In Afghanistan una gigantesca slavina travolge un intero villaggio, ora si teme per il disgelo e le conseguenti inondazioni

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Quel che rimane del villaggio di Dispay, vicino i confini con il Tagikistan

Nell’Afghanistan che rischia nuovamente di infiammarsi, a seguito del grave gesto di follia di un soldato americano che ha ucciso almeno 17 civili afghani in due distinti villaggi (i talebani non potevano aspettare occasioni cosi ghiotte per inasprire le tensioni nel paese), le tragedie naturali sono purtroppo all’ordine del giorno. Nei giorni scorsi l’intero villaggio montano di Dispay (provincia di Badakhshan), nella regione montuosa dell’Hindu Kush, è stato sommerso da una gigantesca slavina che ha portato con se migliaia di tonnellate di neve. Del villaggio e dei suoi abitanti ormai non vi è più alcuna traccia. Finora lo sforzo dei abitanti locali e dei poliziotti giunti dai villaggi vicini ha permesso di estrarre almeno 56 cadaveri, mentre sono almeno 140 le persone ancora sepolte sotto diversi metri di neve. La valanga, scivolando a grandissima velocità dagli aspri rilievi dell’Hindu Kush, è stata talmente violenta da spazzare l’intero paese. Ora al posto del villaggio è presente una immensa distesa di neve. Il villaggio di Display era situato in luogo montagnoso molto impervio, lungo il confine con il Tagikistan e il Pakistan nord-occidentale. In assenza di neve il villaggio di Display era raggiungibile solo attraverso una vecchia mulattiera dal vicino Tagikistan.

Con molta probabilità quella che ha sepolto Dispay si prefigura come la seconda o la terza valanga più devastante degli ultimi due decenni, dopo le tragiche slavine che nel 1995 e nel 2005 travolsero le vallate himalayane del Kashmir indiano, mietendo la morte di centinaia di persone. L’immenso fronte di neve si è staccato dalla montagna che sovrasta il paese per un improvviso aumento della temperatura in quota dopo giorni di intense nevicate lungo tutto il comprensorio montuoso dell’Hindu Kush e del Pamir. Difatti, nelle scorse settimane, il passaggio di alcune perturbazioni (fronti nuvolosi associati a vecchi sistemi frontali provenienti dall’Iraq e Iran o depressioni in quota in fase di colmamento) provenienti dall’est della Turchia e dal nord dell’Iran, aveva causato intense nevicate su buona parte dei monti dell’Hindu Kush, dove le precipitazioni si sono fatte particolarmente abbondanti anche per il cosiddetto effetto “stau” (sbarramento orografico) esercitato dagli stessi alle correnti occidentali. Ma non si può nemmeno escludere la possibilità che il distacco dell’immensa slavina sia da addebitare alle forti raffiche di vento, ad oltre 100 km/h, che spazzavano in quota le cime dell’Hindu Kush, generando accumuli eolici rilevante che hanno poi accresciuto l’instabilità del manto nevoso. Purtroppo, nel periodo invernale, soprattutto negli inverni caratterizzati da abbondanti nevicate in montagna, le valanghe sono piuttosto frequenti nel nord-est dell’Afghanistan, ai piedi delle grande montagne del Pamir e dell’Hindu Kush.

I monti dell'Hindu Kush innevati durante il periodo invernale

Secondo un portavoce del governo della provincia di Badakhshan i morti accertati sono almeno 56, che si vanno a sommare alle centinaia di vittime del freddo e della neve in tutto l’Afghanistan. Se ne contano più di 90 nel paese, 35 dei quali bambini. Intanto l’area dove sorgeva Dispay rimane ancora inaccessibile per l’enorme quantità di neve caduta. I mezzi di soccorso e gli elicotteri non possono avvicinarsi alla zona disastrata visto che la particolare acclività del territorio rischia di causare nuove slavine di grosse dimensioni. Nel frattempo il governo di Kabul, la fondazione Aga Khan, il World Food Programme delle Nazioni Unite e l’ambasciata degli Stati Uniti stanno provvedendo a mettere a disposizione vivande di sopravvivenza, acqua e abiti per le popolazioni colpite. Ora, con l’arrivo della primavera e l’arrivo del disgelo, si teme per le inondazioni che ingrosseranno i vari corsi d’acqua dell’Afghanistan centro-settentrionale, determinando delle probabili inondazioni che rischiano di travolgere numerosi villaggi, specie quelli che sorgono ai piedi dell’Hindu Kush e del Pamir. L’enorme massa di neve, con accumuli superiori anche ai 2-3 metri in quota, che copre le montagne dell’Afghanistan settentrionale, tra fine mese e Aprile rischia di sciogliersi, provocando la piena di molti fiumi e corsi d’acqua che potranno tracimare, inghiottendo intere vallate e canyon. Secondo uno studio dell’Ong Immap, organizzazione specializzata in cartografia e raccolta di dati, almeno il 15% della popolazione afghana rischia di essere pesantemente colpita dalle inondazioni del disgelo primaverile.