Etna, l’Ingv analizza l’eruzione di ieri evidenziando l’entità del flusso piroclastico

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    Di seguito il testo integrale dell’approfondita analisi realizzata dall’Ingv di Catania sull’eruzione di ieri dell’Etna:
    Il terzo episodio di fontanamento lavico al Nuovo Cratere di Sud-Est (Nuovo CSE) dell’Etna di questo anno – il 21° nell’attuale sequenza eruttiva iniziata a gennaio 2011 – ha avuto luogo nella mattinata del 4 marzo 2012. Diversamente dall’episodio precedente, questo evento è stato violentemente esplosivo, generando piccoli flussi piroclastici e lahar (flussi di fango), dovuto all’interazione esplosiva fra colate di lava e una spessa coltre nevosa presente sul terreno (Figura 1).

    Dopo l’episodio di fontanamento lavico del 9 febbraio 2012, l’Etna è rimasto in uno stato di quiete per una settimana; nella mattinata del 16 febbraio hanno ripreso delle piccole emissioni di cenere dal Nuovo Cratere di Sud-Est (Nuovo CSE), e per 18 giorni è continuata una debole, sporadica attività stromboliana all’interno della depressione craterica. Occasionalmente sono stati visibili dei debolissimi bagliori nelle ore notturne; si è notato anche un notevole incremento delle emissioni fumaroliche soprattutto lungo l’orlo craterico meridionale. Tale attività è stata accompagnata, negli ultimi giorni di febbraio, da un aumento dell’attività esplosiva all’interno del condotto del Cratere di Nord-Est, che ha prodotto dei boati forti, ben udibili in tutta la zona sommitale. Durante la terza decade di febbraio l’ampiezza del tremore vulcanico ha inoltre mostrato delle fluttuazioni più accentuate.

    Figura 2. Colonna eruttiva dell'episodio eruttivo parossistico del 4 marzo 2012 vista dalla Piana di Catania, a circa 40 km a sud-ovest della cima del vulcano, ripresa da Elisabetta Ferrera (Università di Catania)

    Nelle ore mattutine del 4 marzo 2012, l’ampiezza del tremore vulcanico ha cominciato un incremento repentino; allo stesso tempo l’attività stromboliana all’interno del cratere ha mostrato un rapido aumento sia nella frequenza sia nell’intensità delle esplosioni. Poco dopo le ore 06:00 GMT (ora locale -1), ha avuto inizio un trabocco lavico attraverso la profonda lacuna che taglia l’orlo sud-orientale del cratere. La colata lavica ha raggiunto la base sud-orientale del cono dopo circa 15 minuti, dirigendosi poi in direzione della parete occidentale della Valle del Bove. Nel frattempo, l’attività esplosiva ha continuato a crescere, per passare ad un fontanamento lavico continuo, e la formazione di una colonna eruttiva, intorno alle ore 07:30 GMT (Figure 2 e 3). L’abbondante ricaduta di materiale piroclastico grossolano sui ripidi fianchi del cono ha portato alla formazione di frane; intorno alle ore 07:50 si sono osservati anche dei piccoli flussi piroclastici generati dal collasso parziale della colonna eruttiva. Tali flussi si sono sviluppati soprattutto sul fianco nord-orientale del cono, ma anche su quello meridionale.

    Figura 4. Colata di lava in discesa nella sella fra i due coni del Cratere di Sud-Est, in violenta interazione esplosiva con la coltre nevosa presente sul terreno, e sviluppo di un flusso piroclastico (ben visibile nella foto in basso a destra), fra le ore 07:50 e 07:53 GMT del 4 marzo 2012. Foto riprese da Trecastagni, sul versante sud-orientale dell'Etna, da Catherine Lemercier

    Sempre verso le ore 07:50 GMT, una colata lavica alimentata da una nuova bocca eruttiva ubicata sull’alto fianco sud-occidentale del cono del Nuovo CSE ha cominciato a scendere nella “sella” fra il vecchio cono del CSE e quello nuovo, interagendo violentemente con la neve presente sul terreno. Questa interazione ha prodotto esplosioni violente e piccoli flussi piroclastici, il più grande dei quali è avanzato rapidamente sul terreno pianeggiante immediatamente a est dei conetti della prima frattura eruttiva apertasi il 17 luglio 2001 (Figure 4 e 5). Lo scioglimento della neve ha invece portato alla formazione di un flusso di fango (lahar), che è sceso in direzione della stazione di monitoraggio di “Belvedere”, sull’orlo occidentale della Valle del Bove, passando a poche decine di metri a nord degli strumenti di monitoraggio.

    Lo sviluppo del flusso piroclastico sul fianco meridionale del cono del Nuovo CSE è documentato in un video spettacolare ripreso da Marco Di Marco (EtnaWalk) – clicca qui per vederlo (link esterno verso YouTube)

    Durante la fase di massima intensità nell’attività eruttiva, è stata emessa una colata lavica anche da una frattura eruttiva posto sull’alto fianco settentrionale (Figura 6). Tale colata è scesa qualche centinaio di metri in direzione nord-est, accostandosi alla base settentrionale del cono. La colata lavica principale, emessa attraverso la lacuna nell’orlo craterico sud-orientale del Nuovo CSE, ha seguito un percorso quasi identico a quello della colata prodotta durante l’episodio eruttivo del 9 febbraio. Dopo la discesa sul ripido pendio della parete occidentale della Valle del Bove, la colata ha formato diversi rami sul terreno meno ripido alla base della parete, che hanno superato quelli del 9 febbraio, raggiungendo una distanza di circa 3.5 km dal cratere (Figura 7).

    Figura 5. Flusso piroclastico sul fianco meridionale del cono del Nuovo Cratere di Sud-Est, ore 07:53 GMT del 4 marzo 2012, fotografato da Adrano (versante sud-ovest dell'Etna). Foto ripresa da Roberto Schillaci e pubblicata qui con gentile permesso dell'autore

    La colata lavica emessa dalla frattura sul fianco sud-occidentale del cono è rimasta attiva per diverse ore dopo la cessazione dell’attività parossistica, avanzando lentamente sulla traccia del lahar prodotto durante gli eventi culminanti delle ore 07:52 GMT.

    L’avanzamento delle colate laviche sulla neve è stata accompagnata da frequenti esplosioni freatiche, che hanno generato getti violenti di vapore, e lanciato frammenti di lava fino a qualche decina di metri di distanza; tali fenomeni si sono osservati sia lungo la colata lavica meridionale sia lungo la colata principale in discesa verso la Valle del Bove.

    Poco dopo le ore 09:00 GMT, l’attività ha cominciato a mostrare i primi segni di diminuzione nella sua intensità; il fontanamento lavico è cessato alle 09:32, due ore dopo l’inizio della fase parossistica.

    Questo episodio eruttivo è avvenuto 24 giorni dopo il parossismo precedente, del 9 febbraio 2012, ed è stato molto più violento. La colonna eruttiva ha raggiunto diversi chilometri di altezza sopra la sommità dell’Etna. Il materiale piroclastico di ricaduta (cenere e lapilli) è stato portato dal vento verso nord-est, interessando la zona intorno a Piedimonte Etneo e Taormina. Cenere fine è caduta nel messinese e nella Calabria meridionale. Il cono piroclastico del Nuovo CSE è ancora una volta cresciuto in altezza, soprattutto sull’orlo settentrionale.