La storia di “Vamei”, un tifone fuori dall’ordinario nato e cresciuto a ridosso dell’equatore in contrasto all’effetto Coriolis

MeteoWeb
"Vamei", ridotto a tropical storm, davanti le coste di Sumatra

Ancora oggi sono in molti, soprattutto pescatori e marittimi, fra sud della Malesia, nord del Borneo e di Sumatra, a ricordarsi del suo passaggio e degli innumerevoli danni cagionati. Difatti, la tempesta tropicale “Vamei”, poi classificato come tifone, tuttora mantiene il primato come primo ciclone tropicale ad essere nato, cresciuto e sviluppato a ridosso dell’equatore geografico, andando a contrastare la nota forza di Coriolis. Anche se ufficialmente è stato erroneamente classificato come una tempesta tropicale, “Vamei” in realtà ha raggiunto lo status di tifone di 1^ categoria sulla scala Saffir-Simpson , sulla base di diversi dati forniti dal servizio meteorologico malese che sul territorio, nella parte sud-orientale della penisola di Malacca, ha registrato venti sostenuti fino a 130-140 km/h, mentre attorno al minimo barico centrale si è sviluppato un piccolo occhio molto ben definito, con cieli sereni e scarsa presenza di nubi (un ciclone tropicale a tutti gli effetti). La tempesta ha portato le inondazioni e frane sulle coste orientali della Malesia , provocando 3.6 milioni dollari di danni e cinque morti. Ma ora andiamo a ricostruire le dinamiche che hanno permesso la formazione di uno spettacolare tifone proprio a ridosso dell’equatore, un evento più unico che raro.

I fortissimi venti ciclonici associati a "Vamei" poco prima del "landfall" sulla Malesia sud-orientale

Andiamo ad analizzare la formazione del tifone “Vamei”, l’unico ciclone tropicale ad essere stato osservato a ridosso dell’equatore geografico malgrado l’assenza dell’effetto di Coriolis

Il 19 Dicembre 2001 un interessante moto circolatorio in seno al flusso monsonico da NE (Monsone invernale), con venti che spiravano nei bassi strati con una spiccata curvatura ciclonica, si è andato a sviluppare a ridosso delle coste occidentali dell’isola del Borneo. Al tempo stesso un flusso di aria particolarmente fresca, in discesa dall’entroterra indo-cinese tramite intensi venti da N-NE e NE che hanno sferzato buona parte del mar Cinese Meridionale, generando pure delle burrasche, è sceso lungo le coste occidentali del Borneo, interagendo con questa circolazione ciclonica che iniziava a prendere forma negli strati più bassi. Una parte dell’aria fredda, con i sostenuti venti da N-NE e Nord, scivolando davanti le coste occidentali del Borneo ha raggiungo l’equatore, superandolo a largo della città di Pontianak. Una volta oltrepassato l’equatore geografico il flusso da Nord e N-NE ha cominciato a deviare verso est, con lo sviluppo di correnti più occidentali lungo la linea dell’equatore che hanno cominciato ad avvolgere il piccolo vortice nei bassi strati, chiudendolo, con un conseguente ulteriore sviluppo della circolazione vorticosa, poco a nord dell’equatore. Tra il 24 e il 25 Dicembre 2001 (giorno di Natale), durante lo scivolamento dell’aria fresca da Nord, un area con una forte attività convettiva, alimentata da alcune celle temporalesche in formazione sulle coste occidentali del Borneo, persisteva circa 370 km (230 miglia) ad est di Singapore, in seno una zona con debole “Wind Shear verticale” che ha agevolato l’esplosione della convenzione, con il continuo sviluppo di forti correnti ascensionali che hanno costruito imponenti nubi temporalesche torreggianti, cariche di rovesci e temporali molto intensi.

L’intensa attività convettiva, fra le coste occidentali del Borneo e Singapore, è stata annessa alla circolazione ciclonica che si è venuta a creare negli strati più bassi, ciò ha permesso di creare una zona di disturbo, ossia una sorta di perturbazione tropicale non ancora organizzata, ma provvista di convenzione molto profonda, forte attività temporalesca e venti rafficosi con andamento irregolare. Proseguendo molto lentamente verso ovest, in direzione di Singapore e dell’imboccatura sud dello stretto di Malacca, su acque superficiali caldissime e ricche di vapore acqueo (forte evaporazione), l’area di disturbo, alle 12:00 UTC del 26 Dicembre 2001, è stata battezzata a tutti gli effetti come una depressione tropicale, circa 230 km (145 miglia) ad est di Singapore, o 156 km (97 miglia) a nord dell’equatore. Si è trattato della prima tropical depression registrata vicino all’equatore. Durante il suo progressivo movimento verso occidente la depressione tropicale si è ulteriormente rafforzata, tanto da ottenere ufficialmente lo status di tempesta tropicale alle 00:00 UTC del 27 Dicembre 2001, sulla base dell’analisi dell‘Agenzia meteorologica del Giappone (JMA), la prima in assoluta a dare la notizia, malgrado il Joint Typhoon Warning Center (JTWC) l’aveva ufficialmente classificato come una tempesta tropicale sei ore prima.

I venti si sono notevolmente rinforzati, assumendo una spiccata rotazione ciclonica, mentre il mare, tra le coste occidentali del Borneo, Singapore e le prospicienti coste di Sumatra, si è rapidamente agitato, con la formazione di onde sempre più grosse, alte più di 3 metri. La notizia suscitò subito l’attenzione delle principali agenzie meteorologiche internazionali che con i satelliti e i modelli matematici (carte delle isobare, venti, avvezioni di vorticità) cominciarono a studiare molto attentamente l’evoluzione di “Vamei”, una tempesta tropicale fuori dall’ordinario. Qualche ora dopo le immagini satellitari cominciavano ad individuare un occhio ben definito all’interno della struttura, con 39 km (24 miglia) di diametro, insieme a spettacolari bande nuvolose a spirale, cariche di piogge e forti rovesci, che ormai si estendono verso sud fino al lato opposto dell’equatore, sull’emisfero australe. Alle 0600 UTC, l’Agenzia meteorologica del Giappone ha classificato “Vamei” come tempesta tropicale, registrando venti fino a 65-70 km/h a nord-est di Singapore,e raffiche di picco fino a 85-90 km/h allo stesso del tempo.

Ma alcune rilevazioni sul campo hanno fornito dati molto più interessanti nella giornata del 27 Dicembre. Il JTWC ha successivamente catalogato “Vamei” allo stato di tifone di 1^ categoria, con venti di punta fino a 130-140 km/h (85 mph), sulla base di una nave della Marina degli Stati Uniti che era finita a ridosso dell’occhio della tempesta. Nello stesso momento una seconda nave ha segnalato raffiche di vento di picco fino a 195 km/h (120 mph) nella parte meridionale del eyewall. Bisogna pur specificare che l’estensione della tempesta era piuttosto limitata, con i venti con l‘intensità di tifone che si estendevano poco meno di 45 chilometri dall‘occhio. Alle 08.30 UTC del 27 Dicembre 2001, “Vamei” ha fatto il “landfall” circa 60 km (35 miglia) a nord-est di Singapore, nella parte sud-orientale della Malesia, sullo stato di Johor, colpito da venti tempestosi e piogge torrenziali che hanno causato frane e inondazioni. Piogge molto forti hanno colpito anche l’area di Melaka, Negeri e Sembilan. La tempesta ha sradicato pure numerosi alberi e obbligato le autorità di Singapore alla chiusura, temporanea, dell’aeroporto internazionale. Inizialmente, il servizio meteorologico malese ha classificato “Vamei” come un forte tempesta tropicale. Subito dopo, in base ai dati metar forniti dalle singole stazioni sul Johor la tempesta è stata rivalutata come un tifone che ha effettuato il “landfall” sulle coste sud-orientali malesi, con venti fortissimi, ad oltre i 100-120 km/h che hanno innescato anche micidiali mareggiate che hanno inondato vasti tratti costieri, affondando decine di imbarcazioni e piccoli battelli. Subito dopo il “landfall” sulla parte meridionale della penisola di Malacca “Vamei”, dopo aver scaricato piogge torrenziali con venti ad oltre gli 80-100 km/h, è andato ad indebolirsi, tanto che alla fine del 27 Dicembre l’Agenzia meteorologica Giapponese (JMA)  l’ha subito declassato allo status di depressione tropicale prima del suo passaggio nella parte sud dello stretto di Malacca.

Il passaggio di "Vamei" sulla parte sud dello stretto di Malacca

All’inizio del 28 Dicembre 2001, “Vamei”, spostandosi lungo la riva nord-orientale di Sumatra, ha perso buona parte della sua intensità, fino al punto da dissiparsi. Tuttavia, insistette molta convezione vicino ai bassi strati, con frequenti formazioni temporalesche, che si ritiene essere stata causata dai resti della struttura ciclonica. Il 29 Dicembre 2001 , un’area di disturba tropicale aveva raggiunto il golfo del Bengala. In un analisi successiva il JTWC ha poi classificato il sistema come una continuazione di “Vamei“, basata sull’analisi di immagini satellitari che indicava che la circolazione di “Vamei” aveva attraversato Sumatra senza dissiparsi completamente, ma resistendo negli strati più bassi. L’attività convettiva annessa a questa area di disturbo si è riacutizzata alla fine del 30 Dicembre 2001, con una nuova analisi del JTWC che ha classificato la perturbazione come una tempesta tropicale, circa 390 km (245 miglia) a ovest-sud-ovest della punta nord-occidentale di Sumatra. Inizialmente, essendo trattato come un sistema separato, è stato classificato come “05B”. Ma giorno 31 Dicembre, a causa di un rinforzo del “Wind Shear” in quota, la struttura si è subito indebolita, fino a dissiparsi entro la fine del giorno.

L'immagine radar di "Vamei" con le aree dove si concentravano i fenomeni più intensi

Tutti i record tuttora mantenuti da “Vamei” e le caratteristiche che hanno agevolato la sua formazione fra il Borneo e Singapore; il cosiddetto “Borneo Vortex”

“Vamei” è stata l’unica tempesta tropicale osservata a nascere attorno i 1.5 ° di latitudine Nord , a soli 156 km (97 miglia) dall’equatore. Questo ha battuto il record precedente del tifone “Sarah” che nel 1956 aveva raggiunto forza di tempesta tropicale a soli 2.2 ° Nord. A causa della mancanza di delleffetto di Coriolis vicino all’equatore, la formazione di “Vamei” in precedenza era considerata impossibile. Tuttavia, uno studio della Naval Postgraduate School ha indicato che la probabilità di un simile sviluppo equatoriale è di almeno una volta ogni 2-3 secoli. Ciò può avvenire solo in quest‘area del sud-asiatico. “Vamei” si è sviluppato all’interno di vortice ciclonico orografico, meglio noto dai meteorologi malesi e cinesi come il “Borneo Vortex”,che appare ogni inverno lungo la costa nord-occidentale del Borneo ed è mantenuto dai freschi e tesi venti monsonici da N-NE che vanno ad interagire con la topografia locale dell‘isola, caratterizzata da rilievi piuttosto elevati che superano pure i 4000 metri (su tutti il monte Kinabalu, la più alta vetta del sud-est asiatico, nella regione di Sabah, supera i 4095 metri).

La traiettoria intrapresa da "Vamei" prima del suo dissipamento ad ovest della punta nord-occidentale di Sumatra

I venti monsonici da NE e N-NE, una volta raggiunte le coste dello Sabah, nel nord del Borneo, tendono a impattare con i rilievi interni dell’isola, ruotando in senso antiorario attorno le coste di questa. Una volta oltrepassato l’equatore la ventilazione da Nord tende a ruotare più da Ovest e O-NO, originando cosi un vortice orografico lungo le coste nord-occidentali, nella regione del Sarawak. Spesso il vortice del Borneo rimane vicino alla costa, e in un’analisi di 51 inverni, solo sei di questi hanno segnalato il vortice sulle acque equatoriali per quattro giorni o più. Poiché l’area del Mar Cinese Meridionale, tra il Borneo e Singapore, è larga solo 665 km (415 miglia), il vortice ha bisogno di muoversi molto lentamente per potersi sviluppare e approfondire. Un aumento persistente del vento da Nord e N-NE per più di cinque giorni, che è necessario per aumentare il vortice, è presente, in media, nove giorni in ogni inverno. La probabilità di un preesistente disturbo tropicale di trasformarsi in un ciclone tropicale è compresa tra il 10% 30 %. Pertanto, le condizioni che hanno portato alla formazione di “Vamei”, si ritiene che si possano originare una volta ogni 100-300 anni.