Il profondo vortice afro-mediterraneo inizia ad assumere caratteristiche simil tropicali; l’evoluzione nelle prossime ore

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La profonda circolazione ciclonica, con minimo centrale sceso fino a 996 hpa, nel corso della mattinata odierna è risalita verso il settore occidentale del mar Libico e la parte più bassa del Canale di Sicilia, dove ha attivato un intenso “gradiente barico orizzontale” (forti differenze di pressione) che è stato inasprito dalla presenza di un robusto cuneo anticiclonico che dalla Francia si è disteso verso tutta la MittelEuropa e le Alpi, inglobando le nostre regioni settentrionali con isobare di oltre i 1030 hpa. Questo notevole divario barico, con differenze di oltre i 30 hpa fra le Alpi e la Sicilia, è stato il principale responsabile delle forti burrasche e delle bufere di vento, da E-NE (Grecale e Levante), che tra la scorsa nottata e la prima mattinata odierna hanno spazzato il mar Libico, il basso Ionio e il Canale di Sicilia, con raffiche di picco veramente impetuose che hanno superato la soglia dei 100-110 km/h fra le coste del catanese, il siracusano e il ragusano. I venti molto forti, che hanno mantenuto una prevalente componente orientale secondo l‘orientamento della curvatura ciclonica, malgrado le masse d’aria che originano le burrasche risalgono dai deserti interni della Cirenaica lasciando una lunga nube di polvere, stanno continuando ad esaltare delle forti mareggiate, con lo sviluppo di onde di “mare vivo” ben formate, alte fino a 5.0 metri, che vanno ad abbattersi con grande impeto lungo i litorali del catanese e del siracusano, dove sono presenti rumorose risacche che stanno creando danni e disagi.

Ma dando un’occhiata alla situazione sinottica si osservano condizioni bariche davvero molto interessanti. Difatti, fin dalla mattinata odierna, il ramo del getto polare, discendente il margine orientale del robusto promontorio anticiclonico azzorriano che si è esteso sulla MittelEuropa, è scivolato verso l’Algeria e la Tunisia, continuando ad alimentare l’area ciclonica attestata tra mar Libico occidentale e basso Canale di Sicilia. Al contempo, sul bordo orientale della struttura vorticosa risale il ramo principale della “corrente a getto sub-tropicale” che dall’entroterra algerino si porta verso la Libia e il basso Mediterraneo, toccando l’area ciclonica e causando una marcata avvezione di vorticità positiva che da ulteriore enfasi al ciclone, permettendo un suo ulteriore approfondimento. Da tale analisi si suppone come l’interazione fra il getto polare e la “corrente a getto sub-tropicale” è risultata quasi determinante nell’approfondimento dell’area ciclonica, che dalla Tripolitania (Libia occidentale) si è mossa verso il mar Libico, andando a prendere un grande sviluppo, tanto da raggiungere un minimo barico sui 996 hpa (o poco più basso). Fin qui nulla di strano se non fosse che nel minimo nei bassi strati si sia presentata una prevalente avvezione calda, per il costante afflusso di masse d’aria calde sub-tropicali che dai deserti della Cirenaica sono risalite fino al mar Libico e al basso Ionio, portando con se anche un ingente quantità di polvere e pulviscolo desertico in sospensione (oltre i 2000-3000 metri).

Il costante afflusso dell’aria calda dalla Libia orientale, d’estrazione sub-tropicale continentale, ha generato una forte avvezione calda che ha invaso l’intera struttura ciclonica, visto il carattere chiuso della circolazione dei venti in seno ad essa. In poche ore il sistema depressionario si è rapidamente occluso, mentre la presenza dell’aria calda attorno il minimo barico al suolo ha contribuito a generare parecchia instabilità per l’approfondimento del “gradiente termico verticale” (forti differenze di temperatura fra lo strato d‘aria prossimo al suolo e le masse d‘aria presenti alle quote superiori della troposfera), già di per se molto forte visto che alla quota di 500 hpa l’area di bassa pressione era supportata da una più ampia goccia fredda, con un nocciolo sotto i -25° a 500 hpa, favorendo l’insorgenza di intensi moti convettivi (correnti ascensionali in seno alla colonna d’aria) che hanno agevolato la costruzione di imponenti nubi torreggianti, con l’insorgenza di grossi Cumuli e Cumulonembi e annessi temporali e fulminazioni.

L'intensa attività elettrica attorno al minimo barico centrato sul basso Canale di Sicilia

La formazione della nuvolosità convettiva attorno al minimo barico ha cosi trasformato la depressione extratropicale in una circolazione ciclonica con caratteristiche simil tropicale, avvicinando il sistema alle caratteristiche di un “TLC” (Tropical Like Ciclones), cui si associano un “gradiente barico” forte e un forcing dinamico altrettanto intenso. In poche parole, stando alle ultime osservazioni satellitari, l’area ciclonica extratropicale, che nella mattinata di ieri si è sviluppata e approfondita fra l’entroterra desertico algerino e libico, risalendo il basso Mediterraneo e aspirando ingenti quantitativi di aria calda dall’entroterra della Cirenaica e dai deserti libici, si è evoluta in una circolazione dalle caratteristiche simil tropicale, con un cuore abbastanza caldo nei bassi strati. Bisogna però rammendare che non sono cosi impossibili i casi in cui dei sistemi a cuore freddo, come un semplice CUT-OFF in quota o un vecchio ciclone extratropicale, riescono a tramutarsi in sistemi a cuore caldo, acquistando spiccate caratteristiche tropicali. Durante questa evoluzione all’interno dell’area depressionaria il processo “baroclino” (tipico degli extratropicali) viene sostituito da quello “barotropico” (tipico dei cicloni tropicali). In questi casi il ciclone diventa pienamente autonomo e prende la sua energia dal calore latente fornito dal mare, di conseguenza la convenzione esplode nel centro del sistema, i venti si intensificano di botto fino a superare i 100-120 km/he si forma il tipico occhio del ciclone dentro la massa temporalesca.

Inoltre attorno l’occhio, dove è presente il cosiddetto “core” di aria calda e più secca di quella circostante, devono svilupparsi forti moti discendenti, derivati dall’intensa convenzione che lo circonda, tali da rendere i cieli pienamente limpidi e sereni (con il famoso ricciolo ciclonico), mentre tutto intorno è un fiorire di temporali, Cumulonembi e fulminazioni. Al momento, attorno al mulinello centrato davanti le coste della bassa Tunisia, si nota la presenza di una spiccata attività temporalesca, con lo sviluppo di vari nuclei convettivi che vengono alimentati di continuo dall’afflusso di masse d’aria calde dall’entroterra libico, che umidificandosi sulla più tiepida superficie del basso Mediterraneo vanno ad incrementare il già intenso “gradiente termico verticale”, favorendo la nascita dei forti moti convettivi che spingono l’aria calda e umida verso l’alta troposfera, facendola rapidamente raffreddare e condensare, generando nuovi Cumulonembi temporaleschi, carichi di piogge e occasionali fenomeni grandigeni. Se queste caratteristiche verranno evidenziate dalle moviole satellitari anche nelle prossime ore allora possiamo catalogare il sistema ciclonico come un “TLC” (tropical like cyclone), allo status di “Mediterranean Tropical Depression”, se i venti medi sostenuti (non le raffiche) raggiungono i 63 km/h, o un “Mediterranean Tropical Storm” se superano tale intensità (più probabile la prima).

Già in Tunisia, i forti venti da Nord e N-NE che scivolano sul bordo ovest della circolazione ciclonica, stanno raggiungendo picchi ragguardevoli che vanno ben oltre i 70-80 km/h. Notevoli i 91 km/h da Nord toccati all’isola di Djerba. Ancora più violente le bufere, da NE (Grecale), in atto sul basso Canale di Sicilia e sul mar Libico occidentale, dove in mattinata si sono oltrepassati i 110 km/h. L’area ciclonica andrà progressivamente ad indebolirsi dalla prossima nottata, allorquando l’intenso flusso di aria calda proveniente dalla Libia andrà a indebolirsi, poiché sostituito dai sostenuti venti occidentali che seguono la bassa pressione nei bassi strati, mentre il vortice si muoverà lentamente verso ovest, sul mar Libico, andando progressivamente a colmarsi nella tarda mattinata di domani, fino ad essere assorbito dalla stessa saccatura, spostata verso levante, che lo aveva originato nella giornata di ieri.