Le grandi estensioni continentali si trovano in svariate parti del globo, dal continente euroasiatico a quello nordamericano, da quello africano a quello sudamericano e persino in India, Australia ed Antartide. Si tratta di zone antichissime che ormai da 2500 milioni di anni subiscono le azioni dinamiche esogene delle varie atmosfere che si sono evolute. Le grandi estensioni continentali costituiscono la parte esterna delle maggiori estensioni di crosta della nostra Terra. Sono le zone geologicamente più antiche, la cui formazione è iniziata nella parte più remota della vita sulla Terra. La crosta antica è ben distribuita in nuclei facilmente riconoscibili o è mascherata dagli eventi tettonici precedenti all’era paleozoica. Ecco i principali luoghi caratterizzati da questo paesaggio:
- nel continente euroasiatico formano la piattaforma siberiana e russa, con età variabile tra l’antichissima penisola di Kola e le più “recenti” Carelidi;
- nel continente africano le troviamo dove affiorano le maggiori estensioni dello Swaziland e nel resto dell’Africa meridionale, oltre alle grandi estensioni presenti in Uganda e Congo e nell’Africa occidentale, tra Mauritania e Marocco;
- nel continente nordamericano, nel sud della Groenlandia e nella valle del fiume Minnesota, con età di circa 3,8 miliardi di anni;
- nel continente sudamericano, ma in particolare in Venezuela, nei pressi dello scudo della Guyana ed in Brasile;
- nel microcontinente indiano;
- in Australia, soprattutto nella sua parte occidentale;
- ed infine in Antartide dove si suppone che l’età attribuibile si attesti a circa 3000 milioni di anni;
Su tutte queste estensioni citate, ma non solo, agiscono dal tempo della loro nascita, processi fisici, chimici e ultimamente biologici, che contribuiscono molto lentamente ad una modificazione, nonostante queste forze si manifestino con diversa intensità e successione. Il clima infatti è capace di condizionare le limitate ma continue azioni di smantellamento. La deriva dei continenti influisce in tempi geologici lunghissimi sulle condizioni climatologiche; non è un caso che l’Antartide circa 3000 anni fa fosse catalogato come “Fascia subtropicale”. L’attività geodinamica rompe e trasforma le rocce della crosta che è già esistente, e forma una nuova crosta a spese della precedente. Tutti questi fattori contribuiscono a ridurre, livellare, erodere il paesaggio nelle forme più note: a seconda della latitudine il clima varia decisamente, passando dalla tundra dove la temperatura media mensile è intorno agli 0°C con brevissime estati e venti fortissimi, dove la vegetazione tende a non crescere per svariati motivi diventando un terreno paludoso, alle aree semiaride delle praterie e delle steppe, prive di alberi. Ed infine ai deserti, dove le ampie distese sono assolutamente prive di vegetazione e sono battute da venti fortissimi. Molte di queste aree godono di escursioni termiche elevatissime, sia giornaliere che annuali che ne fanno dei luoghi a volte assolutamente inospitali.



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