”Dove il sole non tramonta mai, l’esercito ha contribuito a supportare importanti programmi di ricerca. Un’esperienza unica”. Massimo Dipaola, pilota dell’aviazione dell’Esercito, parla cosi’ della missione che in questi mesi ha visto otto uomini dell’Esercito tra i protagonisti, alla base antartica ‘Mario Zucchelli’, a Baia Terra Nova, della XXVII campagna antartica estiva, la prima organizzata nell’ambito del nuovo assetto organizzativo del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra). Nel periodo di campagna sono stati realizzati diversi progetti di ricerca che riguardano le scienze della vita (biodiversita’, evoluzione ed adattamento degli organismi antartici), le scienze della terra (glaciologia, contaminazioni ambientali, esplorazioni) e le scienze dell’atmosfera e dello spazio (cambiamenti climatici, monitoraggio della atmosfera e della ionosfera, misure astronomiche). Altri progetti riguardano lo sviluppo e l’applicazione di strumentazioni tecnologicamente avanzate per misure atmosferiche e geologiche e attivita’ di monitoraggio presso gli osservatori permanenti meteo-climatici, astronomici e geofisici. All’iniziativa, hanno partecipato complessivamente 190 persone: oltre a Esercito, Marina e Aeronautica, del team inviato in Antartide facevano parte, tra gli altri, ricercatori e logistici, Vigili del fuoco, esponenti del mondo universitario, dell’Ogs (Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale) e dell’Inaf (l’Istituto nazionale di astrofisica).
L’Esercito ha partecipato al progetto con alcune figure professionali con specifici compiti. Otto persone in tutto: tre ufficiali piloti in sala operativa, un ufficiale addetto alle comunicazioni, due ufficiali medici, un maresciallo guida alpina e due sottufficiali. In Antartide ”l’ambiente e’ estremo -spiega Dipaola- il personale e’ ridotto al minimo e dunque l’attivita’ richiede uomini altamente specializzati. Per la Sala operativa, abbiamo gestito l’attivita’ di volo degli assetti aerei, elicotteri ed aeroplani, per garantire sia le attivita’ scientifiche sia quelle logistiche. In piu’ abbiamo dato supporto al personale sul terreno e in mare”. Piloti e uomini specializzati abituati a ”muoversi in ambiente ostile e in spazi immensi”, hanno contribuito al buon esito delle operazioni, ”tutte le ricerche sono state effettuate senza problemi. Nel bilancio dell’attivita’ -rimarca Dipaola- tra aerei ed elicotteri, si contano circa 250 ore di volo al mese. Abbiamo gestito fino a tre aeroplani, e seguito anche l’attivita’ della nave Italica, che cura parte dei trasporti intercontinentali”. ”Un lavoro fuori dal comune -conclude l’ufficiale- di cui resta un ricordo forte oltre il ghiaccio. Sia per il lavoro svolto sia per lo spirito di corpo, che in tre mesi ha costituito una buona base per l’attivita’ operativa”.


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