L’irrigazione del nord della Cina provoca 33 milioni di tonnellate di emissioni di anidride carbonica l’anno

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In Cina piu’ emissioni di CO2 per colpa degli impianti di irrigazione. Un nuovo studio ha messo in evidenza come i metodi d’irrigazione delle zone agricole a nord del Paese siano responsabili di 33 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno. La ricerca, effettuata da un team di scienziati inglesi e cinesi, ha sottolineato i costi crescenti a livello energetico e climatico dell’irrigazione dei campi al nord della Cina. Una zona tormentata dalla siccita’, dove – come riporta lo studio pubblicato su Environmental Research Letters – gli agricoltori devono far ricorso sempre piu’ spesso alle falde acquifere, perche’ sia i fiumi che e i laghi sono sempre piu’ inquinati e piu’ sfruttati dalle fabbriche e dalle citta’. Lo studio ha dimostrato infatti che milioni di contadini nelle regioni dell’ Hubei, Henan, Shanxi e dello Shaanxi sono costretti a pompare l’acqua dal sottosuolo, spingendosi a profondita’ sempre maggiori con conseguente utilizzo di crescente quantita’ di energia elettrica. Un processo questo che, oltre all’enorme dispendio energetico, sta facendo calare il livello delle falde acquifere al ritmo ”allucinante” di due metri all’anno. Dalle analisi e’ stato scoperto infatti che lo sfruttamento di queste riserve per l’irrigazione e’ cresciuto da 10 miliardi di metri cubi nel 1950 a piu’ di 100 miliardi oggi.