Il 27 marzo 1638 un catastrofico terremoto colpì la Calabria, oggi il 374° anniversario

Sabato 27 marzo 1638, vigilia delle Palme, un terremoto dell’11mo grado Mercalli (con Magnitudo del momento 6,8) distrusse molti paesi della Calabria. La scossa si verificò intorno le ore  22.00 e interessò soprattutto la zona dell’alto Crati, alle pendici della Sila, della Valle del Savuto e centri lungo la costa tirrenica poco a nord del golfo di Sant’Eufemia. Molti centri abitati furono distrutti tra questi: Martirano, Rogliano, Santo Stefano di Rogliano, Grimaldi, Motta Santa Lucia, Marzi e Carpanzano. Il sisma arrecò anche danni a Maratea e a Reggio Calabria. Il 28 Marzo altre scosse molto forti interessarono il Golf di Sant’Eufemia e le Serre Occidentali. A Nicastro si verificò il maggior numero di morti, circa 3.000 persone, di cui 600 rimaste vittime del crollo della chiesa dei Francescani, affollata a causa delle celebrazioni delle Palme. Furono numerosissimi i morti anche a Sambiase, Castiglione Marittimo, Feroleto Antico e Sant’Eufemia, quest’ultimo distrutto da un maremoto. Sant’Eufemia fu abbandonato e ricostruito in un nuovo luogo. Nicastro, invece, il 20 giugno 1638, poche settimane dopo il terremoto, subì l’assalto dei Turchi che la saccheggiarono. Di minore intensità, ma pur sempre distruttive, la scosse che si registrarono  il 28 marzo nelle Serre occidentali.  Nella zona di Vibo Valentia si aprì una voragine che secondo alcuni testimoni, di giorno emanava fumo di zolfo e di notte fiamme. I danni più gravi furono registrati nei centri di Vibo, Rosarno, Mileto, mentre i centri di Borrello, Briatico, e Castelmonardo furono praticamente rasi al suolo. Sulla costa si verificò uno Tsunami. Nel litorale di Pizzo il mare, dopo essersi arretrato per circa 1 km, si riversò sulla spiaggia con effetti rovinosi. A Tropea, invece, la data del 27 Marzo  1638 è molto importante perché il terremoto che aveva distrutto tante città e paesi vicini, lì non fece né vittime e ne danni e la cittadina rimase illesa. Tutto questo fu attribuito al miracolo della Madonna di Romania raffigurata in un quadro che ora si trova nella concattedrale di Tropea. Il Vescovo di quell’epoca, Mons. Cordova, decise di portare in processione il prodigioso quadro che aveva salvato la città e ancora oggi il 27 marzo si celebra la festa della Patrona.