Un altro devastante terremoto potrebbe colpire a breve Tokyo: è il parere degli scienziati

MeteoWeb

Ad un solo anno da uno dei più grandi e devastanti terremoti della storia, gli scienziati parlano della possibilità di un nuovo devastante sisma che potrebbe colpire la città di Tokyo. La metropoli, che ospita 35 milioni di abitanti, ha visto dal giorno del terremoto sottomarino di magnitudo 9.0, un triplice aumento dell’attività tettonica. In media, ogni giorno, circa 1,5 eventi tellurici vengono registrati sulla città, che attualmente rappresenta uno dei luoghi più popolati del pianeta. Ma gli abitanti sono così abituati a queste scosse, che la maggior parte di esse passano quasi inosservate. La città è senza dubbio uno dei luoghi abitati più sicuri al mondo da questo punto di vista. Il terrbile sisma che colpì il Giappone nel Marzo 2011 causò soltanto pochi danni strutturali. Furono migliaia le persone bloccate a causa del caos dei trasporti pubblici, ma gli edifici crollati si contavano sulle dita di una mano, e le vittime, senza lo tsunami, sarebbero state pochissime. A divulgare la notizia di un possibile forte terremoto, non è il solito catastrofista che cerca di infondere panico generalizzato, ma l’autorevole University of Tokyo’s Earthquake Research Institute. I ricercatori spiegano come la città sia costruita all’incrocio di quattro placche tettoniche, e quindi la probabilità che nei prossimi 4 anni possa verificarsi un terremoto superiore alla magnitudo 7 è del 50%. “Dobbiamo prepararci al terremoto che accadrà”, dice Asahiko Taira, direttore esecutivo dell’Agenzia governativa giapponese del Marine-Earth Science and Technology. Una simulazione dell’agenzia, suggerisce che se un terremoto di magnitudo 7,3 si verificasse nella parte settentrionale della baia di Tokyo in una serata feriale, potrebbero morire circa 6400 persone e verificarsi 160.000 feriti. Circa 471.000 abitazioni sarebbero distrutte, la maggior parte dagli incendi e sarebbero generati 96 milioni di tonnellate di rifiuti, un dato quattro volte superiore a quello dello tsunami che ha colpito la costa di Nord-Est. Milioni di persone perderebbero casa e i rifugi di emergenza sarebbero invasi. Più di un milione di famiglie rimarrebbe senz’acqua, senza gas, elettricità e telefoni per diversi giorni. Economicamente, il costo dei danni, sarebbe pari a una cifra colossale, valutabile in 1.450 miliardi di dollari – circa un terzo del PIL del Giappone. L’impatto di un terremoto enorme sul centro politico, economico e culturale sarebbe sentito a livello nazionale, facendo mettere a repentaglio la vita in tutto l’arcipelago e oltre, data l’influenza del Giappone nel settore a livello mondiale. Questo scenario apocalittico, secondo gli scienziati, non è poi così lontano dalla realtà.

Credit: Earthquake Pictorial Edition

IL PASSATO ED IL FUTURO – Il Giappone, che annualmente vive un quinto dei terremoti terrestri più forti, ha già perso in passato la sua capitale, a causa della potenza della natura sprigionata dal terribile terremoto del Kant? nel Settembre 1923, alle 11:58, che rase appunto al suolo la città. Quel terremoto fu di magnitudo 7.9, e gli incendi che ne conseguirono provocarono la morte di 142.800 persone (fonte l’US Geological Survey), e lasciò una memoria istituzionale di cosa significhi per un paese essere effettivamente decapitato. Gli scienziati avvertono che qualcosa dev’essere fatto per mitigare il rischio. “E’estremamente difficile prevedere con esattezza quando un terremoto colpirà, ma possiamo capire ciò che potrebbe accadere, e da li, dobbiamo sviluppare strategie per ridurre al minimo le conseguenze”, ha detto Taira. Ma alcuni esperti temono che i sismologi giapponesi siano così tanto concentrati sul big one di Tokyo, da trascurare altre località ugualmente a rischio. Robert Geller, esperto della materia, afferma che “in un paese dove sono presenti 54 reattori nucleari, il rischio di un terremoto di grandi dimensioni che possa colpire tutto l’arcipelago, non può e non deve essere ignorato a favore di una singola porzione di territorio qual è quello di Tokyo”. Anche il governo crede che il rischio sulla metropoli si basi solo una metodologia errata e priva di senso, e che porti soltanto a deconcentrasi rispetto ad altri territori. “La scorrettezza di questa metodologia dovrebbe essere ovvia, dal momento che fu utilizzata dal governo prima del tristemente famoso 11 Marzo 2011, asserendo che l’area di Tohoku correva un rischio molto basso, anche se poi sappiamo tutti com’è andata a finire”, dice Geller, professore del Dipartimento di Scienze della Terra e planetarie presso l’Università di Tokyo. Quell’area infatti fu tra le più colpite nello scorso mese di Marzo, quando la costa orientale venne praticamente distrutta dall’evento.