I vulcani del nostro Sistema Solare: spicca il monte Olimpo, alto tre volte l’Everest

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Il monte Olimpo su Marte, un gigantesco vulcano alto oltre 27.000 metri

I vulcani non sono confinati alla Terra. Prove di attività vulcanica passata sono state trovate sulla maggior parte dei pianeti del nostro sistema solare e su molti dei loro satelliti. La nostra Luna ad esempio, mostra vaste aree ricoperte da antiche colate laviche che prendono il nome di mari; il più grande vulcano del Sistema Solare si trova su Marte e si chiama Monte Olimpo (alto circa 27.000 metri), mentre centinaia di caratteristiche vulcaniche sono state mappate sulla superficie di Venere.  Gli esempi appena elencati si sono formati milioni di anni fa, quando il nostro sistema solare era più giovane e i pianeti e le loro rispettive lune mostravano un’elevata temperatura interna. Attualmente le eruzioni, comprese quelle recenti, sono state individuate in tre località: su Io, satellite di Giove, su Tritone, satellite di Nettuno, e su Encelado, satellite di Saturno.  Il termine vulcano attivo è usato principalmente in riferimento ai vulcani della Terra. I vulcani attivi sono quelli attualmente in eruzione o che sono scoppiati in qualche momento della storia umana. Questa definizione funziona bene per i vulcani sulla Terra perché possiamo osservarli facilmente. Tuttavia, oltre la Terra le nostre capacità di rilevare le eruzioni vulcaniche sono cominciate soltanto con l’invenzione di potenti telescopi. Oggi, un certo numero di telescopi sono disponibili per rilevare queste eruzioni – se sono abbastanza grandi. Tuttavia piccole eruzioni non possono essere notate e non ci sono telescopi a sufficienza per guardare tutte le aree del sistema solare in cui un’attività vulcanica potrebbe verificarsi. Anche se sono state osservate soltanto poche eruzioni extraterrestri, molto si è imparato su di esse. La scoperta più importante è quella che sino ad ora sono state osservate eruzioni ben differenti da quelle presenti sul nostro pianeta. Parliamo dei Criovulcani.

Eruzione su Io

I CRIOVULCANI – La maggior parte delle persone definiscono con il termine “vulcano”, un’apertura nella superficie terrestre attraverso la quale viene eruttato materiale di roccia fusa, dove si verificano fughe di gas e cenere. Questa definizione funziona bene per la Terra. Tuttavia, alcuni corpi del nostro sistema solare hanno una notevole quantità di gas nella loro composizione. I pianeti che orbitano vicino al Sole sono rocciosi e nei periodi remoti di attività avrebbero probabilmente prodotto magmi silicati simili a quelli visti sulla Terra. Oltre l’orbita di Marte, i satelliti contengono quantità significative di gas oltre alle rocce di silicati, per cui i vulcani in questa parte del nostro sistema solare sono spesso definiti criovulcani. Non eruttano cioè roccia fusa, ma gas freddi o congelati come l’acqua, l’ammoniaca o il metano. Io è il corpo vulcanicamente più attivo nel nostro sistema solare. E’in grado di sorprendere molti ricercatori, perché la sua distanza dal Sole e la sua superficie ghiacciata lo fanno sembrare un luogo molto freddo. In realtà è un mondo notevolmente influenzato dalle forze mareali del gigante del sistema solare Giove. L’attrazione gravitazionale di Giove e dei suoi satelliti deforma continuamente Io nel suo interno, il quale subisce un grande attrito che tende a surriscaldarlo e che consente quindi un’intensa attività vulcanica. Io dispone di centinaia di crateri vulcanici, alcuni dei quali eruttano getti di vapore congelato a centinaia di miglia di altezza nella sua atmosfera animata. Le zone intorno a queste aperture dimostrano che sono state “riasfaltate” con uno strato piatto di materiale nuovo. Queste aree riemerse sono la caratteristica dominante della superficie della luna e il piccolo numero di crateri da impatto rispetto ad altri corpi del sistema solare è la prova della continua attività vulcanica di Io. I criovulcani sono stati osservati nel 1989, quando la sonda Voyager 2 diede prova della loro esistenza nella regione polare sud di questa luna.

Encelado e i pennacchi eruttati dalle fessure poste sulla superficie ghiacciata

I GEYSER DI ENCELADO – I criovulcani su Encelado sono stati documentati dalla sonda Cassini nel 2005. La navicella spaziale ha ripreso getti di particelle ghiacciate da fessure simili ai nostri geyser nella regione polare sud. Ciò ha reso Encelado il quarto corpo del sistema solare con confermata attività vulcanica. La sonda ha effettivamente mostrato e documentato come la composizione fosse principalmente composta da vapore acqueo con piccole quantità di azoto, metano e biossido di carbonio. La teoria per spiegare i criovulcani afferma che ci sarebbero delle sacche d’acqua in pressione nel sottosuolo ad una breve distanza dalla superficie del satellite. Quest’acqua viene mantenuta allo stato liquido dal riscaldamento mareale dell’interno della luna. Occasionalmente queste acque pressurizzate fanno sfogo sino alla superficie, producendo un pennacchio di vapore acqueo e particelle di ghiaccio. La prova più diretta che può essere ottenuta per documentare l’attività vulcanica su corpi extraterrestri è quella di osservare l’immagine o l’eruzione in corso, come è accaduto per Io, e senza la quale sarebbe difficile capirlo con certezza. Un altro tipo di prova è un cambiamento nella superficie del corpo, dal momento che un’eruzione può produrre una copertura al suolo di detriti. I criovulcani su Encelado sono stati scoperti soltanto nel 2005, anche se ci sono vari punti ancora sconosciuti da elaborare. Alcuni credono che il nostro vicino di casa, Venere, possa ancora ospitare attività vulcanica, nascosta sotto la sua perenne coltre di nubi. E’anche probabile che questi criovulcani possano essere scoperti su altri mondi nelle parti esterne del nostro Sistema Solare, come Europa, , Ganimede, Titano o Miranda. Insomma, siamo di fronte ad un periodo emozionante dell’esplorazione spaziale.