I pesticidi finiscono nel mirino della scienza, accusati, ancora una volta, di essere responsabili delle eccezionali morìe di api che si ripetono sempre più di frequente in molte zone del pianeta. In particolare due ricerche, pubblicate sulla rivista medica Science e riportate dal ‘Washington Post’, dimostrano come alcuni di quelli piu’ comunemente usati in agricoltura per proteggere cereali, cotone, fagioli, verdure e altro, alterino il comportamento di questi animali. In particolare, api e bombi, dopo l’esposizione a questa classe di insetticidi, dimostrano di avere problemi nel ricercare il cibo e tornare ai loro alveari. L’insetticida, in particolare si parla dei neonicotinoidi, riduce il peso e il numero delle regine negli alveari dei bombi e, agendo sul sistema nervoso, causa disorientamento nelle api, che quindi tornano all’alveare senza aver impollinato i fiori. Quando gli alveari non prosperano, gli individui diventano piu’ suscettibili alle malattie ed altre minacce. Le nuove ricerche, dunque, evidenziano gli errori di valutazione dei pesticidi da parte delle autorita’ di regolamentazione. In particolare, si fa riferimento ai neonicotinoidi.
I ricercatori francesi dell’Istituto nazionale per la ricerca agricola (Inra) di Avignone, dopo aver dotato le api di minuscoli microchip a radiofrequenza e averli sottoposti ad una dose di thiamethoxan, un neonicotinoide, hanno osservato che rispetto alle api di controllo, avevano una probabilita’ due o tre volte maggiore di non tornare al proprio alveare. I ricercatori dell’Universita’ di Stirling, invece, hanno esposto alcune api ad una dose di imidacloprid, il piu’ comune neonicotinoide. Successivamente, hanno portato queste colonie ed altre non esposte all’insetticida in un campo chiuso, dove gli insetti potessero volare liberamente alla ricerca di polline per sei settimane. All’inizio e alla fine dell’esperimento i ricercatori hanno pesato ognuno degli alveari dei bombi per determinare la crescita della colonia. Queste analisi hanno mostrato che, rispetto alle colonie di controllo, quelle trattate sono ingrassate tra l’8 e il 12% in meno, con una produzione di api regine inferiore dell’85%.


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