Lo “Shamal”, il caldo e impetuoso vento da nord-ovest che produce le temibili tempeste di sabbia sui deserti del Medio Oriente

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Lo “Shamal” è un vento caldo e secco, da nord-ovest, che spira di frequente tra l’Arabia Saudita, l’Iraq, il Kuwait e i paesi che si affacciano lungo l’area del golfo Persico. Spesso spira abbastanza impetuoso durante le ore centrali della giornata, tra la tarda mattinata e il primo pomeriggio, e può persistere per intere settimane mantenendo una intensità costante, anche se durante le ore notturne e al primo mattino tende a calare di intensità, una caratteristica tipica dei venti termici che sferzano le aride regioni desertiche della penisola arabica. Lo “Shamal” può attivarsi in qualsiasi periodo dell’anno, in particolare fra la stagione primaverile e l’estate, quando si realizzano le condizioni bariche adatte nella regione medio-orientale. Quando soffia molto intenso il forte vento, proveniente da nord-ovest, raccoglie enormi quantità di polvere e sabbia dai deserti interni di Siria e Giordania, creando dei veri e propri muri di sabbia, alti anche più di 1000-1500 metri, che vanno ad offuscare i cieli dell’Iraq e del vicino Kuwait per intere giornate.

Di solito i venti di “Shamal” si sviluppano dopo che intense correnti nord-occidentali dalle montagne della Turchia orientale e dell’Iraq settentrionale si incanalano verso le alte pianure desertiche dell’Arabia Saudita, il sud dell’Iraq e il Kuwait. Gli episodi di “Shamal” più forti si verificano tra la primavera e l’inizio della stagione estiva, quando la penisola Arabica e gli stati del golfo vengono colpiti da potenti tempeste di polvere e di sabbia che cagionano enormi disagi nei trasporti e alle popolazioni locali. Questo vento può presentarsi violento e improvviso, accompagnando tempeste di sabbia e temporali e forti rovesci di pioggia (nei casi più estremi anche brevi grandinate), anche fra il tardo autunno, l’inverno e soprattutto in primavera. Nel periodo invernale può capitare che il “Polar Jet” dalle latitudini artiche si sposta verso sud fino a sconfinare ai limiti settentrionali dell’area tropicale. Qui la “corrente polare” tende ad interagire con la forte “Corrente a getto sub-tropicale” che risale da sud-ovest a nord-est nella medio-alta troposfera.

La situazione sinottica che attiva il vento di "Shamal"

L’interazione fra le due differenti “correnti a getto” favorisce la nascita di intensi ed estesi fronti freddi che sconfinano sui territori desertici, tra Siria, Giordania, Arabia Saudita, Iraq e Kuwait, apportando rovesci di pioggia e forti temporali, e in rade occasioni pure potenti “linee di groppo” (Squall line) che originano grandinate e fenomeni precipitativi molto intensi. A seguito del transito di questi fronti freddi, che dall’Iraq e nord dell’Arabia Saudita si allontanano verso l’Iran e il golfo Persico, si attivano i forti e secchi venti di “Shamal” che possono soffiare con punte superiori ai 70-80 km/h, sollevando nella libera atmosfera immense nuvole di polvere che vanno a coprire i cieli dell’Iraq, Kuwait e Arabia Saudita per più giorni. Inoltre in inverno lo “Shamal” è associato al rafforzamento di una estesa area di alta pressione su tutta la penisola arabica, a seguito del passaggio di un fronte freddo con seguito masse d’aria più fresche da N-NO. L’aria fresca che affonda sopra l’entroterra desertico dell’Arabia Saudita genera un aumento della pressione atmosferica, rinvigorendo la preesistente cellula anticiclonica sub-tropicale che domina per gran parte dell’anno sulla penisola Arabica. Mentre sull’Arabia Saudita si intensifica l’alta pressione sub-tropicale, ad est del golfo Persico o sul vicino Iran meridionale deve insistere una circolazione depressionaria, con un minimo barico nei bassi strati ben identificabile che attira i forti venti nord-occidentali verso l’Iraq e il golfo Persico.

Quando si crea tale configurazione, a causa del fitto gradiente barico (differenza di pressione) fra Arabia Saudita e golfo Persico, lo “Shamal” può spirare a carattere burrascoso per più di 3-4 giorni estendendosi fino alle coste degli Emirati Arabi Uniti, allo stretto di Hormuz e al golfo dell’Oman, con raffiche molto forti e mareggiate, in grado di infastidire la navigazione marittima su tutto il golfo. In estate può capitare che un fronte freddo, legato ad una vecchia area depressionaria in spostamento sull’Europa orientale, con a seguito masse d’aria molto fresche, passi sopra l’entroterra montuoso della Turchia e del Kurdistan generando forti temporali (ulteriormente esaltati dalla “termoconvenzione” diurna). Una parte di questa aria fresca spesso riesce a scivolare dai rilievi del Kurdistan iracheno per versarsi sull’Iraq e sul nord dell’Arabia, contrastando con l’aria “rovente” che staziona sopra le superfici desertiche di questi stati. I forti contrasti termici portati dai venti da nord-ovest sviluppano grosse tempeste di sabbia che alle volte riescono a spostarsi fino all’Iran e agli stati del golfo Persico, rendendo il clima ancora più soffocante e opprimente.

Durante i più forti episodi di “Shamal” molti aeroporti internazionali dell’Asia sud-occidentale e della penisola Arabica sono costretti a interrompere il traffico aereo, annullando centinaia e centinaia di voli a causa delle violente tempeste di sabbia che riducono la visibilità orizzontale a pochi metri. Anche durante la guerra in Iraq le tempeste di sabbia che hanno accompagnato i venti di “Shamal” hanno creato non pochi problemi alle truppe statunitensi. Nella primavera del 2003, durante l’invasione dell’Iraq, una violentissima tempesta di sabbia, con folate da nord-nord/ovest fino a 90-100 km/h, ha letteralmente lacerato un accampamento di Marines americani creando ingentissimi danni alle strutture. Fra gli eventi più violenti degli ultimi anni ricordiamo l’impressionante tempesta di polvere che l’8 Agosto del 2005 copri Baghdad e le altre principali città dell’Iraq, oscurando il cielo in pieno giorno, con conseguente chiusura di quasi tutti i negozi e attività pubbliche. Nello Yarmuk Hospital di Baghdad quel giorno furono curate oltre un migliaio di persone che accusavano difficoltà respiratorie per le ingenti quantità di polveri ingerite.

Il traffico aereo fu interrotto per un paio di giorni sopra lo spazio aereo iracheno, persino i caccia dell’aviazione statunitense furono costretti a sostare nelle basi. Un altro “tremendo” episodio di “Shamal” si è consumato fra il 1 e il 4 Febbraio del 2008 quando furiosi venti da nord-ovest, attivati a seguito del transito di un fronte freddo sull’Iraq, alzarono una immensa tempesta di sabbia che dai deserti della penisola araba e dell’Iraq fu convogliata lungo i paesi del golfo Persico fino al mar Arabico. Nei giorni successivi il fronte della grande tempesta di sabbia, prodotta dai forti venti di nord-ovest, si trasferì fra le coste meridionali pakistane e gli stati dell’India nord-occidentale, fra Kutch e Kathiavar. Parte dei granelli di polvere e pulviscolo desertico riuscirono ad arrivare sino a Mumbai (ex Bombay) e alle coste dell’India occidentale, prima di diradarsi definitivamente.Ultimamente lo “Shamal” è stato il principale responsabile delle tempeste di polvere che per più giorni, da fine Marzo a inizio Aprile, hanno spazzato l’Iraq, il Kuwait e l’estremo nord dell’Arabia Saudita, provocando ingenti disagi nei trasporti aerei e stradali. Anche nelle prossime settimane, nel pieno della stagione primaverile, lo “Shamal” continuerà ad essere il vento dominante nell’area medio-orientale, in particolare tra Iraq e nord dell’Arabia Saudita, determinando nuove tempeste di sabbia e di polvere pronte a sconfinare fino al golfo Persico e all‘area iraniana.