
Come accennato in alcuni articoli precedenti il progressivo raffreddamento di una vasta area del Plateau antartico, con i primi -70° stagionali raggiunti nella stazione automatica di Dome, sta favorendo una notevole intensificazione delle “Westerlies”, gli impetuosi venti occidentali che scorrono ininterrottamente attorno i mari antartici, sotto la spinta dei profondi cicloni extratropicali australi, generando grandi tempeste oceaniche con onde che possono raggiungere i 13-14 metri. Segno che l’autunno australe sta per entrare nel vivo (mentre nell’emisfero boreale scoppia la primavera) e con esso le prime avvezioni fredde, di origine antartica, stanno per raggiungere le terre emerse dell’emisfero sud. Ciò contribuirà a rendere l’evoluzione meteo/climatica ancora più dinamica in tutto l’emisfero australe. Difatti, nelle ultime 24 ore, un profondissimo ciclone extratropicale, con un minimo barico al suolo sceso al di sotto dei 940 hpa, si è sviluppato sul settore più orientale dell’oceano Indiano meridionale, nel tratto compreso fra le coste antartiche e l’ampia porzione di oceano a sud dell’Australia.

Le masse d’aria gelida che sono state aspirate dalla profondissimo depressione australe, con furiose tempeste da SO e O-SO che dalle coste antartiche si sono spinte in mezzo all’oceano Indiano meridionale, hanno alimentato la circolazione ciclonica che ha assunto dimensioni notevoli, attivando venti piuttosto violenti che sono stati ulteriormente esaltati dal notevolissimo “gradiente barico” (forti differenze di pressione) che si è venuto a generare fra l’oceano e le antistanti coste antartiche, con una lunga distesa di isobare tutte intrecciate fra loro. Visto il particolare posizionamento del profondissimo ciclone extratropicale in mezzo all‘oceano Indiano meridionale, sceso al di sotto dei 940 hpa (quindi abbastanza intenso), i picchi di massimo “gradiente” si sono concentrati proprio lungo le coste antartiche di Budd, di Sabrina e di Banzare, dove le strette isobare della profonda circolazione ciclonica si sono ammassate sopra i bordi del robusto anticiclone termico presente all’interno del Plateau dell’Antartide (dove vi staziona aria molto gelida e pesante per l‘effetto Albedo), con massimi barici di oltre i 1040-1045 hpa, mentre nella parte centrali, dove le temperature scendono sotto i -60°, i valori superano abbondantemente i 1050-1055 hpa.
Il notevolissimo infittimento di isobare ha cosi generato dei venti molto violenti dai quadranti orientali (in genere da E-SE), con intensità di uragano, che hanno letteralmente spazzato le coste antartiche affacciate all’oceano Indiano meridionale e al mare d’Urville, con raffiche hanno superato anche i 150-160 km/h. In molti tratti, soprattutto lungo la costa di Budd, la costa di Sabrina e di Banzare, i fortissimi venti orientali hanno assunto caratteristiche “Catabatiche”, spirando con raffiche violente e turbolenti dal Plateau ghiacciato interno verso le zone costiere, determinando estesi fenomeni di “Scaccianeve” e turbini di neve che hanno sensibilmente ridotto la visibilità orizzontale fino a pochi metri durante le fasi più estreme. Alcune stazioni automatiche nelle giornate di lunedi 2 Aprile e martedi 3 Aprile sono state interessate dal passaggio di forti tempeste, con venti d’intensità di uragano. Nella stazione della base di Manuela, ad esempio, il vento medio da E-SE ha soffiato in modo violento per gran parte della giornata di lunedi 2 Aprile, con una intensità media sostenuta compresa fra i 126 e i 165 km/h.

Addirittura, intorno le 03:00 PM il furioso vento da E-SE spirava con una intensità media di quasi 165 km/h con una temperatura dell’aria di circa -22°, mentre la pressione non è scesa sotto i 999 hpa. Le forti bufere di vento si sono poi spostate lungo le coste che si affacciano sul mare d’Urville interessando pure la locale base di Dumont d’Urville, dove nella giornata di ieri (martedi 3 Aprile) sono arrivati i forti venti da E-SE che hanno soffiato con una intensità media sostenuta di 98 km/h, con un picco di 113 km/h verso le 09:00 PM, il tutto con una temperatura dell’aria sui -10° -11° mentre la pressione è scesa sotto i 974 hpa. Qui i forti venti da E-SE sono stati accompagnati, specie in mattinata, pure da deboli nevicate e dall’immancabile “Scaccianeve” che ha generato drastiche riduzioni della visibilità orizzontale. Ma venti molto forti dai quadranti orientali sono stati registrati in altre stazioni automatiche poste lungo la costa antartica, come a King Sejong, dove l’impetuoso vento da Est, che spira con una intensità media di 81 km/h, sta sollevando dei refoli di neve che stanno riducendo la visibilità orizzontale a pochi metri. Le forti tempeste, annesse alla profonda circolazione depressionaria australe, in queste ore stanno investendo il mare d’Urville e il settore più meridionale dell’oceano Indiano del sud, con venti molto forti che soffiano fino a 120-140 km/h, sollevando delle grandi ondate che superano gli 10 metri di altezza in mare aperto. Nelle prossime 24 ore le tempeste, seguendo lo spostamento del profondo ciclone extratropicale, continueranno a muoversi verso est, dirigendosi verso le isole di Balleny fino al Pacifico più meridionale, dove i fortunali andranno gradualmente ad indebolirsi, anche se verranno accompagnati da venti ancora molto forti che solleveranno onde alte più di 8-10 metri davanti le coste antartiche. Non è escluso che i forti venti di tempesta, passando sopra il mar di Ross, potrebbero portare alla deriva diversi Iceberg



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