
Oltre ad aver imbiancato la capitale siriana Damasco, dopo 4 anni di assenza, la neve è tornata ad imbiancare anche la città di Gerusalemme, che ricordiamo che è situata ad oltre 700 metri di altezza sopra il livello del mare. Certo, la neve a Gerusalemme non è cosi rara come si pensa, difatti la si può vedere una volta ogni due inverni, anche se sono difficili eventi nevosi con accumuli particolarmente abbondanti. L’ultima vera grande nevicata, con accumuli davvero notevoli, che si è abbattuta su Gerusalemme risale alla grande invernata del 1992, quando sulla città cadde più di 1 metro di neve fresca. Quello fu davvero un evento straordinario che paralizzo la città santa delle due grandi religioni monoteiste (Ebraismo e Cristianesimo), terza d’importanza per l’Islam, provocando innumerevoli disagi per svariati giorni. Ma nel 1992 anche nella più asciutta Damasco caddero fino a 20-25 cm di neve fresca, mentre la capitale giordana Amman fu letteralmente sommersa. Come vediamo la neve non è cosi rara, ma spesso bisogna aspettare diversi anni per rivedere le configurazioni bariche che sanno portare i fenomeni nevosi rilevanti. Ogni volta che nevica Gerusalemme si trasforma in una sorta di grande presepio all’aperto, regalando degli scenari davvero unici e suggestivi, nonostante i disagi patiti dagli abitanti. La neve di ieri, che è stata accompagnata dai sostenuti venti occidentali provenienti dal mar di Levante, ha anche comportato la chiusura anticipata delle scuole e la sospensione temporanea dei servizi pubblici di trasporto. La nevicata ha scaricato fino 4-5 cm, buona parte di questi si sono poi fusi già a tarda sera.

Nonostante tutto il manto nevoso ha fatto la gioia dei fotografi, professionisti e dilettanti, mentre i rabbini ortodossi, in via prudenziale, hanno ricordato ai seguaci che la legge ebraica vieta di effettuare rappresentazioni umane, per non scivolare verso i rischi della idolatria, vietando pure di fare i pupazzi di neve. Questi religiosi hanno anche ricordato che durante il riposo sabbatico sarebbe vietato, in teoria, fare palle di neve per non infrangere il divieto di svolgere quel giorno ogni genere di attività manuale. Ma mentre nei rioni ortodossi di Gerusalemme si diffondevano queste parole d’ordine la neve si era già trasformata in fanghiglia e le impartizioni sono rimaste così confinate alla sola teoria. Ben più abbondanti sono state le nevicate che hanno imbiancato le alture del Golan e i rilievi della Galilea, dove a causa dei forti venti da Ovest, si sono verificate delle vere e proprie bufere, con fiocchi di neve orizzontali che hanno determinato delle forti riduzioni di visibilità orizzontale, rendendo impraticabili molte strade di montagna.
L’aria molto umida, trasportata dai sostenuti venti occidentali che hanno fatto seguito al vasto sistema perturbato, associato all’annessa saccatura artica in quota, in allontanamento verso il nord dell’Iraq e l’Iran, hanno assicurato abbondanti precipitazioni, esaltate ulteriormente dallo “stau” esercitato dai rilievi della Palestina e dai monti della Giordania occidentale che hanno bloccato la nuvolosità e i nuclei precipitativi provenienti dal Mediterraneo orientale. Al contempo, le coste dell’Asia minore, sono state raggiunte da una parte dell’aria fredda, scivolata nei giorni scorsi tra l’Egeo e la Turchia, con intensi venti da N-NO che sono riusciti a versarsi sul Mediterraneo orientale, piegando attorno le coste meridionali della Turchia, con sostenute, a tratti intense, correnti da SO e O-SO, che hanno raggiunto la Siria, il Libano, Israele e la Giordania.
L’irruzione del blocco di aria fredda, dai quadranti occidentali, ha prodotto un drastico calo della quota neve tra Siria, Libano, Israele e sulle alture palestinesi. Per questo la neve, oltre a Gerusalemme, ha imbiancato, con diversi centimetri di spessore, pure le città palestinesi di Betlemme, Hebron e Ramallah, dove la gente, soprattutto i ragazzi, è scesa in strada a festeggiare l’evento con delle battaglie di palle di neve. Gran neve anche sui monti della Giordania occidentale, come il Gebel Mubrak e il Gebel Ram (oltre i 1000 metri), ben imbiancati dalle insistenti precipitazioni. Neve che è invece mancata ad Amman, la meglio esposta dal punto di vista orografico, che ha visto solo una fitta pioggia fredda, mista a fiocchi molto umidi e persino un rovescio temporalesco che ha dato la stura a brevi grandinate che non sono state in grado di lasciare accumuli degni di nota al suolo. Ma se sulle alture palestinesi e sui rilievi giordani nevicava lungo le coste israeliane, investite dai sostenuti venti da SO e O-SO che hanno raggiunto i 60-70 km/h, è caduta molta pioggia, con apporti pluviometrici molto abbondanti. Qualche pioggia, portata dagli imponenti annuvolamenti in sfondamento dal Mediterraneo orientale, è riuscita a sconfinare anche sul settore settentrionale del deserto del Negev, il luogo più arido di Israele. Le abbondanti piogge sono servite anche ad innalzare il livello delle acque del lago di Tiberiade, una delle maggiori fonti di approvigionamento idrico di tutto lo stato di Israele. Queste piogge serviranno a ridurre i rischi di possibili deficit idrici nella prossima stagione estiva. Residui fenomeni, con brevi nevicate sopra gli 800-900 metri, continueranno ad interessare lo stato Israele, la Palestina e la Giordania fino alla serata odierna, con una progressiva attenuazione dei fenomeni a partire dalla nottata successiva.

La saccatura artica ora si sposta verso il mar Caspio e l’Iran
Con l’ulteriore spostamento verso levante dell’asse della saccatura artica, che dalle latitudini polari affonda le sue radici fino al mar Caspio e all’Iran, l’ondata di freddo che ha investito il Medio Oriente riuscirà ad invadere anche l’Iran e vari paesi dell’Asia centro-occidentale. L’affondo della saccatura in quota, di origini artiche, agevolerà l’isolamento di una circolazione depressionaria che tenderà a spostarsi verso l’area nord-orientale dell‘Iran, nella regione del Khorasan, dove andrà ulteriormente ad approfondirsi, favorendo l’avvento di nevicate diffuse su buona parte dell’Iran settentrionale. Le nevicate interesseranno, fino a bassissima quota, pure le coste iraniane affacciate sul mar Caspico, con accumuli molto importanti lungo il versante settentrionale dei monti Elburz. Nel corso della giornata, l’area depressionaria, con un minimo barico pronto ad approfondirsi e scivolare al di sotto dei 996-995 hpa, dalla regione di Khorasan si sposterà verso l’est del Turkmenistan, l’Uzbekistan, passando poco a nord-ovest dei confini con l’Afghanistan, e favorendo forti nevicate lungo la regione montuosa del Kopet Dag, tra il confine iraniano e quello del Turkmenistan.

La profonda circolazione depressionaria, spostandosi verso nord-est, oltre a portare delle nevicate sparse fra il nord-est dell’Iran, il Turkmenistan, l’Uzbekistan e il nord dell’Afghanistan, richiamerà forti venti da SO e O-SO che sferzeranno, con particolare intensità, tutto l’altopiano iraniano fino alle regioni più occidentali dell’Afghanistan, in particolare la zona di Herat, dove i venti occidentali potranno risultare molto forti. Il minimo, pronto a scendere fino a 995 hpa, attiverà a suo seguito venti sud-occidentali, o da O-SO, davvero impetuosi, specie fra l’Iran centrale e il settore più orientale. Raffiche molto forti, con picchi di oltre gli 80-90 km/h che si incanaleranno fra le strette vallate e i canyon che caratterizzano questa parte dell’Iran, spazzeranno le aride regioni desertiche del Dasht-Kavit, Dasht-e-Lut e Khorasan. I forti venti occidentali, o più da SO, sconfineranno pure sull’Afghanistan occidentale, investendo il deserto del Registan e la provincia di Herat, con raffiche fino a 70-80 km/h che solleveranno per aria delle tempeste di polvere. L’area depressionaria, nella giornata di domani, si muoverà ulteriormente verso nord-est, transitando ad est del lago d’Aral, per allontanarsi verso la steppa del Kazakistan, dove causerà delle nevicate sparse sui territori a nord-est del Caspio.


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