Mai un inverno cosi caldo alle Svalbard; le cause della spaventosa anomalia termica positiva sull’Artico norvegese

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Le isole Svalbard durante il disgelo estivo

Per le isole Far Oer e le Svalbard l’inverno del 2012 verrà di certo ricordato come uno dei più caldi di sempre, almeno da quando esistono le rilevazioni. Tra il mese di Gennaio e Febbraio, mentre gran parte dell’Europa faceva i conti con la tremenda ondata di gelo che ha cagionato la morte di centinaia di persone, soprattutto nei paesi dell’est, le Svalbard e le Far Oer erano interessate da una pesantissima anomalia termica positiva che è andata avanti per intere settimane, senza alcuna sosta. La particolare congiuntura meteo/climatica che si è instaurata sul vecchio continente e sul comparto russo ha difatti agevolato la strutturazione di un solido ponte anticiclonico che dal vicino Atlantico si è spinto verso i paesi dell’Europa centro-settentrionale, la Scandinavia e la Russia europea, li dove agisce l’imponente anticiclone termico russo-siberiano (il cosiddetto “Orso”), con massimi di pressione che hanno toccato i 1055-1060 hpa al suolo (valore notevolissimo).

La costruzione di questo poderoso blocco anticiclonico, spesso figlio della congiunzione fra l’alta dinamica delle Azzorre con il robusto anticiclone termico “russo-siberiano”, ha favorito l’avvento di vari blocchi di aria gelida che dalle latitudini artiche, è, come nel caso delle due prime decadi di Febbraio, direttamente dai bassopiani siberiani centro-occidentali e dalle pianure sarmatiche, si sono mossi fino al cuore del vecchio continente, riuscendo ad invadere persino il Mediterraneo (nevicate eccezionali hanno interessato l’Appennino, i rilievi balcanici e i Carpazi) e parte del nord-africa, con nevicate abbondanti tra Algeria, Tunisia e persino sui monti e le colline della Tripolitania, nell’ovest della Libia (evento ancora più raro). Oltre a far tracimare le masse d’aria gelide (sia di origini russe che artiche) sull’Europa l’imponente anticiclone di blocco, che si è sviluppato in quelle settimane sul continente, ha anche determinato una brusca interruzione del flusso umido perturbato atlantico, proveniente dal Canada e dal nord degli USA. Infatti le “Westerlies”, in uscita dal continente nord-americano, una volta giunte sopra l’Atlantico sono andate ad impattare con i margini più occidentali della possente struttura anticiclonica insistente sul comprensorio europeo.

L'aurora boreale vista dalla base Dirigibile italiana di Ny-Alesund

Proprio qui gli impetuosi venti occidentali, trovandosi la strada sbarrata dal grande anticiclone di blocco, sono stati costretti a ripiegare verso nord-est e nord, bordando il fianco occidentale dell’anticiclone oceanico che con i suoi elementi si è sempre spinto in direzione della penisola Iberica (dove si patisce una brutta fase siccitosa, molto dannosa per l’agricoltura del Portogallo e del sud della Spagna) e della Francia (anche qui la vicinanza dell‘anticiclone azzorriano ha determinato una sensibile riduzione delle precipitazioni). Ciò ha attivato impetuosi flussi di correnti molto miti e umide (aria di origini sub-tropicali oceaniche), da SO e Sud, che dal medio-alto Atlantico sono state “dirottate” fino alle latitudini artiche, in particolare l’Artico norvegese, a nord della penisola Scandinava (davanti Capo Nord), dove si sono scatenate delle autentiche tempeste fuori stagione. Le burrascose e persistenti correnti sud-occidentali hanno cosi imperversato, per giorni e giorni, anche sulle Far Oer e soprattutto nelle isole Svalbard, dove il flusso umido meridionale ha mantenuto la colonnina di mercurio su valori largamente positivi nel pieno della stagione invernale. Tanto che al posto della neve le isole artiche, poste a circa 80° di latitudine nord, sono state investite da piogge, anche copiose. Ma ancora più scandalosi sono i dati termici di questa anomala stagione invernale.

Le Svalbard ospitano anche l'Orso Polare, specie nella stagione estiva, con lo scioglimento della Calotta Artica

 Il mese di Gennaio è stato il 2^ più caldo, mentre Febbraio è stato il più caldo in assoluto da quando esistono le rilevazioni. Ancora più inquietante è la media del trimestre, da Dicembre a Febbraio, che si è attestata su un valore di ben -5.2°. Con tale valore viene ampiamente superato il precedente primato vantato dall’inverno del 2006, quando la media del trimestre si attestò a -5.4°. In poche parole, dal 1978, ossia da quando sulle Svalbard sono presenti le centraline delle stazioni meteo installate dal servizio meteorologico norvegese (le isole appartengono alla Norvegia), non si è mai registrato un inverno cosi caldo, con queste incredibili anomalie termiche positive che si sono estese al resto dell’Artico norvegese. Data la particolare configurazione e la discesa dell’intenso blocco di aria gelida fino al cuore dell’Europa la scaldata era inevitabile in sede artica, ma non certo con questa intensità. Stando al dato trimestrale l’anomalia termica positiva, rispetto alla media trentennale, si attesterebbe con uno scarto di ben +7°. Ora sarà interessante monitorare l’andamento termico sull’arcipelago norvegese nel corrente mese di Marzo, con la probabile instaurazione di un nuovo trend negativo che segnerà un nuovo rafforzamento del vortice polare in sede artica.