Etna: tutti i dettagli dell’eruzione di domenica mattina nel riepilogo dell’Ingv

    /
    MeteoWeb
    Figura 1. Colonna eruttiva prodotta durante l'episodio eruttivo parossistico al Nuovo Cratere di Sud-Est dell'Etna del 18 marzo 2012, vista da Trecastagni, sul fianco sud-orientale del vulcano. Si nota la ricaduta di cenere sul versante orientale, interessando la zona fra Zafferana Etnea, Fornazzo, Santa Venerina, e Giarre. Foto ripresa alle ore 09:25 GMT (ora locale -1) da Boris Behncke, INGV-Osservatorio Etneo (Catania)

    Esattamente due settimane dopo l’episodio di fontanamento lavico (parossismo) del 4 marzo 2012, il Nuovo Nuovo Cratere di Sud-Est (Nuovo CSE) dell’Etna ha prodotto un ulteriore episodio nella mattinata di domenica 18 marzo 2012. Si è trattato, come spiegano gli esperti dell’Ingv di Catania, del 22° episodio nell’attuale sequenza eruttiva iniziata a gennaio 2011. Come per gli episodi precedenti, anche questo è stato caratterizzato da alte fontane di lava, una colonna di tefra e vapore alta diversi chilometri (Figure 1 e 3) portando a ricadute di cenere e lapilli nel settore orientale del vulcano, e colate laviche che si sono riversate nella Valle del Bove, localmente interagendo esplosivamente con la spessa coltre di neve presente sul terreno.

    I primi segni di un imminente risveglio del Nuovo CSE si sono osservati durante un sopralluogo in area sommitale effettuado da personale INGV-Osservatorio Etneo nella mattinata del 16 marzo 2012, quando il cratere ha prodotto forti boati dovuti alle emissioni di gas ad alta pressione, senza però generare alcun fenomeno visibile. Tali emissioni sono avvenute ad intervalli di pochi minuti, aumentando di frequenza durante la permanenza nei pressi del cratere. Il giorno successivo il Nuovo CSE ha prodotto ripetuti sbuffi di vapore talvolta misto con piccole quantità di cenere diluita; dopo il tramonto si sono osservati dei deboli bagliori all’interno del cratere. Nelle prime ore del del 18 c.m., i bagliori sono diventati più intensi, evidenza di attività stromboliana sul fondo craterico in aumento. Come in tutti gli episodi precedenti, si è anche osservato un repentino aumento nell’ampiezza del tremore vulcanico.

    Figura 2. Inizio del trabocco lavico attraverso la profonda fenditura nell'orlo sud-orientale del Nuovo Cratere di Sud-Est, pochi minuti dopo le ore 06:00 GMT del 18 marzo 2012. Foto ripresa da Trecastagni da Boris Behncke, INGV-Osservatorio Etneo (Catania)

    Nelle ore successive, l’attività stromboliana si è progressivamente intensificata, e poco prima delle ore 06:00 GMT (= ore locali -1), è iniziato un lento trabocco di lava attraverso la profonda fenditura che taglia l’orlo sud-orientale del cratere (Figura 2). Intorno alle ore 07:25 GMT, il contenuto di cenere nella colonna di gas che si alzava sopra il cratere è aumentato, mentre da una bocca all’interno del cratere si sono alzate delle fontane laviche pulsanti, e alte fino a 100 m. Poco prima delle ore 08:00 GMT, erano attive due bocche all’interno del cratere, mentre un terzo getto di lava incandescente è stato prodotto da una bocca apertasi all’interno della fenditura nell’orlo sud-orientale del cratere, seguendo l’orientamento di una fessura che è stata attiva durante molti degli episodi parossistici fra agosto 2011 e gennaio 2012 (Figura 4).

    Figura 3. Colonna eruttiva alta 4-5 km sopra la cima dell'Etna, vista dalla zona del porto di Catania, a circa 27 km a sud dalla cima del vulcano. Foto ripresa intorno alle ore 10:00 GMT del 18 marzo 2012 da Elisabetta Ferrera, Università di Catania

    Durante l’intervallo fra le ore 08:00 e 08:15 GMT, l’attività di fontane di lava è diventata sostanzialmente continua dalle tre bocche in attività. L’intensa ricaduta di materiale piroclastico grossolano sui fianchi settentrionale e nord-orientale del cono ha generato delle valanghe e nubi di polvere che scendevano fino alla base del cono. La colonna eruttiva si è alzata rapidamente nel cielo sereno, raggiungendo un’altezza di 4-5 km sopra la cima del vulcano (7-8 km sopra il livello del mare) intorno alle ore 09:00 GMT, per essere poi spinta verso est dal vento (Figure 1 e 3). La ricaduta di cenere e piccoli lapilli ha interessato principalmente la zona compresa fra Zafferana Etnea e Sant’Alfio a monte, estendendosi fino a Riposto e Pozzillo nel settore ionico.

    La colata lavica principale emessa attraverso la lacuna nell’orlo sud-orientale del Nuovo CSE, ha inizialmente preso lo stesso percorso delle colate emesse durante gli episodi parossistici precedenti, scendendo lungo la parete occidentale della Valle del Bove. Alcuni flussi lavici si sono diretti leggermente più a nord, invadendo terreni coperti da una spessa coltre di neve. L’interazione fra lava e neve ha portato al rapido scioglimento della neve, generando piccoli lahar, ma ha anche generato forti esplosioni dalle quali sono state prodotte nubi di vapore e cenere dall’aspetto di flussi piroclastici, che ripetutamente sono scese sul fondo della Valle del Bove. Le nubi di vapore e cenere generate da queste esplosioni si sono alzate fino a 1-1.5 km sopra il fondo della Valle del Bove (Figura 5). Tale fenomeno è continuato, in maniera intermittente, anche dopo la fine della fontana di lava e della emissione di cenere, fino alle ore 10:30 GMT circa.

    Figura 4. Fontane di lava da tre bocche (due all'interno del Nuovo Cratere di Sud-Est, e una terza nella parte alta della frattura che taglia l'orlo sud-orientale del cratere), colata lavica in interazione esplosiva con la neve sul terreno alla base del cono, e valanghe di polvere sul fianco nord-orientale del cono (a destra, dietro lo sbuffo di vapore bianco) nella fase più intensa dell'episodio parossistico del 18 marzo 2012. Foto ripresa da Trecastagni da Boris Behncke, INGV-Osservatorio Etneo (Catania)

    L’attività di fontana di lava e di forte emissione di cenere è andata avanti senza sostanziali variazioni fino alle ore 09:40 GMT circa; successivamente è rapidamente diminuita di intensità, e gli ultimi sbuffi di cenere sono stati osservati intorno alle ore 10:10 GMT.

    Come negli episodi precedenti, la colata lavica emessa dalla frattura sul fianco sud-occidentale del cono è rimasta attiva per diverse ore dopo la cessazione dell’attività parossistica, avanzando lentamente nella parte alta della Valle del Bove (Figura 6). I flussi lavici più avanzati hanno raggiunto una lunghezza di quasi 4 km, arrestandosi poco a sud di Monte Centenari. Una piccola colata lavica è stata emessa anche da una frattura sul fianco settentrionale del cono; questa colata ha seguito il percorso di una colata emessa dalla stessa frattura durante il parossismo del 4 marzo, raggiungendo una lunghezza di poche centinaia di metri. Non si invece riattivata la frattura sul fianco sud-occidentale del cono, che durante il parossismo del 4 marzo era stata luogo di violenti fenomeni esplosivi dovuti all’interazione fra magma e neve.

    Questo episodio eruttivo è avvenuto 14 giorni dopo il parossismo precedente, del 4 marzo 2012. L’intervallo fra questi ultimi due eventi è stato il più breve negli ultimi 5 mesi. Ancora una volta, il cono piroclastico del Nuovo CSE è cresciuto in altezza, soprattutto sull’orlo settentrionale, con minore crescita anche sull’orlo meridionale (Figura 7).