Emergenza siccità in Veneto, situazione difficile per agricoltori e consumatori ma occhio alle speculazioni

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La siccita’ si sta facendo pesantemente risentire anche nel Veneto, con i suoi effetti negativi soprattutto per l’agricoltura, che ha bisogno di acqua che pero’ scarseggia. ”Alla vigilia della dichiarazione dello stato di crisi – sottolinea l’assessore regionale alle politiche agricole Franco Manzato – voglio sottolineare tuttavia i veri pericoli che questa situazione puo’ avere per imprenditori agricoli e cittadini. Le colture soffrono e soffriranno, la produzione certamente ne risentira’, specie quella di colture come l’asparago e altre produzioni primaverili. Pero’ attenzione: il vero rischio e’ che a pagare gli effetti di questa vera e propria calamita’ naturale siano solo i consumatori e i produttori”. ”A fronte dei potenziali danni alla produzione – spiega l’assessore – gli agricoltori possono ricorrere al sistema assicurativo agevolato, mentre la Regione operera’ per regimare nel modo piu’ razionale l’utilizzo delle risorse idriche in modo da annullare o limitare i danni. Per contro, e per questo ho atteso a fare dichiarazioni su questo argomento, la sola parola ‘siccita”, cosi’ come ‘gelo’, ‘alluvione’ e cosi’ via, rischia di far lievitare i prezzi sui banchi di vendita ,senza che i produttori ne abbiano alcun beneficio, ne’ diretto ne’ indiretto, con un peso aggiuntivo per le tasche gia’ ben impoverite dei consumatori, mentre a guadagnarci sara’ ancora una volta la speculazione che si manifesta in diverse fasi della catena distributiva. Avremo il paradosso che potrebbero rincarare, come gia’ accaduto in passato, anche i prodotti agricoli provenienti da Paesi dove il problema non esiste”.

”Invito percio’ tutti a vigilare su eventuali sbalzi e impennate nel prezzo finale delle produzioni agricole e a segnalarle alle autorita’ locali, alle nostra associazioni dei consumatori o anche direttamente agli uffici regionale della tutela dei consumatori – conclude l’assessore regionale veneto – perche’ questo ci aiuta molto a contrastare un fenomeno negativo e meschino, che provoca un vero e proprio danno sociale”. ”L’insolito caldo del mese di marzo che registra temperature superiori di 1,6 gradi rispetto alla media e’ stato segnato anche – sottolinea la Coldiretti del Veneto – dalle basse precipitazioni che nel Nordest sono state inferiori addirittura dell’86 per cento rispetto alla media, mentre in Italia il calo, pur consistente, e’ stato del 67 per cento rispetto alla media geografica degli scarti dal clima (1971- 2000)”.

Cosi’, l’attesa pioggia caduta pochi giorni fa non ha sollevato gli agricoltori veneti dalla preoccupazione che sta caratterizzando la campagna da qualche mese. I terreni pronti alla semina presentano i segni di un periodo siccitoso. I trattori anche dopo la precipitazione fanno ancora nuvole di polvere durante la lavorazione dei campi. E’ evidente che i pochi millimetri non sono stati assorbiti dalle zolle ne’ hanno alzato i livelli dei fiumi e dei laghi che risentono ancora della carenza di risorsa idrica invernale, spiegano alla Coldiretti del Veneto. L’anticipo delle fioriture dei frutteti rende l’idea di un clima che non e’ piu’ stabile. Scampato il pericolo di grandine e altre avversita’, i produttori incrociano le dita per i prossimi giorni, la furia del maltempo e’ sempre in agguato. I troppi mesi senza una goccia d’acqua hanno trasformato il suolo in una crosta di terra che in caso di intensa pioggia procurera’ piu’ danni che benefici.

Secondo i Consorzi di Bonifica complessivamente sul Veneto “mancano all’appello” 140 millimetri di pioggia, vale a dire 140 litri per metro quadrato. La quantita’ di neve caduta da inizio ottobre (cumulo di neve fresca) e’ infatti di parecchio inferiore alla media storica (dal 1970): -35% a 2200 metri di quota, -60% circa nella fascia altimetrica fra 1200 e 1600 metri e ancora meno alle quote inferiori e nelle Prealpi; mediamente si calcola -67% nello spessore medio del manto nevoso. Per rientrare nella norma dovrebbe cadere ancora almeno un metro e mezzo di neve! Nell’area delle Prealpi Vicentine (comprensorio del Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta), uno dai maggiori bacini acquiferi europei, la falda cala di oltre un centimetro al giorno (circa mezzo metro al mese), avendo gia’ raggiunto scarti, in negativo, di oltre due metri. Nella stessa zona le centrali idroelettriche lungo i canali di bonifica sono ferme da mesi per mancanza di portata idrica.

In ‘crisi’ sono i principali invasi, perlopiu’ ad uso idroelettrico, lungo i bacini dei fiumi. Per il Piave (-80% di precipitazioni nel comprensorio del Consorzio di bonifica Piave), la portata del fiume e’ oggi inferiore ai 30 metri cubi al secondo, record storico negativo) e per il Brenta (-30% di precipitazioni nel comprensorio del Consorzio di bonifica Brenta, con la portata di soli 12 metri cubi al secondo, a memoria d’uomo non si ricorda una simile situazione. Il Consorzio di bonifica ‘deriva’ circa 7 metri cubi al secondo, mentre il fabbisogno agricolo attuale sarebbe di 22 metri cubi al secondo. Anche in questo comprensorio, le centrali idroelettriche consortili sono praticamente ferme e quindi in sofferenza idrica, non potendo contare sul consueto apporto dovuto allo scioglimento del manto nevoso. Le portate di tutti i principali fiumi della pianura risultano inferiori alla media del periodo; condizioni evidenti di sofferenza si registrano lungo il corso del Bacchiglione. L’Agenzia Regionale Protezione Ambiente Veneto segnala siccita’ da moderata ad estrema su tutto il territorio veronese con estese aree a siccita’ severa sulla pianura centro meridionale. L’unica nota positiva e’ che il livello della falda freatica scaligera e’ rimasto stabile: tutto dipende dalla portata del fiume Adige, perche’ se il fiume garantisce una portata accettabile, con le derivazioni irrigue, da aprile, si dovrebbero alimentare le risorgive della bassa pianura in modo adeguato, giusto in tempo per l’inizio delle coltivazioni di riso e cereali, che richiedono massicce quantita’ d’acqua. Il Consorzio di bonifica Veronese sta razionalizzando l’uso dell’acqua; sono stati investiti oltre 20 milioni di euro negli ultimi dieci anni per il passaggio all’irrigazione in pressione di circa 2.500 ettari nella zona collinare e di media pianura, vocata alle coltivazioni di frutta ed uva; e’ un sistema, che consente risparmi d’acqua medi del 55%.

Per le aree coltivate a seminativi e cereali, invece, primi nel Veneto, e’ stato implementato ‘Irriframe’, un sistema informatizzato di calcolo del fabbisogno irriguo e che ogni coltivatore puo’ utilizzare gratuitamente con la semplice connessione ad Internet. Secondo l’Unione Veneta dei Consorzi di Bonifica poi alla foce del fiume Adige si stanno registrando segnali di risalita del cuneo salino con grave rischio per le colture. Secondo gli esperti del Consorzio di bonifica Adige Euganeo, la salinita’ misurata nei canali di bonifica e irrigui negli ultimi 15 anni e’ pari ad un terzo della salinita’ marina, etichettando, di fatto, parte del territorio come a rischio desertificazione. Per mitigare ed invertire il fenomeno dell’intrusione salina nelle falde superficiali di Brenta, Bacchiglione e Gorzone, in un territorio che si estende su 30.000 ettari, da Cona all’entroterra di Chioggia, con punte di depressione anche di 4 metri: e’ gia’ stata finanziata un’opera di sbarramento (da Regione Veneto, Comune di Chioggia, Ministero delle Politiche Agricole e Magistrato alle Acque) per un importo di circa 23 milioni di euro; le prassi burocratiche, pero’, ne sta rallentando la realizzazione, spiegano i Consorzi di Bonifica.

Il lago di Garda e’ una trentina di centimetri sotto la media stagionale. Nel fiume Po, la portata alla foce e’ di 700 metri cubi al secondo, finora sufficiente a non permettere la risalita del cuneo salino, ma non e’ ancora iniziata l’irrigazione a monte. Cosi’ i consorzi di bonifica stanno riducendo al minimo i prelievi irrigui per garantire l’accumulo idrico nei bacini di monte da utilizzare nei prossimi mesi estivi.