve ha ricoperto le montagne della Catena Costiera, in particolare i monti Klamath. Le nevicate hanno poi colpito anche la Sierra Nevada, in particolare la parte più settentrionale. Nei prossimi giorni un nuovo sistema frontale, collegato alla circolazione depressionaria centrata davanti le coste della British Columbia con un minimo barico sui 979 hpa, andrà ad impattare sulle coste dello stato di Washington, l’Oregon e il nord della California, portando piogge sulle coste e nuove nevicate fino a bassa quota sui rilievi della Catena Costiera e delle Montagne Rocciose. L’avvicinamento del fronte perturbato sarà accompagnato anche da sostenuti venti occidentali che interesseranno le coste dell’Oregon e della California, fino all’area di Los Angeles e San Diego.