Una grossa tempesta sferza l’Atlantico, ondate alte fino a 13 metri stanno per raggiungere le coste occidentali irlandesi e scozzesi

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Il gigantesco ricciolo dell'immensa depressione-uragano che solca l'Atlantico settentrionale (fonte Iceland met-office)

L’immensa “depressione-uragano” che la scorsa notte si è andata ad approfondire tra le coste orientali groenlandesi e l’Islanda, sopra le fredde acque dello stretto di Danimarca, sta dominando lo scenario meteo/climatico su buona parte del vecchio continente. Le immagini satellitari odierne sono alquanto spettacolari. Difatti viene evidenziato un enorme ricciolo ciclonico che dal nord Atlantico, sotto la spinta dei fortissimi venti occidentali post-frontali, si sposta molto velocemente verso le coste centro-meridionali norvegesi, alle isole Britanniche, propagandosi al mar del Nord, Danimarca, Olanda, Belgio, Francia, fino a lambire il nord della Spagna, fra il golfo di Biscaglia e i Pirenei. A causa dei fortissimi venti occidentali dietro il fronte freddo, che hanno assunto intensità di uragano di 1^ e 2^ categoria in una vasta parte dell’Atlantico settentrionale, il fronte freddo del ciclone extratropicale si è mosso molto più velocemente di quello caldo, diminuendo sempre più l’area del settore caldo fino a quando i due fronti non si sono saldati in un unico fronte, detto fronte occluso (il cosiddetto ciclone strozzato), che segna la decadenza della potente ciclogenesi. Secondo l’analisi sinottica del Met-Office (il prestigioso ufficio meteorologico britannico) il profondissimo ciclone extratropicale, tra la nottata e la prima mattinata odierna, avrebbe toccato un minimo assoluto di ben 943 hpa, centrato poco a nord delle coste islandesi, tanto che in alcune stazioni dell‘isola i barometri sono temporaneamente scesi al di sotto dei 950-949 hpa. I 943 hpa, finora, rappresentano il valore più basso mai toccato da una tempesta extratropicale in questo inizio 2012.

Il minimo barico da 943 hpa poco a nord dell'Islanda

Tale record però rischia di essere facilmente battuto con l’avvento dell’inverno australe, quando lungo i mari sub-antartici si genereranno i profondissimi cicloni dell’emisfero meridionale che si muovono molto rapidamente in seno alle potenti “Westerlies” che ruotano attorno le coste dell’Antartide (l‘assenza di terre emerse le rende ancora più violente rispetto ai venti occidentali che si vedono lungo l‘emisfero boreale). Muovendosi progressivamente verso nord-est e usufruendo dell’interazione fra il “Jet Stream sub-tropicale”, risalente direttamente dall’area caraibica, e il “Polar Jet”, in discesa dall’artico canadese, la potente area ciclonica ha trovato gli ingredienti ideali per approfondirsi ulteriormente e strutturarsi alle varie quote. Un altro elemento, indispensabile al suo rapido rinvigorimento, è stato il costante supporto di un enorme blocco di aria molto gelida, d’estrazione artica, che dai Territori del Nord-ovest (artico canadese) e dalla baia di Baffin si è tuffata sullo stretto di Davis, complice la presenza di una cellula anticiclonica di oltre i 1020 hpa fra la baia di Hudson e lo stretto di Davis, invadendo anche il settore occidentale del Plateau groenlandese, dove sono giunte isoterme sui -24° -25° alla quota di 850 hpa che hanno determinato anche un brusco raffreddamento, con deboli nevicate che a causa dei venti violenti hanno assunto carattere di bufera sulle coste meridionali della Groenlandia.

Una parte dell’aria fredda, sotto la spinta degli impetuosi venti da Ovest e O-NO che hanno raggiunto pure i 180-190 km/h in mezzo all’oceano, nel tratto a sud dell’Islanda, dalla Groenlandia meridionale si è versata sul nord Atlantico. L’aria gelida, di origini artiche, a contatto con la più mite superficie oceanica, si è notevolmente scaldata negli strati più bassi, favorendo una sensibile accentuazione del “gradiente termico verticale” (forti differenze di temperatura in seno alla colonna d’aria) che ha causato il conseguente innesco di intensi moti convettivi (correnti ascensionali), con lo sviluppo e la formazione di grossi annuvolamenti a sviluppo verticale (Cumuli, Cumulonembi) carichi di rovesci di pioggia, neve e grandine. La nuvolosità cumuliforme, tipica nelle avvezioni d’aria gelida che dalla Groenlandia si spingono sull’oceano, in queste ore viene ben evidenziate dalle moviole satellitari da quella distesa di “ciottoli” e “nubi puntiformi” che dall’Islanda si muovono verso il Regno Unito, apportando dei rovesci sparsi, in genere di pioggia e grandine, fra Irlanda, Scozia, Galles e nord dell’Inghilterra. Alcuni di questi addensamenti cumuliformi, soprattutto quelli che precedono la discesa dei nuclei di aria fredda dalla Groenlandia meridionale, sono talmente ben sviluppati, in verticale, da riuscire a produrre persino delle fulminazioni con forti rovesci di grandine e pioggia, come quelli osservati nella Scozia sud-occidentale e attorno la regione del Cumberland, sovente interessata da abbondanti precipitazioni con gli intensi flussi umidi da O-SO.

Nave nel bel mezzo di una forte tempesta oceanica

Forti mareggiate, con ondate alte fino a 13-14 metri, raggiungeranno nelle prossime ore le coste nord-occidentali irlandesi, le Far Oer, le isole Ebridi, le Shetland e le Orcadi

Le furiose tempeste e gli uragani, con picchi di raffica fino a 180-190 km/h, che nelle scorse ore hanno battuto gran parte dell’Atlantico settentrionale, dalle coste meridionali groenladesi (in particolare l’area di Capo Farvel) fino al sud dell’Islanda e al tratto di mare ad ovest delle Far Oer, spirando con molta forza da Ovest e O-NO per diverse centinaia di miglia, hanno reso l’oceano tempestoso (forza 9 sulla scala Douglas), generando onde alte più di 10-12 metri che si stanno spingendo molto rapidamente verso est, estendendosi in direzione delle isole Far Oer, toccando pure le coste nord-occidentali irlandesi e occidentali scozzesi, in particolare le scogliere occidentali delle isole Ebridi, le Shetland e le Orcadi, che dalle prossime ore verranno flagellate da violente mareggiate, con ondate spettacolari che supereranno pure i 10 metri di altezza. Onde molto alte investiranno anche la piccola isola di Flannan e St. Kilda, particolarmente esposte alle grandi tempeste oceaniche.

Addirittura, nelle tempeste di vento più violente, concentrate nel vasto tratto di oceano compreso fra le coste meridionali islandesi e l’Irlanda del Nord, in particolare l’Ulster, si sono formate ondate veramente gigantesche, che hanno raggiunto e superato anche i 13-14 metri, visto anche l’ampio “Fetch” (lo spazio di mare su cui soffia il vento) che ha contribuito allo sviluppo delle grandi ondate. Persino le navi della Royal Marine, il corpo della Marina Militare Britannica, sono state allertate in previsione dell’arrivo della tempesta. Malgrado il progressivo indebolimento dei venti, che spireranno sempre forti o molto forti, tra O-SO e SO, in buona parte dell’Atlantico settentrionale, le forti mareggiate continueranno a colpire le coste nord-occidentali irlandesi, le isole Ebridi, le Shetland e le Far Oer anche nella giornata di domani, con ondate alte fino a 9-10 metri che andranno a infrangersi rumorosamente lungo le alte scogliere che caratterizzano l’Irlanda occidentale e gli arcipelaghi a largo delle coste scozzesi. Domani forti mareggiate, generate dai forti venti da O-SO e SO, flagelleranno anche le coste meridionali dell’Islanda, in particolare l’estrema sezione sud-occidentale, dove giungeranno frangenti alti fino a 8-10 metri, costringendo i pescatori islandesi a non prendere il largo. Le mareggiate, portate dai forti venti da SO e O-SO, proseguiranno anche fino alla giornata di venerdi e sabato, data l’insistenza di una ampia circolazione ciclonica che dalla Groenlandia si estenderà alla penisola Scandinava, contrapponendosi ad un robusto anticlone delle Azzorre, con massimi superiori ai 1035-1037 hpa, che si allargherà con i propri elementi fino alla Spagna e alla Francia, creando cosi un fitto “gradiente barico” su gran parte dell’Atlantico settentrionale.