Telecamere per il monitoraggio degli tsunami

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Telemetri laser

Il mondo ha osservato con orrore le immagini arrivate un anno fa dal Giappone, quando uno tsunami ha causato una tragedia devastante. Le stesse immagini sono state utilizzate dai ricercatori per favorire degli studi in merito a questi fenomeni. Gli ingegneri che stanno svolgendo le analisi, hanno in mente di utilizzare regolarmente delle videocamere per il monitoraggio degli tsunami. Queste onde anomale sono ben studiate nei dettagli sino a quando si trovano in mare aperto e quando approcciano nelle vicinanze della costa, grazie a simulazioni computerizzate molto sofisticate. Ma quando penetrano nell’entroterra è davvero difficile stabilire dove andrà la massa d’acqua. I ricercatori saranno così in grado di registrare i segni lasciati dall’acqua su edifici e altre strutture dopo l’evento. Quando si tratta di progettare edifici e di pianificare le migliori vie di evacuazione, non è mai semplice stabilire la velocità con cui la massa di acqua si sposta in occasione di onde di tsunami. Dopo lo tsunami che ha colpito l’Oceano indiano nel 2004, due ricercatori hanno analizzato i video girati dai sopravvissuti a Banda Aceh, in Indonesia, valutando una velocità delle correnti tra i 2 ed i 5 m/s. Ma questi video sono stati girati a 3 Km nell’entroterra, dopo che le onde avevano cominciato a rallentare. Durante il mega-terremoto giapponese, vari turisti fuggiti in preda al panico ai piani più elevati, hanno comunque ripreso dei video impressionanti grazie alle videocamere portatili. Grazie a questi video si è cercato di ricostruire minuziosamente l’evento e registrare l’altezza dell’acqua. Grazie a particolari telemetri laser si sono ricostruiti inoltre i tassi di flusso.

Raffigurazione di un'onda di tsunami

I risultati dicono che le onde hanno raggiunto i 9 metri in città, e le correnti un picco massimo di velocità di 11 m/s, pari a quasi 40 Km/h. I ricercatori sperano che un sistema automatizzato di monitoraggio tsunami possa essere rappresentato da telecamere distribuite nei vari porti. “E ‘un idea davvero interessante,” dice Althea Rizzo, che è responsabile della pianificazione della pericolosità sismica con la gestione delle emergenze Oregon a Salem. “Questa informazione sarebbe assolutamente inestimabile.” In California, i ricercatori stanno attualmente analizzando video girati dalle telecamere portuali delle onde che hanno viaggiato attraverso l’Oceano Pacifico dopo il mega-terremoto  del Giappone. Barche e banchine hanno subito danni per un totale di milioni di dollari, e i funzionari statali desiderano ridurre al minimo tali perdite in futuro. “Abbiamo centinaia di video che abbiamo in programma di studiare nei minimi dettagli“, dice Rick Wilson del Geological Survey a Sacramento. Tali telecamere potrebbero mettere in guardia la popolazione prima che qualcosa di devastante come uno tsunami raggiunga molte aree costiere. Sistemi di allarme già esistenti non possono infatti prevedere che tipo di onde raggiungeranno la costa. Il Giappone ha un sistema aggiuntivo di boe che registrano flessioni verticali appena le onde dello tsunami passano nelle acque vicino la costa, ma la reale dimensione diviene chiara solo quando le onde ricadono sulla costa. Questo sistema non aiuterebbe i primi luoghi colpiti, ma potrebbe fornire minuti vitali ad altre città che ne sarebbero interessate successivamente.