Siccità in Veneto: i dati diffusi dall’Arpav

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La situazione idrologica che si sta configurando in questo inizio dell’anno evidenzia un marcato deficit pluviometrico in tutti i bacini idrografici del Veneto. In particolare, spiega l’Arpav, rispetto alla media calcolata dal 1994, il fiume Lemene evidenzia un valore pari a – 49 %, il fiume Piave -35%, i fiumi Brenta e Bacchiglione – 30%, con una media pari -34% per tutto il territorio regionale. Mediamente in Veneto mancano all’appello poco meno di 150 mm, ossia 150 litri di acqua per ogni Mq, essendo mancate, prima di tutto, le grandi piogge autunnali e, fino a questo momento, anche i consistenti apporti nevosi tipici della stagione invernale. Le piogge degli ultimi giorni, trascurabili in pianura e modeste in montagna, meno di una decina di mm sull’area prealpina, fino a 4050mm sull’Agordino, hanno apportato senz’altro un beneficio locale, senza pero’ modificare sostanzialmente la situazione generale.

Dal rapporto sulla situazione al 28 febbraio emergono alcune criticita’. I livelli delle falde registrano, ad esclusione dell’alta pianura di Verona, valori inferiori alla media del periodo, talora con scarti rilevanti (Dueville-Eraclea). Nell’Alto Vicentino l’abbassamento freatico, iniziato a dicembre, ha gia’ superato nella fascia pedemontana valori di – 2 metri rispetto ai valori di riferimento, mentre piu’ a sud, a Dueville ha registrato il minimo del periodo in 20 anni di osservazione. I principali laghi artificiali del Piave e del Brenta, serbatoi ad uso idroelettrico, sono, come di norma in questo periodo, relativamente vuoti, a fine febbraio rispettivamente al 28-37% della loro capacita’ massima, in attesa di un successivo riempimento che, statisticamente, e’ consentito con il disgelo del manto nevoso nella tarda primavera. Tuttavia, proseguendo in questa direzione, la stagione si preannuncia a rischio.

La quantita’ di neve caduta da inizio ottobre (cumulo di neve fresca) e’ parecchio inferiore alla media storica (dal 1970): -35% a 2200 m di quota, -60%/65% nella fascia altimetrica fra 1200 e 1600 m e ancora meno alle quote inferiori e nelle Prealpi. Guardando lo spessore del manto nevoso, nell’ultima decade di febbraio, siamo di fronte al secondo anno scarsamente innevato dopo il 2000. Per tornare nella norma servirebbero almeno altri 220 Mm3 pari ad un buon metro e mezzo di neve fresca. L’indice di scarsita’ idrica (Water Scarsity Index), recentemente elaborato da Arpav-Drst nell’ambito del progetto UE ”Alp Water Scarce” ed attualmente applicato a livello sperimentale, configura la situazione al 28 febbraio come la seconda peggiore dopo l’anno 2001-02.