Manabi è una delle province dell’Ecuador che ha come capoluogo la città di Portoviejo. Purtroppo le forti piogge e i violenti rovesci temporaleschi caduti nella giornata di venerdi 2 Marzo hanno causato gravi inondazioni in tutta la provincia, con danni ingenti soprattutto nella città di Manta, colpita da un potente nubifragio che in poche ore ha fatto tracimare il fiume Burro che ha allagato buona parte del centro urbano, inondando di acqua e fango interi quartieri, cagionando ingentissimi danni. Molte le abitazioni, le botteghe e i negozi rimasti danneggiati. Ma le forti piogge e i temporali non hanno risparmiato neanche le altre province ecuadoriane. Ben 12 province, su 24, sarebbero state vulnerate dalle piogge torrenziali che hanno determinati frane, smottamenti, soprattutto nelle aree interne montuose della Cordigliera Chongón-Colonche, e conseguenti inondazioni e “Flash Flood”.

La stima dei danni, secondo quanto comunicato dalle autorità ecuadoriane, è davvero ingente. Almeno oltre 140 le abitazioni rimaste danneggiate dalle frane e dalle inondazioni. Purtroppo non sono mancate neanche le vittime, finora ne sono state recuperate 18 in tutte e 12 le province colpite dalle precipitazioni a carattere torrenziali. I temporali più violenti si sono scatenati nell’area attorno la città di Manta, e il vicino retroterra, dove si sono sviluppate delle grosse “cellule temporalesche”, accresciute dall’ingente quantità di calore latente fornito dalle acque oceaniche. La notevole intensificazione dell’attività convettiva, a ridosso della costa pacifica ecuadoriana, è da imputare al passaggio del “fronte di convergenza intertropicale” (noto anche con la sigla di ITCZ) che proprio in questo periodo dell’anno si va a collocare intorno la linea dell’equatore geografico. Inoltre l’indebolimento del fenomeno della “Nina”, ormai in fase di dissipazione e declino, sta favorendo un graduale aumento delle temperature delle acque superficiali del Pacifico equatoriale orientale, nel tratto antistante le coste colombiane e ecuadoriane. Il riscaldamento della superficie oceanica si avverte su buona parte della costa ecuadoriana centro-settentrionale, fino alla città di Guayaquil e la vicina Salinas. Difatti il grosso dell’attività convettiva di questi giorni si concentra fra le coste meridionali colombiane, da Buenaventura fino a Tumaco, e lungo le coste dell’Ecuador, fra Guayaquil ed Esmeraldas.

Le anomalie termiche negative, indotte dalla “Nina”, invece permangono nel tratto di oceano davanti le coste cilene e peruviane, li dove agisce la fredda corrente marina di Humboldt, che scorre verso nord-ovest fino alle Galapagos, rendendo il mare peruviano ricco di plancton ed alghe (non è un caso se è uno dei mari più pescosi del mondo) e inibendo la formazione dei moti convettivi e dell’annessa nuvolosità, visto che le acque fredde (temperature sui +17° +18°, anche meno durante gli anni di “Nina“) raffreddano lo strato d’aria sovrastante (negli strati più bassi, prossimi alla superficie oceanica), generando una permanente inversione termica (quindi una situazione proibitiva per la nascita dei moti convettivi) che rende le coste peruviane e cilene, incluse le aree montuose del vicino retroterra, fra i luoghi più aridi del mondo. Basti pensare al deserto di Atacama, uno dei luoghi più secchi del pianeta, dove solo negli anni del “Nino”, quando le acque oceaniche subiscono un maggiore riscaldamento indotto da un forte indebolimento dell’Aliseo di SE e una conseguente proliferazione della calda contro corrente equatoriale sul Pacifico sud-orientale, verso le coste ecuadoriane e peruviane, si possono verificare delle isolate precipitazioni, in grado di far fiorire il deserto con la caduta di pochi millimetri d’acqua.

Tornando a parlare delle recenti inondazioni che hanno flagellato l’Ecuador non bisogna sottovalutare il ruolo delle cosiddette “Calme equatoriali”, ossia l’area dove prevalgono le basse pressioni legate all’ITCZ. In questa zona, a causa del forte livellamento della pressione atmosferica e delle forti correnti ascensionali che generano i violenti “Cluster temporaleschi” tipici delle latitudini equatoriali, lungo la linea di convergenza degli Alisei, si verificano spesso estese calme di vento orizzontali (bonacce) che non fanno altro che agevolare la convenzione e la formazioni di imponenti annuvolamenti cumuliformi che danno la stura a forti acquazzoni e temporali, anche violenti. Nei prossimi giorni, a causa del progressivo riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico orientale equatoriale, a largo delle coste pacifiche colombiane ed ecuadoriane, si registrerà un calo del campo barico che favorirà un notevole rinforzo dell’Aliseo di NE, che spirerà anche a carattere di burrasca sul settore sud-occidentale del mare Caraibico, fra la penisola colombiana di Guajira e le coste caraibiche panamensi, per poi uscire, con intense raffiche da NE ed E-NE, fin sul golfo di Panama e sul Pacifico orientale, poco a nord delle Galapagos. Al contempo, con l’indebolimento dell’Aliseo di SE che borda, con venti da S-SO e Sud le coste peruviane, una ampia fascia di “Calme equatoriale” stazionerà, per più giorni, proprio davanti la costa ecuadoriana, favorendo cosi una forte attività convettiva e lo sviluppo di nuovi potenti “Cluster” e “sistemi temporaleschi multicellulari” che potranno arrecare altre piogge abbondanti, specie sulla zona costiera a nord di Guayaquil e Manta, interessando le aree già vulnerate dalle precipitazioni torrenziali della settimana scorsa.


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