In uno scenario preoccupante per la ricostruzione e il rilancio economico, fermi al palo, a tre anni dal terremoto una delle pochissime istituzioni che funziona e’ quella della macchina della Giustizia, con la Procura dell’Aquila e i giudici di primo grado che – come spiega oggi l’Ansa – hanno proceduto speditamente sia nell’ambito della maxi inchiesta sui crolli del terremoto che causarono 309 morti, sia nella lotta alle infiltrazioni mafiose nella ricostruzione. I pm aquilani coordinati dal procuratore capo, Alfredo Rossini, hanno definito la maggior parte delle inchieste, tanto che i filoni piu’ importanti sono arrivati al processo di primo grado. Sono stati aperti 215 fascicoli: i piu’ significativi, per il numero di morti, sono una quindicina. In questo senso ”la madre di tutti i procedimenti” e’ il processo alla commissione Grandi Rischi che vede alla sbarra sette persone, tra cui vertici della Protezione civile nazionale e dell’istituto nazionale di geofisica e Vulcanologia (Ingv) che parteciparono all’Aquila alla riunione del 31 marzo 2009, cinque giorni prima del sisma, al termine della quale – secondo l’accusa – furono lanciati messaggi rassicuranti che non fecero attivare da parte dei cittadini precauzioni tradizionali, come quella di uscire di casa dopo una forte scossa, che avrebbero potuto salvare vite umane. Il ritmo delle udienze e’ serrato e l’epilogo potrebbe esserci entro l’estate. La novita’ e’ il coinvolgimento dell’ex capo della Protezione civile nazionale, Guido Bertolaso, finito sotto inchiesta sulla base di una telefonata rassicurante all’ex assessore regionale alla Protezione civile Daniela Stati. Bertolaso che come testimone nello scorso febbraio ha risposto alle domande di giudici, pm e avvocati per oltre otto ore, potrebbe essere imputato in un processo parallelo. L’altra inchiesta-simbolo, quella sul crollo della Casa dello studente, e’ ancora in fase di udienza preliminare, per via della delicatezza e complessita’ delle perizie. ”Siamo soddisfatti dei risultati ottenuti – spiega il procuratore Rossini -: dopo tanto lavoro di indagine abbiamo portato davanti ai giudici del tribunale la maggior parte delle ipotesi di reato legate ai crolli del terremoto. Ora sara’ il Tribunale a dover valutare la situazione e decidere se condannare o assolvere. Al di la’ della nostra soddisfazione, a tre anni dalla tragedia voglio sottolineare che il nostro lavoro era oltremodo doveroso, essendo legato a vicende molto tristi che attengono alla vita dei cittadini con tante famiglie che hanno perso i propri cari in situazioni drammatiche. Sono convinto che abbiamo dato ai parenti della vittime un piccolo sollievo nell’individuare i presunti responsabili dei crolli. Certo, nessuno potra’ ridare ai familiari le persone scomparse, ma la garanzia di giustizia ha comunque un valore importante”. Per la Procura entra nel vivo anche un’altra sfida: il contrasto alle infiltrazioni della malavita organizzata in quello che e’ considerato il cantiere piu’ grande d’Europa, un’attivita’ che nei prossimi mesi sara’ intensificata perche’, dopo tante incertezze, sta per partire la cosiddetta ricostruzione pesante, cioe’ quella delle case piu’ danneggiate. Un’inchiesta ha gia’ portato all’arresto di quattro persone, tra cui un giovane imprenditore aquilano, che avrebbero tentato di introdurre la ‘ndrangheta negli appalti per la ricostruzione, ma ”sulle infiltrazioni – avverte Rossini – la guardia non deve essere abbassata mai; sappiamo che il pericolo e’ sempre dietro l’angolo, ma siamo anche consapevoli di riuscire a fronteggiarla. Le inchieste che abbiamo portato a termine lo dimostrano”.
Terremoto L’Aquila: le inchieste procedono spedite


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