Emergenza siccità: semine primaverili a rischio in Emilia Romagna

MeteoWeb

Nonostante le abbondanti nevicate di Febbraio, la terra dell’Emilia Romagna ha sete. Sono giorni, infatti, che non piove e le previsioni non promettono nulla di buono per gli agricoltori che fanno gia’ i conti con troppe giornate senza precipitazioni. “In pianura il contenuto idrico dei terreni risulta ancora molto inferiore alla norma, gli scostamenti piu’ elevati si stimano nel ferrarese e nel parmense” conferma il bollettino diramato il 20 marzo dall’Osservatorio regionale sulla siccita’, redatto da Arpa. “La situazione e’ critica in tutta la regione, anche in Romagna – ha spiegato all’ADNKRONOS il presidente del Consorzio Canale Emiliano Romagnolo (Cer) e vicepresidente di Coldiretti Emilia Romagna, Massimiliano Pederzolia causa della scarsita’ di precipitazioni che e’ molto evidente: le semine primaverili, come quelle di mais, cereali, orzo e grano sono in gravissima difficolta‘”. “La neve di Febbraio che ha colpito la Romagna ha portato molto poco alle falde, quasi nulla, perche’ si e’ trattato di una neve molto leggera e la gran parte dell’acqua e’ gia’ evaporata” ha aggiunto Perdezoli, precisando che “la diga di Ridracoli e’ a meta’ della sua capacita’ di stoccaggio e anche il Po e’ a livelli molto bassi”. “Per il canale emiliano-romagnolo per ora non abbiamo problemi di approvgionamento – ha continuato il numero due della Coldiretti regionale – ma se continua questo trend i problemi che gia’ ci sono potrebbero aggravarsi ulteriormente“.
Chiedere lo stato di calamita’ “e’ al momento prematuro” ha precisato Perderzoli, ma “alla Regione chiediamo un costante monitoraggio e la massima attenzione sull’evolversi della situazione“. Quanto alle proposte per prevenire il problema siccita’ che si presenta puntualmente, “in montagna e in collina servono zone di accumulo dell’acqua, non dighe, ma invasi. Su questo qualcosa e’ stato fatto con il Piano di sviluppo rurale della Regione che ci e’ sempre stata vicina, ma ancora molto bisogna fare“. “In pianura si possono invece utilizzare le ex cave” ha suggerito il vicepresidente, spiegando che “per la zona che va da Bologna a Rimini chiediamo che gli impianti irrigui vengano estesi tramite il piano irriguo nazionale che il Governo deve rifinanziare, poiche’ il piano quinquennale precedente sta per esaurirsi e non ci sono piu’ risorse“. “Noi capiamo le difficolta’ economiche del momento – ha concluso – ma l’acqua per l’agricoltura e’ un fattore di competivita’ come il sole e la terra, e tutti mangiamo ancora 3 volte al giorno“.