Sin dal 2008, grazie a delle simulazioni, si sapeva che Fukushima rischiava onde di tsunami comprese tra gli 8.8 ed i 10.2 metri. E la Tokyo Electric Power Company (TEPCO) lo sapeva. Malgrado questo, non alzò le barriere di protezione alte solo 5,7 metri. A rivelarlo è il nuovo libro di Alessandro Farrugia (Marsilio editore) dal nome “”Fukushima, la vera storia“, il quale verrà presentato oggi all’Istituto dell’Enciclopedia Italiana di Roma dal ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, e dal professor Andrea Romano. Il libro si fa strada trai segreti più intimi della TEPCO, denunciando le mancanze progettuali e ricostruendo la complessa gestione dell’emergenza, con gli errori dell’operatore elettrico ma anche del governo.
“L’avere scientemente evitato di diffondere alla popolazione le previsioni di ricaduta del fallout, disponibili grazie al sistema computerizzato Speedi ha esposto migliaia di persone a dosi aggiuntive di radioattività”, dice Farrugia. Ma il libro si occupa di parlare anche del coraggioso gesto da parte del direttore della centrale di irrorare i reattori con acqua salata, nonostante la Tepco gli avesse ordinato di smettere per non comprometterli irrimediabilmente. “Un gesto che ha evitato al Giappone la completa fusione di tutti e tre i reattori e un conseguente rilascio radioattivo molto più grave”, conclude l’autore.


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