Di solito Marzo è il mese che ci accompagna dall’inverno alla primavera. Proprio in questo periodo dell’anno, grazie al progressivo allungamento delle giornate e all’aumento della luce solare, si inizia a registrare un graduale riscaldamento delle terre emerse, con i primi tepori di stagione. Anche lungo le immense distese siberiane e sull’Asia centrale, dopo il lungo periodo di gelo invernale, si verifica un graduale riscaldamento che tra la fine di Aprile e Maggio segna il passaggio alla stagione calda. Le temperature cominciano pian piano ad aumentare, mentre la portata del gelo va sempre più a ridursi, pur rimanendo sotto la soglia degli 0°. Nel villaggio di Ojmjakon, nella Repubblica russa della Jacuzia, conosciuto in tutto il mondo come il principale polo del gelo dell’emisfero boreale, dove spesso nella stagione invernale la colonnina di mercurio scivola sotto il muro dei -60°, il termometro nella giornata odierna ha raggiunto un valore massimo di ben -13°. Segno che l’aumento termico sta cominciando, indotto dalle cause sopra spiegate, ad interessare buona parte dell’area siberiana che comincia ad uscire dal lungo invernale. L’immenso anticiclone termico “russo-siberiano”, che fra il tardo autunno e l’inverno domina incontrastato sopra tutta la Siberia, l’Asia centrale (sulle ex Repubbliche Sovietiche), è il primo a risentire di questo graduale riscaldamento. Difatti, il riscaldamento del terreno e l’aumento dei valori termici nei bassi strati, sono tutti fattori che vanno ad inibire la struttura anticiclonica termica sin dal proprio interno, favorendo un conseguente indebolimento.
Dando un’occhiata alle carte bariche si nota come l’ampia cellula anticiclonica, di origine termica, cominci a perdere di consistenza, con valori barici al suolo che stanno scendendo sotto la soglia dei 1030-1035 hpa, quando spesso in inverno si superano massimi di 1050-1060 hpa a livello del suolo. Nei prossimi giorni l’anticiclone termico “russo-siberiano” andrà sempre più ad assottigliarsi, relegando i propri elementi fra l’est del Kazakistan, la regione montuosa dell’Altai e la Mongolia. Questo graduale assottigliamento sarà in parte dovuto anche ad una maggiore invasività del vortice polare che farà fiondare, sul bassopiano siberiano occidentale, nella regione ad est degli Urali settentrionali, un vortice depressionario a carattere freddo, con minimo sotto i 995 hpa, che apporterà condizioni di tempo brutto e instabile su buona parte della Siberia occidentale, con nevicate a carattere sparso. Le nevicate, associate al passaggio di questa circolazione depressionaria fredda, si potranno estendere fino alle città di Surgut e Niznevartovsk. L’area depressionaria che si isolerà sulla Siberia occidentale sarà alimentata da una saccatura artica, colma di aria gelida, che dalla Novaja Zemlja (Nuova Terra) si propagherà sul comparto orientale degli Urali e sulla Siberia occidentale, dove scivoleranno le isoterme di -15° -16° alla quota di 850 hpa (nella libera atmosfera). Nel corso del prossimo settimana l’inverno continuerà ad essere attivo anche sulla Russia europea e lungo gli Urali.
L’avvezione fredda, di origini artiche, che si verserà sugli Urali e sulla Siberia occidentale, nel fine settimana andrà a propagarsi fino alle pianure Sarmatiche, nella Russia europea. L’aria molto fredda, proveniente dalle latitudini artiche russe, percorrendo il bordo orientale dell’intenso promontorio anticiclonico che tiene sotto scacco l’Europa, con massimi di oltre i 1030 hpa nel cuore del vecchio continente, scivolerà fino all’Ucraina, raggiungendo pure le coste settentrionali del mar Nero. Da notare pure come il getto polare, proveniente direttamente dall’Artico, sarà costretto a scorrere, a gran velocità, lungo il margine più settentrionale della struttura anticiclonica europea, seguendo un ampia curvatura in senso orario (onda anticiclonica) che dalla Groenlandia va deviare il “getto” verso il mar di Norvegia e la penisola scandinava. Proprio all’altezza della Scandinavia il ramo principale del getto polare, bordando il settore più orientale del promontorio oceanico presente sull’Europa centrale, si diramerà verso SE, versandosi sul sud della Russia europea, dove si andrà a scavare una ampia saccatura a carattere freddo che andrà ad alimentare una ben definita circolazione ciclonica, ben strutturata in quota (a 500 hpa), che si posizionerà sulla Russia centro-meridionale, non lontano dai confini con il Kazakistan nord-occidentale, apportando condizioni di tempo marcatamente invernale, con cieli molto nuvolosi o coperti e annesse nevicate, su quasi tutta la Russia europea.
L’affondo dell’asse di saccatura, colmo di aria molto fredda, andrà ad approfondire l’area depressionaria, supportata in quota (a 500 hpa) da un nocciolo molto gelido sui -40° a 500 hpa, centrato sulla Russia centro-meridionale, non lontano dai confini con il Kazakistan occidentale, mentre il minimo al suolo scenderà fino a 995 hpa. Il vortice freddo, nella giornata domenicale, tenderà ad allontanarsi lentamente verso est, portando condizioni di clima freddo e spiccatamente invernale su gran parte della Russia europea e lungo gli Urali, dove si verificheranno delle nevicate sparse che colpiranno anche il bacino del Volga e l’area di Mosca, già imbiancata dalle nevicate cadute nei giorni scorsi. Mentre nel cuore della Russia europea l’inverno continuerà a dettare la sua legge, sull’Ucraina orientale, nel sud della Russia, lungo le sponde settentrionali del mar Caspio e sulla parte occidentale del Kazakistan, il clima si presenterà piuttosto mite, con un deciso rialzo termico provocato dal richiamo di aria tiepida e umida dai sostenuti venti da S-SE e Sud che precedono l’area ciclonica russa. Le masse d’aria miti si spingeranno fino alla Russia meridionale, andando cosi a scontrarsi con l’aria molto fredda che nel frattempo si è versata sopra le pianure Sarmatiche e gli Urali. I forti contrasti termici che si verranno a creare favoriranno la formazione di nuove profonde circolazioni depressionarie che si muoveranno sul comparto russo.



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